Il Messaggero, 16 aprile 2026
Tommaso Ceccon parla del suo presente sportivo
Thomas Ceccon, il 2026 anno di?
«Parigi, campionati europei: è l’evento maggiore dell’annata».
Parigi, una città d’oro, Olimpiadi 2024
«Ormai sono passati due anni: ho resettato e mi sono resettato. Il post Olimpiadi è difficile: ti chiamano, ti cercano, giornate, meeting, rumore».
Però al ragazzo Thomas piace: campione sì, ma un po’ modello, un po’ sex symbol
«Certo che mi è piaciuto e mi piace: qualche volta è divertente uscire fuori e vivere e vedere qualcosa che non sia solo il nuoto».
A proposito di uscire fuori: nuotatori e nuotatrici di casa quest’anno hanno fatto una specie di diaspora andando ad allenarsi qua e là, l’Australia, l’America
«Hanno fatto bene, anch’io ho fatto un po’, un po’ e un po’, ho cambiato tre volte ma sempre allenandomi».
America o Australia?
«Io sono per l’Australia: a parte che là è estate quando qua è inverno, ma a me piace tanto il modo in cui fanno le cose. Certo, facevo la mia fatica, sa, casa è casa no? Forse quando stai via la cosa che ti manca di più è il cibo. Mi sa che questo lo dicono tutti».
Che c’era di bello?
«Poche pressioni; sarà che sono straniero per loro, ma anche tutti loro mi sono sembrati più sereni. Può darsi sia così in giro per il mondo, ciascuno vittima del tanto hating che gira per il web e non solo; ma in Italia tutti che commentano, che dicono la loro senza sapere, che odiano senza conoscere».
In fondo basta non andare troppo a spasso per la rete
«E infatti: io più o meno sono social giusto per il mio lavoro di nuotatore; non sono un accanito».
Pensa che i ragazzi siano troppo accaniti, fino alla dipendenza?
«Credo proprio di sì».
E la storia del sex symbol? Stile libero o impegnato?
«Libero, al momento. Forse ho cambiato spesso cercando qualcosa, o forse non sono mai stato veramente in cerca; adesso sono nel periodo “se viene viene”; al momento penso al nuoto, alla casa a riorganizzare la mia normalità quotidiana».
Perché secondo Lei questo sparpagliarsi all’estero dei nuotatori? Non solo gli italiani lo fanno
«Dopo un po’ che ti alleni, stesse cose, stesse corsie, ti viene la curiosità e se capita fai bene a provare: bastano tre mesi, vedi come si allenano. Sì, puoi guardare i video, ma se vedi davvero come lo fanno è tutta un’altra cosa. E poi magari torni che parli bene l’inglese: è successo a me, ora lo parlo perfettamente».
L’America un domani? Anche perché la data di Los Angeles si avvicina
«Diciamo che all’America sono interessato ma che ne sono anche un po’ impaurito, pure qui specie per il cibo Poi i gruppi di allenamento: forse è un po’ troppo frequentato. E poi non è, credo, come in Australia che esci dalla piscina e puoi, che ne so?, andare a surfare».
Sempre cose d’acqua
«L’acqua è casa mia da sempre».
Nuotare in mare aperto
«L’ho fatto a Melbourne, una gara divertente, un chilometro e duecento metri a mare. Avevo la muta, faticosissimo. Le onde ti sbattevano in faccia: sicuro non lo faccio più».
Torniamo all’inizio, a Parigi 2026: gare in programma?
«Chissà, io non so nemmeno quelle che faro la prossima volta E poi ormai ho fatto tutto».
Anche durante l’evento non si espone mai: dice “vedremo”, che sta per “vedrete’” ma probabilmente lei lo sa benissimo da prima. Multitasking com’è, almeno quale stile?
«Il mio preferito è il dorso».
Allora c’è un oro olimpico da onorare e un record del mondo da difendere
«Il record? Penso a tutt’altro; e poi sto cambiando qualcosina nel mio calendario; quello era sui 100 metri, ora mi sto allenando anche per i 200».
Anche lei è uno di quelli che si scrive su un foglio il tempo che vuol fare?
«Una volta mi segnavo tutti i tempi che facevo, in allenamento e in gara, anche perché se vuoi farlo in gara devi aver fatto qualcosa prima. Ma no, il record non è un’ossessione».
L’ossessione è una porta per qualche problema di salute mentale: ora i campioni ne parlano di più.
«Ancora se ne parla poco secondo me; forse di più in America e in Australia. È successo anche a Phelps. Vinci e rivinci e poi cosa? Non sai più che fare dopo vent’anni che hai nuotato e rinuotato senza mai mezza giornata libera».
Finisce che ti annoi
«Non io, nuoto tanto tutti i giorni. A me piace nuotare: è facile che mi annoi di più fuor d’acqua».
Che pensa dei nuotatori che si sono fatti attrarre dagli Enhanced Games, i cosiddetti “giochi per dopati”, senza controlli?
«Penso che io non lo farei né lo farò mai. Però farei una considerazione alla McEvoy, il nuotatore più veloce del mondo. Il problema non sono quelli che vanno lì, ma perché ci vanno. Forse arrivano a una certa età, hanno comprato casa, hanno figli e cani da mantenere, il nuoto non rende molto ricchi. Lì ti pagano cifre che non esistono».
O almeno te le promettono
«Ma uno che ha faticato e che fa solo l’insegnate dopo tanti anni e le bollette arrivano giudicare è facile da fuori».
Da dentro c’è anche un suo possibile avversario, Armstrong, che ha detto che parteciperà agli Enhanced ma senza aiutini, farà tutti i controlli dei programmi antidoping del nuoto “normale” e quindi non vede perché dovrebbe esserne escluso
«Sì, verranno fuori un po’ di casini legali; ma sa in America è anche più difficile vivere di solo nuoto, vincono in tanti, molti più che da noi, e quindi c’è chi può vedere questa come un’opzione per sistemare il futuro».
Senza chiedere “quali gare?” sarà a Roma per il Sette Colli con vista Parigi?
«Certo, sono sempre contento quando sono a Roma, e non starò a dire quello che tutti sanno e dicono: il Foro Italico è una grandissima piscina ed è un luogo di nuoto amato da tanti. Anche da me».
Arrivederci a Roma.