Corriere della Sera, 16 aprile 2026
Intervista a Vittoria Puccini
Aveva vent’anni Vittoria Puccini quando ha iniziato a recitare. Poco dopo, era una delle attrici più famose, al centro di un successo esploso interpretando la dolce Elisa di Rivombrosa. Un’ascesa improvvisa, che l’attrice, come in una favola, ha saputo trasformare nella sua velocità di crociera, attraverso una carriera fitta di ruoli, quasi tutti positivi.
In «Scuola di seduzione», nuovo film di Verdone disponibile su Paramount +, interpreta una moglie trascurata.
«È quello che provano un sacco di donne: in tante ci svalutiamo un po’ in partenza. Del mio personaggio mi piace però la capacità di cambiare: passa dall’essere una donna insicura, al ritrovare fiducia in sé stessa. Per scoprire chi siamo bisogna avere il coraggio di lasciarsi andare. E magari prendere direzioni diverse».
Le è mai capitato di sentirsi come il suo personaggio?
«Molto spesso. Per fortuna con l’età arriva anche la consapevolezza e impariamo a volerci più bene. Il lavoro mi ha aiutata: l’esposizione continua ti obbliga a non chiuderti. Apprezzarsi è la base per avere rapporti sani, io ho un sistema di difesa che funziona bene: se mi accorgo che qualcosa mi fa male, reagisco».
Come è stato il suo rapporto con Verdone?
«Non vedevo l’ora di lavorare con lui. È un uomo di grande generosità, un grande direttore di donne. E impazzisco per le sue diagnosi: al nostro primo incontro sono uscita con la ricetta».
Come era quando ha iniziato la sua carriera?
«Ero molto più timida di oggi. Ma ho sempre avuto una forte determinazione nel lavoro. La popolarità però è stata assolutamente imprevista, inaspettata e meravigliosa... ricordo quando il fenomeno Rivombrosa è esploso...».
Come è stato?
«Ci trovavamo tutti a casa della regista Cinzia Torrini per guardare le puntate. La mia famiglia faceva lo stesso, a Firenze, radunando amici e parenti. Era tutto stupendo, enorme, gigantesco, ma che ho vissuto con grande gioia».
E c’era poi la favola nella favola: lei e Alessandro Preziosi vi eravate innamorati davvero, avete avuto una figlia...
«Sì, era abbastanza totalizzante. Di contro mi sono ritrovata ad affrontare una serie di cose a cui non si è mai preparati, ma ho avuto la fortuna di avere una famiglia solida che mi ha aiutata a mantenere i piedi per terra. Le radici mi sono servite per non allontanarmi da chi ero prima».
È stato facile costruire una carriera nel cinema, dopo?
«All’epoca c’era grande distinzione tra attori di tv e cinema. La mia fortuna è essere stata chiamata subito dopo quel periodo da autori importanti, come Avati. Ho sempre alternato cinema e serie tv e se devo dire se Elisa mi ha più aiutato o più penalizzato, al 100% la prima. Mi ha fatta conoscere e ho potuto confrontarmi con progetti diversi».
Sarà per i lineamenti delicati, ma ha interpretato quasi sempre personaggi positivi...
«Sì, vero. Il cinema è immagine e la tua può ispirare più certi personaggi di altri. Fortunatamente sono riuscita poco tempo fa a girare un ruolo da cattiva, in Incanto, un film uscito al cinema e poi su Paramount+, dove sono proprio la cattiva delle favole».
Come è stato?
«Molto divertente. Finalmente mi sono confrontata con qualcosa che non avevo mai sperimentato. Ma le donne che ho interpretato non sono mai state solo una cosa: avevano ombre, fragilità...».
In Follemente, però, incarna il romanticismo da fiaba...
«Sì, lì vedo sempre il bicchiere mezzo pieno... io sono così, ma mi reputo anche una persona razionale, penso molto. Eppure non mi sono preclusa mai niente».
Dal 7 maggio sarà al cinema in «Illusione», di Francesca Archibugi.
«Interpreto Susanna: anche lei è una moglie e il suo matrimonio è in crisi. Suo marito (Michele Riondino) le ha nascosto un segreto: ma quanto conosciamo le persone che abbiamo a fianco? Poi è una donna che ha avuto due figli e ha messo da parte il suo lavoro. Anche questo ha un peso».
Sono difficoltà comuni...
«Molto, ma la società fatica a riconoscerle. Il congedo paritario ci aiuterebbe. Io sono diventata mamma presto ma avevo la possibilità economica di gestire tutto, è diverso».
Nel cinema il gender gap è ancora un tema?
«È un tema in tutte le professioni. La questione delle donne è un problema culturale. Per cambiare ci vuole una volontà condivisa di donne e uomini: riguarda tutti. L’educazione affettiva nelle scuole sarebbe importantissima».
Le piacerebbe la regia?
«In realtà no. Ho già esaudito tanti desideri. Ora vorrei un ruolo fantastico... chissà che realizzi anche questo».