Corriere della Sera, 18 aprile 2026
In Bulgaria favorito Radev, euroscettico e filorusso
Gli occhi dell’Europa sono puntati ora sulla Bulgaria dove potrebbe imporsi un nuovo Orbán. Il Paese di neanche 7 milioni di abitanti affacciato sul Mar Nero, fresco di ingresso nell’eurozona, domani torna alle urne per l’ottava volta in cinque anni. E favorito è il 62enne Rumen Radev, l’ex pilota da caccia e comandante dell’aeronautica che si è dimesso a gennaio da capo di Stato per candidarsi alla guida del governo. La sua coalizione «Bulgaria Progressista» – in realtà erede della vecchia formazione comunista – potrebbe ottenere oltre il 30% dei voti, staccando di 10 punti il suo principale rivale, l’«eterno» Boyko Borissov, il veterano leader del partito di centrodestra Gerb che guarda a Mosca. Proprio la sua caduta nel 2021, quando fu travolto dall’ennesimo scandalo di corruzione dopo tre mandati consecutivi, ha aperto a Sofia un periodo di instabilità che neanche il recente ritorno al potere di Gerb è riuscito a chiudere: l’alleato di Borissov è stato costretto a dimettersi da premier a dicembre dalle imponenti proteste di piazza anti corruzione. Ora Radev è lanciato verso la vittoria forte di un programma anti corruzione in patria e per toni euroscettici e filorussi in politica estera. Durante la sua presidenza, Radev ha preso posizioni sulla guerra in Ucraina che si sono discostate da quelle dei governi in carica durante il suo mandato: si è opposto agli aiuti a Kiev, si è scontrato in pubblico con Zelensky durante una visita a Sofia nel 2023, ha sempre chiesto di riaprire il dialogo con Mosca e ha cercato di bloccare con un referendum l’adozione dell’euro, ora additato da molti bulgari tra le cause del caro vita insieme al blocco di Hormuz. Per questo il partito dei liberali europeisti, promotori delle proteste di dicembre, è scivolato indietro nei consensi.