Corriere della Sera, 18 aprile 2026
Mosca, minacce alle imprese europee
Sarà che la guerra in Ucraina non sta andando bene per Vladimir Putin, con il fronte ormai immobile e crescenti difficoltà di reclutamento. Sarà che il dittatore di Mosca ha perso il suo principale cavallo di Troia in Europa con la sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria domenica scorsa, quindi si avvicina lo sblocco di 90 miliardi di euro per l’Ucraina a Bruxelles. O sarà perché lo stesso Putin sta vivendo in queste settimane il più rapido calo nei sondaggi nei suoi 26 anni al potere, con le élite di Mosca esasperate dalle chiusure di Internet e gli oligarchi più facoltosi dalle nuove richieste di contributi «volontari» allo sforzo di guerra. Ma la Russia in questi giorni sterza e cambia i termini della sfida ancora una volta. Torna ad allargare la minaccia, almeno a parole, al resto d’Europa.
Lo fa su un doppio registro. In primo luogo una legge in approvazione alla Duma che conferisce un presunto «diritto» al Cremlino di attaccare i Paesi accusati di maltrattare le loro minoranze russe, con una chiara minaccia ai Baltici. Inoltre ora arrivano i primi tentativi di intimidazione diretti alle imprese europee che sostengono le filiere dell’industria bellica ucraina; incluse quelle italiane.
Tre giorni fa, su questa linea, il ministero della Difesa di Mosca ha avuto un’uscita senza precedenti. Sul suo sito è comparso un elenco di venti aziende europee accusate di essere parte integrante dell’apparato militare-industriale ucraino. Quattro hanno sede in Italia, tre in Germania, due in Gran Bretagna, due in Polonia, due in Turchia, due in Repubblica Ceca, poi sono rappresentate anche imprese con basi in Israele, Spagna, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia. Di tutte, il ministero della Difesa russo fornisce il nome e l’indirizzo (talvolta sbagliandolo). Su tutte, ha parole di fuoco. «Il 26 marzo la leadership di vari Paesi europei ha preso la decisione di aumentare la produzione e la fornitura di Uav (unmanned aerial vehicles, cioè droni, ndr) all’Ucraina per attacchi sul territorio russo», afferma il comunicato ufficiale di Mosca parlando di «imprese congiunte situate in Paesi europei».
Poi l’affondo: «Valutiamo questa decisione come un passo intenzionale che porta a una brusca escalation nel quadro politico-militare nell’intero continente europeo». E non solo questo, anche «in una strisciante trasformazione di questi Paesi (europei, ndr) nella retroguardia strategica dell’Ucraina». Di qui le solite minacce, alle quali Putin ha ormai abituato l’Europa da anni. Il ministero della Difesa parla di «conseguenze imprevedibili» e afferma che le «azioni dei leader europei stanno portando i loro Paesi sempre più in guerra con la Russia». Ne deriva l’argomento intimidatorio secondo cui il pubblico in Europa «dovrebbe conoscere gli indirizzi e le località» delle imprese che collaborano con le filiere ucraine dei droni.
A parte quelle italiane, tra tutte ne spicca una: la Destinus, ufficialmente con sede in Olanda, fondata nel 2021 e guidata dal fisico di origine russa Mikhail Kokorich. Kokorich, che ha rinunciato alla cittadinanza del suo Paese natale nel 2024, viene da un remoto villaggio siberiano ai confini con la Mongolia. Il talento e gli studi l’hanno portato fino a un diploma a Stanford e ora, a soli 49 anni, ha già fondato una serie di imprese innovative. Non a caso, l’elenco di Mosca cita un suo prodotto: il Ruta, un maxi-drone con un raggio di 500 chilometri, estremamente rapido e preciso, in grado di trasportare 450 chili di esplosivo a una frazione dei costi degli altri mezzi simili sul mercato mondiale.