corriere.it, 15 aprile 2026
Teatro San Carlo: perquisizioni, sequestri e dodici indagati
Nuovo blitz della Guardia di Finanza al Teatro San Carlo di Napoli: in corso perquisizioni, ci sono 12 indagati. La Procura di Napoli ha delegato i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di notificare gli avvisi di garanzia a tutti gli indagati, tra cui spicca anche il nome dell’ex soprintendente Stéphane Lissner. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono di peculato, truffa e falso. Nel corso delle perquisizioni, sono stati acquisiti documenti e sequestrati alcuni telefonini.
Tra i dodici indagati figurano anche Viviana Jandoli, Maria De Simone, Daniela Capece, e ancora Jonas Alexander Kaufmann, Claus Christoph Karl Ludwig Guth, Sandra Dee Lear, Asmik Grigorian e Krzysztof Warlikowski. Da una prima analisi della documentazione acquisita, i finanzieri hanno riscontrato alcune irregolarità.
L’inchiesta si muove parallelamente all’indagine della Corte dei Conti su presunti sprechi che riguardano l’intera gestione Lissner, tra nomine e concorsi, così come la gestione delle Officine San Carlo a Vigliena, la struttura creata nell’orbita della Fondazione che si trova negli ex stabilimenti Cirio di San Giovanni a Teduccio. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i nomi dell’ex coordinatore llias Tzempetodonis, di Emmanuela Spedaliere e del figlio Michele Mangini Sorrentino.
Nel mirino sono finiti innanzitutto la creazione – nell’aprile 2020 – di due figure dirigenziali non previste, con gli incarichi di direttore generale affidato ad Emmanuela Spedaliere e quello di direttore delle risorse umane a Maria Pia Gaeta (non indagata). Nell’aprile 2023, invece, è avvenuta l’assunzione di Michele Sorrentino Mangini, figlio della Spedaliere, la quale avrebbe sottoscritto insieme a Lissner il contratto come regista delle iniziative delle Officine San Carlo. Un evidente conflitto di interessi, secondo gli investigatori.
Altre irregolarità sarebbero emerse nelle cosiddette masterclass, con compensi extra in favore di alcuni artisti di fama internazionale ingaggiati per opere liriche e teatrali, in realtà versati attraverso docenze retribuite. I contratti aggiuntivi di docenza sarebbero serviti per corrispondere compensi più alti agli artisti, un escamotage adottato su indicazione di Tzempetonidis, secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori. Dalla documentazione, è emerso che le masterclass dell’Accademia non sarebbero mai state programmate. In totale, dunque, sarebbero stati versati compensi per 212mila euro in favore degli artisti stranieri (di nazionalità tedesca, americana, lituana e polacca) Kaufmann, Guth, Lear, Grigorian e Warlikowski per docenze e masterclass inesistenti.