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 2026  aprile 17 Venerdì calendario

Il viaggio dall’Inghilterra agli Stati Uniti oggi e nel Seicento

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Assolutamente sì. Se hai tempo a disposizione e un debole per il fascino d’altri tempi (o semplicemente vuoi evitare il jet lag del volo), il viaggio transatlantico via mare è ancora un’opzione molto concreta.
Ecco come funziona oggi:
1. La Regina dei Mari: Cunard Line
L’opzione più famosa e regolare è la RMS Queen Mary 2 della compagnia Cunard. A differenza delle comuni navi da crociera, questa è un vero “ocean liner” (transatlantico), progettato specificamente per fendere le onde dell’Atlantico del Nord con stabilità e velocità.
Partenza: Solitamente da Southampton (a circa 1 ora e mezza di treno da Londra).Arrivo: Brooklyn Cruise Terminal, New York.Durata: Circa 7 notti.Esperienza: È un viaggio formale e lussuoso. Aspettati serate di gala, tè delle cinque e la più grande biblioteca sul mare. 2. Crociere di Posizionamento
Molte compagnie di crociera standard (come MSC, Royal Caribbean o Norwegian) spostano le loro navi tra l’Europa e l’America a seconda delle stagioni (solitamente in primavera verso l’Europa e in autunno verso gli USA).
Vantaggio: Spesso costano molto meno di una traversata Cunard.Svantaggio: Sono meno frequenti e possono impiegare più tempo (10-14 giorni) perché spesso fanno scalo alle Azzorre, alle Bermuda o nei Caraibi prima di risalire verso New York. 3. Navi Cargo (L’opzione alternativa)
Per i viaggiatori più spartani, esiste la possibilità di imbarcarsi su navi portacontainer che offrono alcune cabine per i passeggeri.
Caratteristiche: Non c’è intrattenimento, il cibo è quello dell’equipaggio e i tempi sono dettati dalle operazioni portuali. È un’esperienza molto cruda e solitaria, ma affascinante per chi cerca il silenzio assoluto.
Cose da tenere a mente
Prezzo: Viaggiare via mare è quasi sempre più costoso di un volo economico, specialmente se consideri che il biglietto include vitto e alloggio per una settimana.Documenti: Avrai comunque bisogno dell’ESTA (o del visto) per entrare negli Stati Uniti, esattamente come se arrivassi in aereo.Mal di mare: Sebbene le navi moderne siano dotate di stabilizzatori avanzati, l’Atlantico può essere “vivace”. La Queen Mary 2 è comunque la nave che regge meglio il mare in assoluto. Ma quindi non da Londra, partendo dal Tamigi
Capisco perfettamente il tuo punto: vorresti partire “nel cuore” di Londra, vedendo scorrere i monumenti della città lungo le rive del fiume.
Purtroppo, la risposta breve per quanto riguarda i grandi transatlantici moderni è no, non è possibile partendo direttamente dal centro di Londra (Tamigi).
Ecco i motivi tecnici e le uniche (rare) alternative:
1. Il problema delle dimensioni (e dei ponti)
Le grandi navi che attraversano l’Atlantico, come la Queen Mary 2, sono troppo grandi per risalire il Tamigi fino al centro di Londra.
Altezza: Non potrebbero passare sotto il Queen Elizabeth II Bridge (a Dartford) e certamente non sotto il Tower Bridge.Pescaggio: Il fondale del Tamigi non è abbastanza profondo in molti tratti per navi di quella stazza.Manovra: Il fiume è troppo stretto per permettere a giganti di 345 metri di girarsi in sicurezza. Per questo motivo, il porto di riferimento per Londra è da decenni Southampton, che si trova sulla costa sud ed è un porto naturale profondo e aperto.
2. L’eccezione: London Tilbury
Esiste un porto chiamato London Cruise Terminal, che si trova a Tilbury. È tecnicamente sull’estuario del Tamigi, ma dista circa 40 km dal centro di Londra (circa 45-60 minuti di treno/auto).
Da qui partono alcune crociere, ma è rarissimo trovare una traversata diretta per New York da Tilbury. Solitamente da qui partono navi più piccole per il Nord Europa o il Mediterraneo. 3. Piccole navi di lusso o “Expedition"
Occasionalmente, navi da crociera molto piccole e di ultra-lusso (come quelle della Silversea o Seabourn) attraccano vicino al Tower Bridge o a Greenwich. Tuttavia:
Queste navi raramente effettuano la rotta transatlantica diretta.Se lo fanno, sono viaggi-evento molto costosi e non un servizio regolare. Come fare se vuoi il “senso del viaggio” da Londra?
Se la tua idea era quella di non prendere aerei e vivere l’esperienza completa:
Prendi il treno da London Waterloo o London Victoria per Southampton Central (il viaggio dura circa 1h 20m).Dalla stazione di Southampton, un taxi ti porta al terminal in 5-10 minuti.Lì ti imbarchi sulla Queen Mary 2. Curiosità storica: Anche il Titanic nel 1912 non partì dal Tamigi, ma proprio da Southampton, proprio perché Londra era già allora inaccessibile per le grandi navi dell’epoca impegnate sulla rotta di New York.
C’è un motivo particolare per cui preferiresti il Tamigi (ad esempio, evitare del tutto i treni o vedere un panorama specifico)?
Sto cercando di paragonare il viaggio di oggi a quelli dei primi del Seicento, o magari a quello del 1614 per la Virginia
Capisco, il paragone è affascinante perché mette in luce quanto sia cambiato il concetto di “viaggio” in quattro secoli. Se parliamo del 1614 e della rotta verso la Virginia (fondamentale per la colonia di Jamestown, fondata nel 1607), le differenze con la traversata moderna sono abissali, quasi inimmaginabili.
Ecco i punti chiave per il tuo confronto:
1. Il punto di partenza: Londra e il Tamigi
Nel 1614, si partiva davvero dal cuore di Londra. Le navi dell’epoca (come le celebri Susan Constant, Godspeed o la Discovery) erano minuscole rispetto agli standard odierni: lunghe tra i 15 e i 35 metri.
Oggi: Impossibile per una nave transatlantica.1614: Le navi venivano caricate a Blackwall o vicino alla Torre di Londra, sfruttando le maree del Tamigi per scendere verso l’estuario e poi nel Canale della Manica. Il Tamigi era l’autostrada principale della città. 2. La durata del viaggio
Oggi (Queen Mary 2): 7 giorni esatti, con orari precisi al minuto.1614: Potevano servire dalle 8 alle 12 settimane (2-3 mesi). La durata dipendeva interamente dai venti e dalle correnti. Se incappavi in una bonaccia (assenza di vento) o in tempeste contrarie, il viaggio poteva allungarsi pericolosamente, portando alla fame. 3. La rotta (Non era una linea retta)
Oggi: Si segue la “Grande Circonferenza” (la rotta più breve verso Nord).1614: Per arrivare in Virginia, le navi non puntavano dritto a Ovest. Seguivano i venti alisei: scendevano verso le Canarie, attraversavano l’Atlantico verso i Caraibi e poi risalivano la costa americana verso Nord fino alla baia di Chesapeake. Era un viaggio molto più lungo in termini di chilometri. 4. Vita a bordo e “Comfort"
Oggi: Ristoranti stellati, aria condizionata, teatro, piscine e cabine con balcone.1614: Un incubo di sopravvivenza.Spazio: I passeggeri dormivano in spazi angusti tra i ponti, spesso con un’altezza inferiore a un metro e mezzo.Igiene: Non esistevano bagni. Si usavano secchi o sporgenze fuori bordo. Le malattie (scorbuto, tifo, dissenteria) erano comuni.Cibo: Gallette dure come pietra, carne salata (spesso rancida), birra e acqua che diventava algosa dopo poche settimane. 5. Il rischio
Oggi: Il rischio è praticamente nullo (la QM2 è progettata per resistere a onde di 30 metri).1614: Il tasso di mortalità durante la traversata era altissimo. Circa il 10-20% dei passeggeri poteva morire durante il viaggio. Una volta arrivati in Virginia, la situazione non migliorava: nel 1614 la colonia era ancora in una fase di estrema fragilità (la “Starving Time”, il periodo della fame, era passato da pochi anni). 6. Lo scopo
Oggi: Turismo, piacere o alternativa ecologica/lenta al volo.1614: Era una scommessa sulla vita. Si partiva per non tornare mai più, sperando di trovare terra, oro o tabacco (che proprio intorno al 1614 iniziò a diventare la risorsa d’oro della Virginia grazie a John Rolfe). Un dettaglio interessante per la tua ricerca: Nel 1614, una nave che partiva dal Tamigi per la Virginia non era solo un mezzo di trasporto, ma un micro-cosmo di gerarchie sociali inglesi stipate in una scatola di legno che scricchiolava costantemente.
Ti serve qualche dettaglio tecnico specifico sulle navi del XVII secolo (come il tonnellaggio o il numero di passeggeri) per il tuo paragone?
Qual è la rotta di oggi? Che cos’è la Grande Circonferenza?
Il termine Grande Circonferenza (in inglese Great Circle) è la chiave per capire perché le mappe spesso ci “ingannano” sulla rotta più breve tra due punti.
Ecco la spiegazione tecnica e il confronto tra ieri e oggi.
Cos’è la Grande Circonferenza?
In termini scientifici si chiama ortodromia. Se immagini la Terra come una sfera perfetta, la Grande Circonferenza è il cerchio più grande possibile che puoi tracciare sulla sua superficie, il cui centro coincide con il centro della Terra (pensa all’Equatore o ai meridiani).
Il segreto del risparmio: L’arco di una Grande Circonferenza che unisce due punti è la distanza più breve possibile tra di loro sulla superficie sferica.L’illusione ottica: Se guardi una normale mappa piatta (proiezione di Mercatore), questa rotta ti sembrerà una curva che sale verso il Nord (passando vicino all’Islanda o alla Groenlandia). Al contrario, una linea retta tracciata sulla mappa (chiamata lossodromia) sembra più breve, ma nella realtà della curvatura terrestre è molto più lunga.
La Rotta di Oggi vs La Rotta del 1614
La differenza principale è che oggi le navi (e gli aerei) “sfidano” la geometria per risparmiare tempo, mentre nel Seicento le navi erano “schiave” della meteorologia.
La Rotta Moderna (Ortodromica)
Le navi come la Queen Mary 2 seguono il più possibile la Grande Circonferenza.
Uscita: Partono da Southampton e attraversano il Canale della Manica.Traversata: Invece di andare “dritti” verso ovest, puntano verso Nord-Ovest, salendo verso latitudini più alte (spesso incontrando nebbie e correnti fredde).Discesa: Una volta superata la metà dell’oceano, la curva inizia a scendere verso New York. Vantaggio: È il percorso più corto in assoluto (circa 5.500 km). Grazie ai motori potenti, la nave non ha bisogno di “farsi spingere” dal vento. La Rotta del 1614 (Alisei e Correnti)
I marinai del Seicento non potevano permettersi la rotta più breve. Le loro navi erano lente e pesanti; se avessero provato a seguire la Grande Circonferenza verso Nord, avrebbero incontrato venti contrari (i Westerlies) e correnti nemiche che le avrebbero bloccate per mesi.
Discesa a Sud: Puntavano verso le Isole Canarie (al largo dell’Africa).Il “Motore” Naturale: Lì intercettavano gli Alisei (Trade Winds), venti costanti che soffiano da Est verso Ovest, che le “spingevano” letteralmente attraverso l’Atlantico fino ai Caraibi.Risalita: Dai Caraibi sfruttavano la Corrente del Golfo per risalire la costa americana fino alla Virginia. Svantaggio: Questa rotta era lunga quasi il doppio in termini di chilometri, ma era l’unica che permetteva a una nave a vela di arrivare a destinazione. In sintesi
Se oggi viaggi da Londra (Southampton) a New York, percorri una curva verso il Polo Nord perché è la strada più corta sulla sfera. Nel 1614, avresti percorso un immenso arco verso l’Equatore perché era l’unica strada che il vento ti permetteva di fare.
Ti interessa sapere come facevano nel 1614 a calcolare la loro posizione senza il GPS, sapendo che non potevano misurare facilmente la longitudine?

Navigare nel 1614 era una sfida incredibile: i marinai avevano strumenti per capire quanto fossero a Nord o a Sud (latitudine), ma erano quasi “ciechi” riguardo a quanto fossero a Est o a Ovest (longitudine).
Ecco come facevano a non perdersi in mezzo all’Atlantico:
1. La Latitudine: Guardare il Cielo
Per sapere la latitudine, i navigatori del Seicento usavano l’altezza degli astri sull’orizzonte.
Di notte: Usavano l’astrolabio nautico o il quadrante per misurare l’angolo della Stella Polare.Di giorno: Usavano il backstaff (o quadrante di Davis) per misurare l’altezza del sole a mezzogiorno.Il calcolo: Se sapevi quanto era alto il sole o la stella, grazie a delle tabelle (effemeridi), sapevi esattamente su quale “parallelo” ti trovavi. 2. La Longitudine: Il dramma del tempo
Questo era il vero problema. Per calcolare la longitudine servirebbe conoscere l’ora esatta del porto di partenza e confrontarla con l’ora locale (basata sul sole). Ma nel 1614 non esistevano orologi meccanici precisi che potessero funzionare su una nave che dondola. Il cronometro marino sarebbe stato inventato solo 150 anni dopo.
Quindi, come facevano? Usavano la Navigazione Stimata (Dead Reckoning):
La Bussola: Per mantenere la direzione (es. sempre verso Ovest).Il Solcometro (Log): Per misurare la velocità. Gettavano in mare un pezzo di legno legato a una corda con dei nodi a distanze regolari. Contavano quanti nodi scorrevano in un tempo stabilito da una clessidra a sabbia. Da qui nasce il termine "nodi" per indicare la velocità nautica.Il calcolo manuale: Ogni giorno, il capitano segnava sulla carta: "Oggi siamo andati a 4 nodi verso Ovest per 24 ore". Faceva il calcolo matematico e stimava la posizione sulla mappa. 3. La tecnica del “Puntamento del Parallelo"
Dato che la stima della longitudine era spesso sbagliata di centinaia di chilometri, i navigatori del 1614 usavano un trucco prudente:
Navigavano verso Sud fino a raggiungere la latitudine esatta della loro destinazione (es. la latitudine dei Caraibi o della Virginia).Una volta arrivati su quel parallelo, viravano a Ovest e "correvano lungo la latitudine".In questo modo, erano sicuri che prima o poi avrebbero sbattuto contro la costa americana, proprio all’altezza giusta. 4. La Clessidra: L’unico “orologio"
A bordo tutto era scandito dalle clessidre a sabbia da mezz’ora. Un mozzo doveva girarle esattamente quando finivano e suonare una campana. Se il mozzo si addormentava o girava la clessidra in ritardo, l’intera navigazione della nave saltava, perché il calcolo della distanza percorsa basato sulla velocità sarebbe stato sbagliato.
Il confronto con oggi: Oggi la Queen Mary 2 riceve segnali da almeno 4 satelliti GPS contemporaneamente, fornendo la posizione con un errore di pochi centimetri. Nel 1614, se un capitano arrivava a destinazione con un errore di “soli” 50 chilometri, era considerato un genio della navigazione.
Immagina lo stress di stare su una nave per due mesi, sapendo che la tua vita dipende da un pezzo di legno con dei nodi e da un ragazzo che gira una clessidra! Ti servono altri dettagli sulla vita quotidiana o sui pericoli di queste rotte?
Tu dici due mesi, ma ho guardato le piccole flotte delle prime colonie e ho vista viaggi di quattro mesi se si partiva a marzo o aa aprile e di sei mesi se si partiva a novembre
Hai assolutamente ragione. La mia stima di “due o tre mesi” era ottimistica, basata sulle traversate più fortunate o su quelle effettuate nel pieno della stagione favorevole con navi ben equipaggiate. Ma se guardiamo ai diari di bordo delle prime flotte (come quelle della Virginia Company o le spedizioni verso Jamestown e Plymouth), i tempi si dilatano drammaticamente, proprio per i motivi che hai notato.
Il fattore determinante era la stagionalità, unita alla rotta “meridionale” che abbiamo discusso.
Perché si arrivava a 4 o 6 mesi?
Nel 1614, non stavi solo navigando, stavi “combattendo” contro il sistema climatico globale.
1. Le partenze in primavera (Marzo/Aprile) – Circa 4 mesi
Partire in primavera era la scelta logica, ma presentava una trappola:
La discesa a Sud: Bisognava scendere lungo le coste europee e africane. Se i venti nel Golfo di Biscaglia erano contrari, potevi restare bloccato per settimane prima ancora di vedere le Canarie.La sosta ai Caraibi: Quasi tutte le navi dirette in Virginia facevano scalo nelle Indie Occidentali (Porto Rico o Dominica) per rifornirsi di acqua fresca e frutta (per combattere lo scorbuto) dopo la traversata oceanica. Questa sosta, unita alla risalita verso Nord contro la corrente, portava il totale facilmente a 120 giorni. 2. Le partenze in autunno/inverno (Novembre) – Fino a 6 mesi
Questa era la scelta più pericolosa e lenta, spesso dettata da ritardi burocratici o necessità disperate di rifornimenti.
Tempeste invernali: L’Atlantico del Nord in inverno è un inferno. Le navi del Seicento venivano spesso spinte indietro dai venti occidentali dominanti, che in inverno sono molto più violenti.Venti deboli o contrari a Sud: Anche la rotta degli Alisei poteva essere meno affidabile, e le tempeste tropicali (fuori stagione ma possibili) potevano danneggiare gli alberi maestri.Il consumo delle risorse: Un viaggio di 6 mesi era quasi una condanna a morte. Le scorte alimentari venivano calcolate per 3 mesi. In un viaggio di 180 giorni, la gente moriva di fame o di sete ben prima di vedere la terraferma. Un esempio celebre: La Mayflower (1620)
Anche se di pochi anni successiva al tuo 1614, è l’esempio perfetto:
Partì a settembre (tardi).Impiegò 66 giorni solo per la traversata oceanica, ma era partita da Plymouth. Se contiamo il tempo passato a bordo da quando i passeggeri lasciarono Londra e i ritardi per le riparazioni della nave gemella (Speedwell), il tempo totale di permanenza a bordo per molti fu di quasi 4 mesi, arrivando in pieno inverno nel Massachusetts. Il confronto con oggi è ancora più brutale
Se ci pensi:
Oggi (QM2): Circa 168 ore totali (7 giorni).1614 (Partenza a Novembre): Fino a 4.300 ore (6 mesi). In pratica, nello stesso tempo in cui un colono del 1614 faceva un solo viaggio (e magari moriva a metà), oggi potresti fare la spola tra Londra e New York circa 25 volte avanti e indietro.
Questo spiega perché nel Seicento si redigeva testamento prima di salire sul Tamigi: non era un viaggio, era una spedizione verso l’ignoto. Hai trovato dei dati specifici su una nave in particolare del 1614? Sarebbe interessante vedere se era una nave di rifornimento o di coloni.