Il Messaggero, 16 aprile 2026
La svolta green per navi e yacht
Forse sarebbe più urgente fermare le guerre. Intanto proviamo a fermare l’inquinamento del pianeta. Come? Seguendo strade diverse tra la terra e il mare, ovvero tra i trasporti stradali, con l’automotive che vive una sofferta transizione verso l’elettrico, legata alla scadenza del 2035, e la cantieristica navale, che procede sulla rotta della responsabilità, anche a prescindere da normative e scadenze.
L’Imo (l’Organizzazione marittima internazionale dell’Onu) ha calcolato infatti che la nautica da diporto incide in misura ridotta sulle emissioni globali di CO: si stima che ci si fermi a valori tra lo 0,006% e lo 0,01% del totale mondiale, dunque una frazione minima rispetto al 3% circa delle emissioni totali del trasporto marittimo complessivo. Ciò premesso, per incentivare la transizione sono in vigore, dal gennaio del 2023, misure di verifica che classificano le navi in base all’efficienza energetica, obbligando di fatto a miglioramenti continui.
FARI SUL MEDITERRANEO
È stata introdotta la Global Carbon Tax, in pratica una tassa sulla CO, che dovrebbe entrare in vigore nel 2028, e nei piani avviati figura anche l’istituzione delle ECA (Emission Control Areas), aree speciali Mediterraneo compreso dove sono previsti controlli più severi per la riduzione di ossidi di zolfo (SOx), azoto (NOx) e particolato. Di tutto questo s’è parlato di recente in un convegno svoltosi a Milano, in occasione del Seadeck, dove Lorenzo Pollicardo (uno dei massimi esperti della materia, consulente di cantieri e istituti navali italiani e stranieri) ha osservato, davanti a una platea di addetti ai lavori, come i produttori associati in Sybass (Superyacht Builders Association) si siano presentati all’Imo con un documento che in pratica conferma come l’industria sia già pronta a rispettare le norme sulle emissioni che riguarderanno il settore marittimo, ma a patto che siano ragionevolmente applicabili nella nautica da diporto.
«Questa distinzione è stato osservato è necessaria, dal momento che uno yacht consuma il 90% dell’energia per i servizi di bordo e solo il 10% per la propulsione, mentre per una nave da carico è esattamente il contrario». Per le navi commerciali, destinate al trasporto di materiali o di persone, la normativa ha di fatto già da tempo obbligato le compagnie di navigazione ad aggiornare le flotte.
LE ROTTE DELLA DECARBONIZZAZIONE
Ma sulla via della decarbonizzazione non esistono soluzioni valide per ogni tipo di nave e di rotta. Secondo gli esperti del settore un domani potrebbe diventare elettrico il traghetto che copre la rotta Napoli-Ischia (18 miglia), non una nave oceanica. «Per le distanze maggiori spiega l’ingegnere Andrea D’Ambra, responsabile dell’Ufficio Innovation di Grimaldi Lines, compagnia leader nel settore dei trasporti via mare si punta a carburanti alternativi come il metanolo e l’ammoniaca, in attesa di arrivare, non prima del 2040/2050, a piccoli reattori nucleari». Già oggi, comunque, esistono esempi concreti, e virtuosi, di navi “pulite”, costruite in Cina su commessa italiana, come la stupefacente Eco-Valencia di Grimaldi Lines, che copre distanze oceaniche trasportando auto e camion e abbattendo le emissioni del 50% rispetto alle navi di precedente generazione. Come? Utilizzando i suoi 5 MWh di batterie e l’"invisibile” ma efficientissimo sistema di Air Lubrication, tecnologia che riduce l’attrito tra lo scafo e l’acqua, creando un velo di bolle d’aria sul fondo della nave.
Nel campo del diporto, pur in assenza di obblighi e scadenze impellenti, l’impegno sul fronte dell’ecocompatibilità è comunque notevole. In alcuni casi sorprendente. Avanzano le nuove tecnologie, tra cui l’alimentazione a idrogeno/celle a combustibile, ammoniaca, metanolo verde, biocarburanti. E sono molte le start-up nate con l’obiettivo di contribuire alla soluzione dei problemi ambientali, in alcuni casi anche con l’apporto dell’intelligenza artificiale, che può giocare un ruolo importante nella riduzione delle emissioni nocive agendo sull’efficienza operativa, sull’ottimizzazione energetica e la manutenzione predittiva. IA a parte, sul fronte della decarbonizzazione i cantieri produttori di yacht e super yacht sono in prima linea, con soluzioni innovative. Non solo motori “puliti”, ibridi, elettrici o alimentati da carburanti alternativi come l’Hvo (Hydrogenated vegetable oil) sperimentato con successo su alcuni yacht di Azimut-Benetti, il cantiere leader del Made in Italy che ha investito, sin dal 2024, 150 milioni di euro su Ricerca&Sviluppo e già produce imbarcazioni ibride mirando a una svolta decisiva con il B.Neos, yacht ispirato alla vela che fa della tecnologia ibrida non un’opzione ma il cuore del progetto.
L’innovazione riguarda anche la sperimentazione su materiali sostenibili, leggeri e riciclabili come i biocompositi (fibra di lino) utilizzati anche da Ferretti, e l’adozione di piani di calpestio in sughero, ormai molto diffusi, o i vetri con protezione Uv, che riducono l’uso dell’aria condizionata. È stata inoltre incrementata la progettazione di carene più efficienti e trattate con vernici ecocompatibili, per ridurre la resistenza in acqua e incidere sui consumi.
CATAMARANI SPINTI DAL SOLE
Tra gli esempi più calzanti di navigazione virtuosa spiccano i catamarani solari, sempre più diffusi. Ma non solo. Ci sono cantieri assurti a simboli dell’ecocompatibilità, come Arcadia, che produce esclusivamente yacht dotati di pannelli solari, o come Amer, che utilizza materiali innovativi e riciclabili, e ha avviato partnership mirate alla ricerca sulla fibra di vetro. Tra i big del settore, Sanlorenzo sta perseguendo la strategia “Road to 2030”, per abbattere le emissioni, e entro questa scadenza varerà la prima imbarcazione carbon neutral. Intanto, come già Azimut-Benetti, collabora con i tedeschi di Man per produrre yacht con propulsione bi-fuel a metanolo verde.
Su questo fronte avanza anche Baglietto, che ha creato un dipartimento energia per gestire la transizione tecnologica verso motori a idrogeno e ha avviato il progetto BZero, mirato a consentire 24 ore di navigazione o 3 giorni all’ancora senza l’uso di generatori a gasolio. L’obiettivo dichiarato è applicare questa tecnologia su uno yacht entro il 2027.
Tutto ciò riguarda yacht e superyacht. Ma anche la piccola nautica, quella dei natanti entro i 10 metri, attraversa una fase di sviluppo mirato al rispetto ambientale, con la diffusione, lenta ma costante, anche di fuoribordo elettrici. Un settore, questo, ancora circoscritto a una nicchia di mercato, ma secondo gli analisti più accreditati destinato a crescere. Staremo a vedere.