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 2026  aprile 18 Sabato calendario

Nelle ditte elencate dai russi silenzi e preoccupazione

I russi a volte sbagliano indirizzi e linea di business, ma ottengono lo scopo lo stesso. Ieri l’indirizzo email aziendale e la pagina Facebook dell’impresa dell’ingegner Stefano Marella, a Garbagnate Milanese, si sono arricchite di insulti di italiani oltraggiati da una presunta collaborazione con l’industria ucraina della difesa. Solo che – assicura l’ingegner Marella – dev’esserci un equivoco: lui non produce componenti di prodotti militari e dall’inizio della guerra totale nel 2022 ha smesso di lavorare sia con clienti ucraini che con quelli russi. Marella, milanese, 61 anni, gestisce con un socio e un unico dipendente una mini-azienda che progetta, fa costruire da terzi e poi assembla motori per aviazione civile leggera. «Pesano cento chili e costano dai 25 mila euro in su», dice l’ingegnere. «Non c’entrano niente con i piccoli droni che si utilizzano nella guerra in Ucraina». Ciò non ha impedito all’azienda di Marella di finire nell’elenco delle venti che il governo russo accusa di collaborare con l’industria militare di Kiev. Ora il suo indirizzo appare sul sito del ministero della Difesa russo, proprio per spingere qualcuno a mandare i messaggi intimidatori che Marella riceve da qualche giorno. Della sua impresa, la MvFly, i russi dicono che produce «motori a pistone» e questo basta ad agitare qualche leone da tastiera in Italia. «Vedo che sui social ci stanno chiamando imbecilli, assassini», dice l’ingegnere. Le sole a non essersi fatte sentire, lasciando del tutto tranquilla la micro-impresa di Garbagnate nel mirino di Mosca, sono le autorità italiane. Non una chiamata di un funzionario della Farnesina per avvertire dell’uscita del governo russo. Non una visita dalla Questura o dalla centrale dei carabinieri per offrire, se non protezione, almeno un po’ di rassicurazione.
Marella non si scompone per questo. Non sembra farlo neanche il vertice della Cmd Avio, altra azienda italiana entrata nell’elenco russo. Nel suo caso aiuta il fatto che da Mosca, comprensibilmente, abbiano sbagliato indirizzo: hanno situato quest’impresa da 220 dipendenti in via dell’Artigianato 12 a Venezia, ma lì c’è un’azienda di mobili; Cmd Avio sta da sempre a Caserta. Anche per loro nessuna telefonata dalla Farnesina, dal ministero dell’Interno, nessuna visita di una volante della polizia o dei carabinieri. Giusto per capire come va. Il personale non vuol essere citato, ma si professano tutti un po’ stupiti: producono sì sistemi di propulsione per aerei leggeri e velivoli autonomi, ma solo per clienti fuori dall’Europa.
Più riservate invece le altre due imprese italiane entrate nell’elenco russo. Una di queste è la Epa Power di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) e produce motori di ogni tipo: per barche sportive, per la Formula 1, auto da rally o per moto da corsa, ma anche per elicotteri o mezzi «ad ala fissa». Non è chiaro come sia arrivata l’intelligence russa, fornendo informazioni vere o solo presunte, al nome e all’indirizzo di questa impresa della famiglia Albertinazzi. Ma già solo averlo fatto dà l’idea dello sforzo di spionaggio delle strutture di Mosca in Italia. Stesso riserbo poi alla Ghilardoni Vittorio Srl di Mandello del Lario. Produce cilindri in alluminio a canna cromata per moto, fuoribordo o auto da corsa. E, palesemente, le sue persone non gradiscono il loro quarto d’ora di indebita celebrità.