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 2026  aprile 17 Venerdì calendario

Hegseth: linguaggio brutale, gaffe e toni messianici

Attacchi massicci contro l’Iran non autorizzati dal Congresso, crimini di guerra per il bombardamento di una scuola femminile con 160 ragazze morte, abusi di potere nel tentativo di punire e rimuovere ufficiali che ricordano ai soldati il diritto-dovere di non eseguire ordini illegali, ostruzione del Parlamento per il rifiuto di consegnare documenti e di testimoniare e per lo scandalo Signalgate con informazioni militari top secret rese pubbliche: è lungo l’elenco delle accuse sulle quali i democratici hanno basato la loro richiesta di impeachment di Pete Hegseth.
Il capo del Pentagono non rischia nulla in Congresso dove i democratici sono in minoranza, ma alcuni vedono comunque nella cosa un fosco presagio per l’ex conduttore della Fox trasformato da Trump in ministro della Difesa (e, ora, della Guerra). Questo perché gli altri due membri del governo finiti sotto richiesta di impeachment, le ministre della Giustizia e dell’Interno Pam Bondi e Kristi Noem, benché a suo tempo difese a spada tratta da Trump, sono state poi licenziate dal presidente.
Stesso destino per Hegseth? È improbabile, anche se più volte, davanti alle sue ripetute gaffe, aitanti eccessi, si era sparsa voce, anche alla Casa Bianca, di un’imminente sostituzione. Si pensava che Trump l’avesse scelto per la sua popolarità televisiva tra i conservatori, ma ora Hegseth è diventato un personaggio dirompente, con un impatto che va molto oltre la comunicazione: un ministro della Difesa che non solo ha cambiato nome al suo dicastero, ma usa un linguaggio brutale, minaccioso. Uno che presenta il potere militare degli Usa, la guerra, come una missione divina.
Hegseth è un personaggio con comportamenti senza precedenti nella storia americana moderna che sfida i limiti legali del suo ufficio: afferma che in guerra l’America deve ignorare gli obblighi della Convenzione di Ginevra e del diritto internazionale, deve avere «pietà zero». Sotto la sua guida il Pentagono, centro di pianificazione strategica e di comando militare laico, è diventato un luogo nel quale risuonano continuamente preghiere, salmi bellicosi, invocazioni a esercitare una «violenza schiacciante»: non una semplice minaccia bellica per spaventare il nemico, una missione religiosa da «nuovi crociati».
È, questo, probabilmente, l’aspetto che più piace a Trump: può manifestare la sua convinzione di essere titolare di un potere senza limiti decidendo da solo l’uso di una forza militare che non ha pari al mondo. E lo fa usando toni messianici, vestendo i panni di «messaggero del Signore», tanto da aver ripetuto nello Studio Ovale della Casa Bianca la scena dei collaboratori e dei predicatori che, riuniti intorno a lui, invocano a occhi chiusi l’aiuto di Dio anche per il presidente condottiero in guerra.
Così l’ultimo episodio già riferito da Corriere.it, anche con un video, quello di Hegseth che, nell’ennesima «preghiera» al Pentagono davanti a una platea di militari, dopo aver citato il versetto biblico Ezechiele 25:17, recita, in realtà, una sua versione caricaturale, volutamente grottesca, tratta dal film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, colpisce non per la presunta gaffe del ministro, ma per il suo opposto: la ricerca sempre e comunque delle espressioni più violente da ammantare di legittimità pseudoreligiosa, attacchi militari come fulmini di un giusto castigo divino.
Da tempo Hegseth ha istituito frequenti servizi di culto cristiani dentro il Pentagono, trasformando la sala riunioni in un luogo nei quale si discute indifferentemente di teologia e gittata dei missili. Riunioni nelle quali la tradizionale retorica della forza usata come deterrente per difendere la pace viene sostituita da quella della distruzione biblica. Preghiere nelle quali le invocazioni mariane sono sostituite da frasi come «ogni pallottola trovi il suo bersaglio» fino all’esternazione dell’altro giorno. 
Heghseth ha attribuito al commando che ha recuperato i piloti Usa abbattuti in Iran una preghiera nella quale si chiede l’aiuto divino in una missione nella quale «scaglierò grande vendetta e furiosa ira contro chi tenta di distruggere mio fratello» e si promette una «violenza d’azione schiacciante contro coloro che non meritano misericordia».
Hegseth ha usato le parole del killer Jules del film di Tarantino pensando che fossero quelle di Ezechiele? Il Pentagono nega e forse, tra tante smentite ridicole, questa va presa sul serio: il tentativo di usare personaggi biblici, lo stesso Gesù, trasformandoli in «supereroi» giustizieri,pronti a colpire senza pietà gli avversari dell’America, è in atto da tempo, ben oltre il Pentagono. 
La rete è piena di post e meme di questo tipo. E l’attacco di Trump al Papa che chiede la fine delle guerre, come anche l’invito del cattolico JD Vance a Leone XIV a «essere cauto quando parla di teologia» sembrano indicare che Hegseth non è una scheggia impazzita, ma solo un’avanguardia: la più esplicita.