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 2026  aprile 16 Giovedì calendario

Intervista a Dante Ferretti

Dante Ferretti, 83 anni, 60 nel cinema, 95 film. Ora la sua carriera sarà celebrata in una mostra (Dante Ferretti, con i miei occhi) a cura di Raffaele Curi dal 17 aprile al 19 luglio allestita negli spazi del Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma.
Lo scenografo, vincitore di tre Oscar, raccontato attraverso il suo lavoro. “Una genealogia visiva che passa da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Luca Signorelli, dalla luce caravaggesca a Giotto, dalla pittura fiamminga al manierismo, fino a Bosch e Bruegel, e che nei suoi bozzetti continua a vivere come materia concreta dell’invenzione” spiega il curatore della mostra organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome.
Ferretti sessant’anni di cinema, quaranta tra bozzetti, studi e lavori. Che effetto le fa rivedere il suo lavoro in mostra?
"La cosa divertente è che la prima volta che venni a Roma dalle Marche ci venni per una borsa di studio che mi venne data proprio dal Pio sodalizio dei Piceni, avevo 18 anni. Adesso gli anni li conto da destra verso sinistra invece che da sinistra verso destra. In mostra c’è solo una parte del mio lavoro ma è bello vederlo allestito. Qui a Roma, come è stato per la mostra al Moma di New York, all’Academy di Los Angeles o allo Smithsonian Institute”.
E quando va alle inaugurazioni prova un po’ di nostalgia per quell’epoca?
"Nostalgia non ne ho, ho fatto 95 film. Va bene così. L’unica nostalgia è per quel tempo che è passato, magari vedo un disegno di vent’anni fa, di quarant’anni fa, di centoquindici anni fa… ah no ancora centoquindici non li ho”.
Quel diciottenne che venne a Roma per la prima volta avrebbe mai immaginato poi di finire a fare il cinema?
"Io ho avuto una grande fortuna, ho studiato scenografia all’Accademia delle Belle arti e andavo a fare pratica da un architetto che era di Macerata come me. Faceva l’architetto e lo scenografo, facevo da lui pratica di disegni tecnici. Un giorno mi chiama e mi dice ‘mi hanno offerto un film ma non so se accettare perché si fa ad Ancona’. E io dentro di me ho pensato ‘ho fatto tanto per andarmene dalle Marche e ora mi tocca tornare’, però ho detto di sì. Lui è finito a progettare la Cassa di risparmio di Macerata e io mi sono ritrovato su due film contemporaneamente di Domenico Paolella. Stavo sempre da solo, l’organizzatore generale alla fine del film mi ha presentato Luigi Scaccianoce e ho iniziato a lavorare con lui. Anche lui faceva due o tre film contemporaneamente…”
Così è arrivato l’incontro con Pasolini.
"Il secondo film che ho fatto come aiuto era Il vangelo secondo Matteo, poi ad un certo punto siccome il lavoro lo facevo tutto io e Scaccianoce non veniva mai Pasolini si rivolgeva sempre a me e alla fine mi ha proposto di firmare la scenografia. Era Medea. E poi ho fatto tutto con lui fino a Salò. Andavamo molto d’accordo, avevamo idee simili, andavamo sui posti e immaginavamo come potevano venire i film e magari poi cambiavamo idea, facevamo i sopralluoghi a Ouarzazate, in Marocco, dove abbiamo girato Edipo Re…”.
Dopo Pasolini è arrivato Fellini che non poteva essere un regista più diverso.
"Certo con Federico si costruiva tutto. Lui abitava a via Margutta io alla fine di via Barberini, ci incontravamo al bar Canova, in piazza del Popolo. Lui veniva a prendermi in macchina lì e mi portava a Cinecittà, appena salivo mi diceva: “Dantino… che ti sei sognato stanotte?’ I primi giorni dicevo ‘non so, niente…’ il secondo “Dantino, che ti sei sognato stanotte?’ E io… boh niente, il terzo giorno ho cominciato a inventarmeli i sogni. Gli raccontavo di cose della mia infanzia: di quando ero ragazzino che accompagnavo mia mamma dalla sarta e siccome ero piccolo da per terra guardavo le gambe delle donne, oppure al mercato per vedere la macellara. Gli raccontavo anche di quando coi miei amici andavamo fuori dal casino di Macerata per vedere le ragazze e capire se il padre di qualcuno entrava o usciva. Una volta abbiamo visto il preside e lui ha visto noi, da allora la nostra vita scolastica è migliorata moltissimo”.
Con Fellini litigavate mai?
"Mah qualche volta discutevamo, ma c’era una certa sintonia. Ho fatto gli ultimi sei film di Fellini. Con Scaccianoce Federico non andava molto d’accordo anzi gli stava proprio antipatico, una volta Fellini a Cinecittà dice ‘io vorrei fare il prossimo set beige…’ E lui non ci sono problemi e tira fuori la palette dei colori ma Fellini diceva ‘questo no, questo no’. Io guardo per terra vedo un pezzo di cartone e dico ‘scusate maestri che ne dite di questo?’. E Fellini dice ‘sì proprio così…’ E poi si gira verso di me e dice ‘ma tu chi sei?’. E come chi sono? È tre mesi che sto qui… sono io a mandare avanti le cose, mi manda tutti i giorni al diavolo. E mo non si ricorda chi sono? Lui mi ha chiesto scusa. Ha mandato al diavolo il mio capo e da quel giorno ha lavorato solo con me. Era il Satyricon e fino La voce della luna non ci siamo più lasciati”.
Lei ha lavorato con tantissimi registi Bellocchio, Comencini, Cavani, Scola, Ferreri, Burton, Branagh, Gillian ma se dobbiamo limitarci a una triade c’è Pasolini, Fellini e Martin Scorsese con cui ha fatto nove film. Com’è stato il primo incontro con lui?
"La prima volta l’ho conosciuto sul set di La città delle donne, era venuto con Isabella Rossellini con cui era fidanzato. Lei conosceva bene Fellini e Martin voleva incontrarlo. Sono arrivati sul set, avevamo ricostruito un bordello e Fellini gli ha chiesto ‘allora vi sposate?’ E Scorsese ha guardato il set e ha detto ‘beh non è il posto ideale per la luna di miele questo…’
Farete ancora un film insieme?
"No, basta. Scorsese il prossimo film lo fa in America e i produttori americani dicono che far venire me dall’Italia costa troppo, il viaggio, la diaria. Meglio prenderne uno sul posto. Ma io ne ho fatti nove va bene così”.
Dante Ferretti, 83 anni, 60 nel cinema, 95 film. Ora la sua carriera sarà celebrata in una mostra (Dante Ferretti, con i miei occhi) a cura di Raffaele Curi dal 17 aprile al 19 luglio allestita negli spazi del Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma.
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Lo scenografo, vincitore di tre Oscar, raccontato attraverso il suo lavoro. “Una genealogia visiva che passa da Piero della Francesca a Masaccio, da El Greco a Luca Signorelli, dalla luce caravaggesca a Giotto, dalla pittura fiamminga al manierismo, fino a Bosch e Bruegel, e che nei suoi bozzetti continua a vivere come materia concreta dell’invenzione” spiega il curatore della mostra organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome.

Dante Ferretti: “Se la mia vita diventasse un film vorrei essere io a dirigerlo"

Ferretti sessant’anni di cinema, quaranta tra bozzetti, studi e lavori. Che effetto le fa rivedere il suo lavoro in mostra?
"La cosa divertente è che la prima volta che venni a Roma dalle Marche ci venni per una borsa di studio che mi venne data proprio dal Pio sodalizio dei Piceni, avevo 18 anni. Adesso gli anni li conto da destra verso sinistra invece che da sinistra verso destra. In mostra c’è solo una parte del mio lavoro ma è bello vederlo allestito. Qui a Roma, come è stato per la mostra al Moma di New York, all’Academy di Los Angeles o allo Smithsonian Institute”.
E quando va alle inaugurazioni prova un po’ di nostalgia per quell’epoca?
"Nostalgia non ne ho, ho fatto 95 film. Va bene così. L’unica nostalgia è per quel tempo che è passato, magari vedo un disegno di vent’anni fa, di quarant’anni fa, di centoquindici anni fa… ah no ancora centoquindici non li ho”.
Quel diciottenne che venne a Roma per la prima volta avrebbe mai immaginato poi di finire a fare il cinema?
"Io ho avuto una grande fortuna, ho studiato scenografia all’Accademia delle Belle arti e andavo a fare pratica da un architetto che era di Macerata come me. Faceva l’architetto e lo scenografo, facevo da lui pratica di disegni tecnici. Un giorno mi chiama e mi dice ‘mi hanno offerto un film ma non so se accettare perché si fa ad Ancona’. E io dentro di me ho pensato ‘ho fatto tanto per andarmene dalle Marche e ora mi tocca tornare’, però ho detto di sì. Lui è finito a progettare la Cassa di risparmio di Macerata e io mi sono ritrovato su due film contemporaneamente di Domenico Paolella. Stavo sempre da solo, l’organizzatore generale alla fine del film mi ha presentato Luigi Scaccianoce e ho iniziato a lavorare con lui. Anche lui faceva due o tre film contemporaneamente…”

Carmen, atto IV
Carmen, atto IV 
Così è arrivato l’incontro con Pasolini.
"Il secondo film che ho fatto come aiuto era Il vangelo secondo Matteo, poi ad un certo punto siccome il lavoro lo facevo tutto io e Scaccianoce non veniva mai Pasolini si rivolgeva sempre a me e alla fine mi ha proposto di firmare la scenografia. Era Medea. E poi ho fatto tutto con lui fino a Salò. Andavamo molto d’accordo, avevamo idee simili, andavamo sui posti e immaginavamo come potevano venire i film e magari poi cambiavamo idea, facevamo i sopralluoghi a Ouarzazate, in Marocco, dove abbiamo girato Edipo Re…”.

Federico Fellini, il mito in 100 tappe: ecco chi era l’uomo dietro al genio
Chiara Ugolini
19 Gennaio 2020
Dopo Pasolini è arrivato Fellini che non poteva essere un regista più diverso.
"Certo con Federico si costruiva tutto. Lui abitava a via Margutta io alla fine di via Barberini, ci incontravamo al bar Canova, in piazza del Popolo. Lui veniva a prendermi in macchina lì e mi portava a Cinecittà, appena salivo mi diceva: “Dantino… che ti sei sognato stanotte?’ I primi giorni dicevo ‘non so, niente…’ il secondo “Dantino, che ti sei sognato stanotte?’ E io… boh niente, il terzo giorno ho cominciato a inventarmeli i sogni. Gli raccontavo di cose della mia infanzia: di quando ero ragazzino che accompagnavo mia mamma dalla sarta e siccome ero piccolo da per terra guardavo le gambe delle donne, oppure al mercato per vedere la macellara. Gli raccontavo anche di quando coi miei amici andavamo fuori dal casino di Macerata per vedere le ragazze e capire se il padre di qualcuno entrava o usciva. Una volta abbiamo visto il preside e lui ha visto noi, da allora la nostra vita scolastica è migliorata moltissimo”.

Bozzetto per E la nave va di Federico Fellini
Bozzetto per E la nave va di Federico Fellini 
Con Fellini litigavate mai?
"Mah qualche volta discutevamo, ma c’era una certa sintonia. Ho fatto gli ultimi sei film di Fellini. Con Scaccianoce Federico non andava molto d’accordo anzi gli stava proprio antipatico, una volta Fellini a Cinecittà dice ‘io vorrei fare il prossimo set beige…’ E lui non ci sono problemi e tira fuori la palette dei colori ma Fellini diceva ‘questo no, questo no’. Io guardo per terra vedo un pezzo di cartone e dico ‘scusate maestri che ne dite di questo?’. E Fellini dice ‘sì proprio così…’ E poi si gira verso di me e dice ‘ma tu chi sei?’. E come chi sono? È tre mesi che sto qui… sono io a mandare avanti le cose, mi manda tutti i giorni al diavolo. E mo non si ricorda chi sono? Lui mi ha chiesto scusa. Ha mandato al diavolo il mio capo e da quel giorno ha lavorato solo con me. Era il Satyricon e fino La voce della luna non ci siamo più lasciati”.

Lei ha lavorato con tantissimi registi Bellocchio, Comencini, Cavani, Scola, Ferreri, Burton, Branagh, Gillian ma se dobbiamo limitarci a una triade c’è Pasolini, Fellini e Martin Scorsese con cui ha fatto nove film. Com’è stato il primo incontro con lui?
"La prima volta l’ho conosciuto sul set di La città delle donne, era venuto con Isabella Rossellini con cui era fidanzato. Lei conosceva bene Fellini e Martin voleva incontrarlo. Sono arrivati sul set, avevamo ricostruito un bordello e Fellini gli ha chiesto ‘allora vi sposate?’ E Scorsese ha guardato il set e ha detto ‘beh non è il posto ideale per la luna di miele questo…’
Farete ancora un film insieme?
"No, basta. Scorsese il prossimo film lo fa in America e i produttori americani dicono che far venire me dall’Italia costa troppo, il viaggio, la diaria. Meglio prenderne uno sul posto. Ma io ne ho fatti nove va bene così”.
Un aspetto che ha contraddistinto il suo lavoro è stato il sodalizio con sua moglie Francesca Lo Schiavo
"Francesca è straordinaria. Insieme abbiamo preso sei Oscar, li teniamo tutti su una mensola dell’Ikea. In tutto abbiamo 175 premi, stanno tutti lì”.
È il lavoro che vi ha fatto incontrare?
"No, ci siamo conosciuti in Sardegna all’inaugurazione di casa mia. Lei era ospite di Fabrizio De André perché era molto amica della prima moglie Puny, Fabrizio era un mio caro amico e l’ha portata alla festa. Quando l’ho vista le ho chiesto ‘ma tu di dove sei?’ ‘di Roma’, ‘anche io sono di Roma’, ‘ma dove vivi?’ ‘io sto ai Parioli’ ‘anche io’. Ci siamo detti l’indirizzo, avevamo il garage in comune. Pensi un po’ la vita”.

È venuto l’amore quindi prima del lavoro?
"Sì perché lei prima faceva l’arredatrice di interni. Un giorno mi ha detto ‘scusa tu fai il cinema, perché non mi chiami a lavorare con te?’ E così è iniziata, è stato un ottimo sodalizio”.

È due anni che l’Italia non arriva in nomination all’Oscar e quest’anno non ci sono titoli italiani né a Berlino né a Cannes. Quale è la causa secondo lei?
"Forse i film che si fanno oggi non piacciono, abbiamo dei buoni registi ma evidentemente i film che fanno non arrivano all’estero. Ci sono anche problemi di finanziamenti certo, però non saprei che dire. A me il cinema non piace, non vado al cinema e quindi non posso dire nulla”.
Lei continua a disegnare?
"Io disegno sempre, faccio bozzetti continuamente. Per il teatro per le opere, altri allestimenti. Si fanno film molto diversi da quelli che facevamo noi, si girano per strada… non si lavora più in studio. Non mi manca, ho fatto 95 film mi bastano”.
C’è ancora un desiderio che non ha realizzato, un sogno nel cassetto?
"Mah ho lavorato molto per l’Opera, ho fatto anche la regia. Di desideri ne ho realizzati tanti, scene, costumi, regia… Del cassetto non ho più le chiavi, non lo posso aprire”.