ilfattoquotidiano.it, 17 aprile 2026
I ritrovamenti archeologici nel cantiere della M4 a Milano
In superficie Milano è una città che vive, si muove, lavora. Sottoterra invece brulicano i resti di altre epoche, spettri emersi durante gli scavi per la linea 4 della metropolitana. Il cantiere ha scoperchiato i tesori di una città sommersa tra la basilica di Sant’Ambrogio e via San Vittore: resti umani sepolti con forme e riti diversi, cruciali per comprendere le culture di epoche passate. “Non sono reperti, sono persone. E dentro queste ossa scorre la vita quotidiana di una città che non si è mai fermata”, commenta il curatore della “città scheletrica” del laboratorio di Antropologia e Odontologia forense dell’Università Statale di Milano, Mirko Mattia, insieme alla responsabile del Museo universitario delle scienze antropologiche Debora Mazzarelli.
Il ritrovamento del corpo di uno scandinavo nella Milano del 300 dopo Cristo ne è la conferma. In quell’epoca la città lombarda era la capitale del Sacro romano impero e della cristianità – nel 313 Costantino firmò l’editto che permetteva la libertà di culto – e un luogo a cui approdae per popoli di ogni dove. Il nordico in questione ha tuttavia alcune caratteristiche che hanno acceso la curiosità degli studiosi. Il primo è il metodo di sepoltura: a differenza degli altri scheletri sepolti in terra nuda, la tomba era coperta da ben quattro mandibole di cavallo, animale simbolo di estrema ricchezza. Perché sacrificarne quattro in suo onore? Che ruolo importante poteva ricoprire? Un secondo dettaglio importante è il ritrovamento dello scheletro di una donna e di un bambino accanto a quello dell’uomo. Accertato dagli studiosi che non si trattava di parenti, tutto fa pensare a una comunità scandinava che si traferì a Milano e che venne accolta con tutti gli onori. E le tombe disposte ordinatamente nei pressi della basilica di Sant’Ambrogio, dove un tempo c’era la necropoli, è la prova che non si trattava di gente di poco conto.
Diverso è il caso per i mucchi di scheletri ammassati a San Vittore: si parla di circa 250 tombe del tardo Medioevo nella Milano degli Sforza. La fossa comune contiene resti di donne incinte, feti e scheletri “over 60”. Tra le tante ossa anche quelle di qualcuno che stringe delle monete d’oro dei Paesi Bassi: un dettaglio in contrasto con il resto degli scheletri – appartenenti a gente comune – e che fa pensare a una sepoltura in quel luogo a causa di una qualche malattia infettiva. “Un migliaio di individui, più di cinquecento tombe, che rivelano vita e storia di Milano e percorsi inattesi sulla violenza e la malattia del tempo. Il 90% dei resti di Sant’Ambrogio è già stato studiato, San Vittore è all’80%. Obiettivo: chiudere entro metà 2027”, commenta Cristina Cattaneo, medico forense.