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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Tinto Brass parla della sua "reclusione" e del nuovo film

Sotto al glicine fiorito, Tinto Brass, 93 anni, sorseggia una limonata che gli ha appena preparato il fido Ronny, il collaboratore domestico filippino. Ma con le dita dell’altra mano, fedele a uno dei suoi più antichi vizi, il fumo, il grande regista tiene acceso un sigaro a forma di siluro, ormai giunto a metà, che in teoria non dovrebbe fumare, dopo l’emorragia cerebrale del 18 aprile 2010. Però è inutile che la sua seconda moglie, Caterina Varzi, psicoanalista, ex avvocata e attrice, sposata nel 2017 e seduta in giardino accanto a lui, glielo ricordi: «Lei è simpaticissima, ma non le obbedisco mai», conferma ridendo il maestro del cinema erotico italiano (La Chiave, Miranda, Paprika, Capriccio, solo per citare qualche titolo).
Siamo qui perché dal 9 gennaio scorso, fino a ieri sera, i 157 abitanti del borgo di Isola Farnese, compresi i coniugi Brass, hanno vissuto intrappolati nelle loro case sospese su una rupe di tufo, vicino alla via Cassia, per colpa di due frane che avevano determinato la chiusura della strada che porta al centro abitato. Da allora lo si poteva raggiungere solo salendo 141 ripidissimi gradini che per gli anziani del villaggio volevano dire una cosa sola: lockdown. Così è nato un comitato, guidato dal geometra Francesco Rafaelli e, dopo una lunga lotta, ecco che il Comune di Roma ieri sera alle 20 ha riaperto parzialmente la strada, perché la frana ora è sotto controllo. E i cittadini hanno fatto festa.
È contento, Brass?
«Finalmente libero, una bella notizia per tutti, ma è stata una battaglia e Caterina l’ha combattuta in prima linea». Il grande regista parla lentamente, facendo grandi sforzi, così la sua seconda moglie l’aiuta spesso a completare le frasi.
Per colpa delle frane aveva dovuto limitare le visite mediche, vero?
«Dal cardiologo all’urologo, dal neurologo al dentista, non ho visto più nessuno»
In questa casa lei ci vive da mezzo secolo: quando c’era la sua prima moglie, Carla Cipriani, detta «Tinta», morta nel 2006, la chiamavate per gioco «la repubblica del cascinone» perché qui davvero c’è passato il mondo. Dopo la frana, Brass, non ha pensato di lasciarla?
«Mai! Qui mi amano tutti e poi con questo silenzio riesco ad esprimere la mia creatività. Anche da prigioniero delle frane mi è rimasta la voglia di fare un film».
Titolo?
«Vertigini».
Trama?
«Parla di un professore di storia veneta, giusto Caterina?».
Sì, Tinto – interviene la moglie, soccorrevole, 30 anni meno di lui – il professore si chiama Alvise. E s’invaghisce della nuora Terry, a cui chiede di poter morire facendo l’amore con lei per l’ultima volta.
Per caso, ha già pensato alle attrici?
«Caterina farebbe la parte della moglie di Alvise. Per la nuora, forse Anna Ammirati, perché no?».
La frana. Brass, non ha travolto la sua fantasia.
«No. Insieme a lei – il regista indica di nuovo Caterina – abbiamo in programma anche di fare un libro».
Già. Si dovrebbe intitolare Dna: la storia di T. e parla di un onanista compulsivo. Caterina Varzi racconta di aver tratto il materiale dall’archivio sterminato del marito, in particolare leggendo alcune cose di vita vissuta in gioventù nel manicomio veneziano di San Servolo.
Ma che vita conduce, maestro, nel suo buen retiro alle porte di Roma?
«Come in caserma, mi sveglio alle 7.30, pranzo leggero a mezzogiorno, riposino, poi cena veloce alle 19.30 e via a letto. Dormo tanto, lo sa? E di giorno vedo molta televisione, mi piace lo sport perché io da giovane facevo canottaggio. E film soprattutto».
A proposito: che pensa del cinema di oggi?
«Ombre infantili».
Nomi?
Lasciamo perdere, chiude il discorso Caterina.
Ma quanti sigari fuma al giorno, Brass?
«Due». La moglie però fa capire che bluffa, perché l’intervista la potrebbe leggere il medico di fiducia.
Ed ha appetito?
«Mangio gelato al cioccolato a pranzo e a cena ma solo se lo prende anche lei...», sorride complice alla Varzi.
La battaglia contro la frana, però, continuerà. La moglie di Brass sta valutando se presentare comunque un esposto in Procura e alla Corte dei Conti per accertare le responsabilità legate al milione di euro, fondi pubblici, stanziato per il dissesto idrogeologico della zona. Com’è stato speso?
Ma l’intervista è finita, il maestro adesso deve andare a riposare. Caterina, però, vuole aggiungere una cosa e ha a che fare con la voglia di scherzare di Tinto, per nulla scalfita dall’età: «Mi dispiace se muoio perché rimani sola, mi dice lui a volte. Poi però mi guarda, finto commosso, e aggiunge: Ma non mi preoccupo, tanto lo so che una donna bella come te sola non ci rimane».