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 2026  aprile 17 Venerdì calendario

Diciotto condanne per i disordini pro Cospito

Diciotto condanne hanno chiuso a Torino il processo per i disordini e i danni che si ebbero nel centro storico della città del marzo del 2023 durante un corteo di anarchici in solidarietà con Alfredo Cospito, che in quel periodo stava sostenendo uno sciopero della fame per protestare contro il regime di 41 bis cui era sottoposto in carcere.
Dieci immagini della guerriglia urbana che gli anarchici scatenarono a Torino nel marzo 2023 in solidarietà con Alfredo Cospito, che stava sostenendo lo sciopero della fame per protestare contro il regime di 41 bis cui era sottoposto in carcere. La città venne messa a ferro e fuoco, e per questo oggi sono state pronunciate 18 condanne a chiusura del processo per i danni in particolare nel centro storico.
Il verdetto
Le pene inflitte dal tribunale spaziano dai cinque anni e sei mesi di reclusione ai 18 mesi di arresto. Da quanto si ricava dalla lettura del dispositivo, i giudici hanno escluso il reato di devastazione ma hanno riconosciuto, come sosteneva la procura, il concorso degli imputati nella «minaccia a pubblico ufficiale», cosa che a giudizio della pubblica accusa di mostra come i danneggiamenti furono preorganizzati.

Tra le parti civili figurava il Comune di Torino, che ha ottenuto una provvisionale di 33 mila euro.
Le reazioni alla sentenza
«Devastazione nei fatti, ma non nella sentenza», commentano il vicepresidente vicario del gruppo di Forza Italia al Senato e vicesegretario del partito in Piemonte, Roberto Rosso, e il segretario cittadino a Torino, Marco Fontana. «Quel giorno – affermano i due azzurri – in centro città si scatenò il caos: bombe carta, vetrine e auto distrutte, cassonetti dati alle fiamme e scontri con la polizia. Un pomeriggio di rabbia e violenza che mise in ginocchio Torino e colpì duramente cittadini, commercianti e lavoratori. Se questa non è devastazione, cos’è? Ecco perché leggiamo con profondo stupore la sentenza sui disordini di Torino del marzo 2023: ridurre quanto accaduto a un semplice danneggiamento significa non rendere giustizia alla gravità dei fatti». Rosso e Fontana aggiungono: «Rispettiamo l’autonomia della magistratura e restiamo fermamente garantisti, ma non possiamo non rilevare come una simile interpretazione rischi di indebolire la percezione della legalità. Per evitare che simili episodi si ripetano, governo e Parlamento hanno lavorato per dotare lo Stato di strumenti più efficaci per prevenire e contrastare la violenza. In questa direzione va l’approvazione odierna, da parte del Senato, del Decreto Sicurezza».