Corriere della Sera, 18 aprile 2026
Il patto tra i leader europei: prima la tregua, poi le navi
Un pranzo a due tra i promotori dell’iniziativa, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer, e poi intorno alle 14 ecco gli altri due capi di governo attesi all’Eliseo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni: dopo le recenti tensioni con Macron, il suo arrivo in abito rosso sull’Alfa Romeo rossa dell’Ambasciata italiana non passa inosservato, come pure il grande calore con il quale Macron la accoglie sugli scalini del palazzo. La riunione per la libera navigazione nello Stretto di Hormuz è importante innanzitutto per contarsi, al di là dei risultati immediati: partecipano una cinquantina di Paesi e di organizzazioni internazionali, ci sono in videoconferenza un osservatore cinese, uno indiano, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – nessun americano —, ma soprattutto i quattro grandi d’Europa sono presenti di persona, compresa Giorgia Meloni che sembra ormai pronta più del cancelliere Merz a prendere atto del fossato atlantico che li separa dai «belligeranti» americani.
«Riaprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale», ha detto la premier Meloni al termine della conferenza, aggiungendo che l’Italia è disponibile, previa la necessaria autorizzazione del Parlamento, a mettere in campo navi per la missione (si pensa all’ipotesi di dragamine). «L’Italia farà la sua parte», ha assicurato la premier, ricordando anche la partecipazione italiana ad altre missioni, come Aspides nel Mar Rosso.
Meloni ha spiegato che gli alleati stanno preparando «una presenza navale internazionale a Hormuz quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva». Questo è l’elemento decisivo di tutta l’operazione: non si tratta di andare a sbloccare lo Stretto con la forza, né di sminare le acque senza l’accordo dell’Iran e degli Stati Uniti. Il punto, ricordato anche da Macron e Starmer, è facilitare la navigazione proteggendo le navi mercantili e se necessario aiutare a sminare le acque, ma solo una volta che i combattimenti siano cessati e nel quadro di un accordo globale.
Qui una sfumatura rispetto alla Germania: se l’Italia sottolinea la necessità di un coordinamento con gli Usa ma non si aspetta il coinvolgimento attivo di Washington, il cancelliere Merz definisce «auspicabile una partecipazione degli Stati Uniti» alla missione, perché «questa crisi non deve diventare una sorta di test di resistenza per le relazioni transatlantiche». Il problema però è che lo è già diventato, perché poco dopo Trump lancia un altro dei suoi duri messaggi contro gli alleati europei, scrivendo che «sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta». In sostanza Trump respinge immediatamente l’offerta europea di aiutare a ristabilire la navigazione nello Stretto, e proprio quando l’Iran annunciava invece di essere pronto a togliere il blocco. «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio», aggiunge sprezzante Trump.
Al di là della rabbia del presidente americano, come anche nel caso della coalizione dei Volenterosi per l’Ucraina questi incontri servono ai partecipanti per essere pronti a intervenire con missioni difensive e pacifiche qualora si raggiunga un cessate il fuoco stabile e formalizzato, ma hanno anche la funzione di avvicinare le posizioni dei partner per una collaborazione più ampia. Come spiega una fonte dell’Eliseo, «il moltiplicarsi dei negoziati per coalizioni e iniziative nasce anche dalla crisi delle istituzioni tradizionali del multilateralismo, come l’Onu e la Nato». Bisogna cercare nuove geometrie diplomatiche, che le fregate per lo stretto di Hormuz poi partano o meno.
«Il lavoro che stiamo facendo – ha detto Giorgia Meloni – non è mosso da un interesse di parte, ma da un interesse generale. L’obiettivo necessita di uno sforzo che coinvolge diversi ambiti, quello diplomatico, quello securitario, anche quello umanitario, se si pensa ai marittimi che sono bloccati nel Golfo e se si pensa alle nazioni che vengono impattate direttamente dalla crisi». In attesa che si chiarisca la situazione a Hormuz, Parigi, Londra, Berlino e Roma Italia si mostrano unite.