la Repubblica, 16 aprile 2026
“L’Iran ha usato satellite cinese per attaccare gli Usa”.
Un satellite cinese sarebbe stato acquistato dall’Iran alla fine del 2024, satellite “che ha fornito alla Repubblica islamica una nuova e potente capacità di colpire le basi militari statunitensi in tutto il Medio Oriente durante la guerra”, sostiene in una esclusiva il Financial Times. Una ricostruzione che Pechino smentisce.
Secondo documenti militari iraniani consultati dal quotidiano britannico, il satellite, TEE-01B, costruito dalla società cinese Earth Eye Co, “è stato acquistato dalla Forza aerospaziale del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche alla fine del 2024”, dopo essere stato lanciato nello spazio dalla Cina. “Elenchi di coordinate con indicazione dell’ora, immagini satellitari e analisi orbitali mostrano che i comandanti militari iraniani hanno successivamente ordinato al satellite di monitorare siti militari statunitensi chiave. Le immagini sono state scattate a marzo, prima e dopo gli attacchi con droni e missili su quelle località”.
I registri mostrano che il satellite ha catturato immagini, ad esempio, “della base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita il 13, 14 e 15 marzo. Il 14 marzo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato che gli aerei statunitensi presenti nella base erano stati colpiti”, ricostruisce l’Ft.
Sul proprio sito web la società cinese che ha costruito e lanciato il satellite afferma che “era destinato ad essere utilizzato per agricoltura, monitoraggio oceanico, gestione delle emergenze, supervisione delle risorse naturali e trasporti municipali. Nel settembre 2024, la Forza aerospaziale ha pagato circa 250 milioni di yuan (36,6 milioni di dollari) per acquisire il controllo del sistema satellitare”, secondo i documenti visionati dal Ft. Emposat, la società cinese che fornisce l’infrastruttura di terra per il sistema, è stata identificata in un rapporto della commissione della Camera dei Rappresentanti Usa sulla Cina come avente stretti legami con la Forza aerospaziale dell’Esercito popolare di liberazione cinese, ricorda ancora il quotidiano.
“Recentemente, alcune forze si sono dedicate a inventare voci e ad associarle maliziosamente alla Cina”, afferma il Ministero degli Esteri cinese. “Ci opponiamo fermamente a questo tipo di pratica guidata da secondi fini”.
Nei giorni scorsi la Cnn, citando funzionari Usa, affermava che “la Cina starebbe valutando la possibilità di fornire all’Iran missili simili a quelli recentemente utilizzati da Teheran per abbattere un caccia americano F-15”. L’intelligence americana non ha commentato. A seguito della notizia della Cnn, Trump ha minacciato di imporre dazi del 50% alla Cina, suscitando una forte reazione da parte di Pechino: “Adotteremo contromisure risolute” qualora gli Usa decidessero di imporre ulteriori dazi, aveva detto martedì il portavoce del Ministero degli Esteri cinese.
La visita di Trump a Pechino
Nel frattempo Donald Trump ha rivelato in un’intervista alla Fox che lui e il leader cinese si sono scritti delle lettere, senza specificare quando ciò sia accaduto. “Gli ho scritto una lettera chiedendogli di non farlo (fornire armi all’Iran, ndr) e lui mi ha scritto una lettera dicendo che non lo sta facendo”. Il presidente statunitense ha inoltre respinto i timori secondo cui la guerra in corso contro l’Iran possa compromettere la sua imminente visita a Pechino, prevista al momento per il 14-15 maggio. In un successivo post su Truth, Trump ha scritto che “la Cina è molto felice che io stia aprendo in modo permanente lo Stretto di Hormuz. Lo sto facendo anche per loro, e per il mondo. Il presidente Xi mi darà un grande, caloroso abbraccio quando arriverò lì tra qualche settimana”. Non è immediatamente chiaro cosa intendesse Trump, dato che il traffico marittimo attraverso lo Stretto rimane limitato.
Le armi cinesi all’Iran
La Cina ha cessato ufficialmente di vendere armi all’Iran dopo il 2005, in ottemperanza all’embargo delle Nazioni Unite. Le vendite dirette di armi dalla Cina all’Iran sono inoltre scoraggiate dalle sanzioni statunitensi. Discorso diverso è invece la fornitura di tecnologie e materiali a “duplice uso”, progettati per scopi civili ma utilizzabili anche a fini militari. Lo scorso anno, in un rapporto, il Pentagono ha segnalato che le relazioni della Cina con l’Iran in campo militare si concentrano proprio sulla vendita, da parte di aziende cinesi, di componenti a duplice uso. “Tra questi figuravano sostanze chimiche utilizzate per la produzione di carburante per missili balistici e componenti per droni”, scrive il New York Times.
La diplomazia di Xi
Intanto a Pechino continua l’attivismo diplomatico di Xi Jinping. Dopo aver ricevuto ieri il premier spagnolo e il principe ereditario di Abu Dhabi (al quale ha consegnato una proposta in 4 punti per la pace in Medio Oriente), ha incontrato anche il ministro degli Esteri russo e il presidente vietnamita. A Sergei Lavrov il leader cinese ha chiesto “un coordinamento strategico più stretto e forte” tra Pechino e Mosca, “per difendere con fermezza i propri interessi legittimi e salvaguardare l’unità dei Paesi del Sud del mondo”. Aggiungendo che “la stabilità delle relazioni è particolarmente preziosa in un contesto internazionale mutevole e turbolento” e invitando i due Paesi “ad assumersi le proprie responsabilità in qualità di grandi potenze e membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Il russo ha annunciato che Putin sarà in visita in Cina entro la metà dell’anno e che la Russia è pronta ad aumentare le forniture energetiche alla Cina. Il portavoce del Cremlino, Peskov, ha confermato la visita, ma ha precisato che per ora Putin non ha in programma di incontrare Trump in Cina. Peskov ha aggiunto che il Cremlino annuncerà le date della visita a tempo debito.