repubblica.it, 17 aprile 2026
Scandalo nel mondo degli scacchi cinese
Altri tre gran maestri squalificati a vita per aver truccato delle partite. Il terremoto nel mondo degli scacchi cinesi continua. Ad essere colpiti sono stati ora Hong Zhi, Xie Jing e Xu Chao: titoli revocati e divieto permanente di partecipare a qualsiasi evento. Uno dei più grandi scandali di corruzione della storia dello Xiangqi (gli scacchi cinesi) dunque si allarga.
“Hong e gli altri si sono resi responsabili, in misura diversa, di compravendita di partite tramite corruzione, causando gravi danni allo sviluppo di questo sport”, afferma l’Associazione cinese dello Xiangqi. Oltre alle tre squalifiche a vita, il gran maestro Shen Peng è stato squalificato per otto anni, mentre il gran maestro Jiang Chuan è stato sospeso per cinque anni. A entrambi sono stati revocati i titoli.
A gennaio dello scorso anno erano stati invece banditi a vita dalle competizioni i gran maestri Zheng Weitong, medaglia d’oro ai Giochi asiatici del 2023, Zhao Xinxin, medaglia d’argento, e Wang Yang. I tre figuravano all’epoca tra i 41 giocatori sanzionati a vario livello dall’associazione dello Xiangqi (sport antichissimo e popolarissimo qui, che ha regole e pezzi diversi dalla versione occidentale) e andarono ad aggiungersi ai due ex campioni del mondo (Wang Tianyi e Wang Yuefei) già squalificati a vita nel settembre del 2024.
L’enorme scandalo era scoppiato nella primavera del 2023 dopo che alcune registrazioni telefoniche tra Wang Yuefei e un altro giocatore, Hao Jichao, erano finite sui social: conversazioni (sei file audio della durata totale di 12 minuti) nelle quali i due si mettevano d’accordo per truccare le partite. Registrazioni che hanno portato alla luce poi una diffusa pratica di brogli in questo sport. “Inizialmente circoscritta agli ambienti del settore, la polemica iniziò a suscitare maggiore attenzione solo dopo che il 17 ottobre del 2023 una figura di spicco come il gran maestro Liu Dahua accusò pubblicamente Guo Liping, fino all’agosto 2023 segretaria generale dell’Associazione cinese di Xiangqi, di proteggere fazioni corrotte e di utilizzare software per manipolare i risultati delle partite e la distribuzione dei premi”, come ricorda la rivista Caixin. “Il giorno seguente, il discepolo di Liu, il maestro Dang Fei, pubblicò sui social media una petizione chiedendo un’indagine approfondita”.
“Non nominare mai il suo nome al telefono! Ricorda!”, disse Wang Yuefei ad Hao durante una di quelle telefonate finite in Rete, “riferendosi ad un giocatore di alto livello che stavano pianificando di corrompere. Quel giocatore è stato confermato essere Wang Tianyi, il maestro di Xiangqi più titolato del Paese, che aveva vinto quattro titoli nazionali e tre mondiali e aveva dominato la classifica della Cina per oltre un decennio”, ricostruiva all’epoca la stampa statale cinese. Wang Tianyi – “il Magnus Carlsen dello Xiangqi” come è stato soprannominato – aveva partecipato a partite truccate “offrendo vantaggi agli avversari in cambio di vittorie per migliorare la sua classifica oppure accettando pagamenti per perdere deliberatamente le partite. Le presunte transazioni avrebbero superato gli 800mila yuan” (106mila euro).