Corriere della Sera, 16 aprile 2026
Mattarella grazia tre condannati
Dopo la grazia concessa (con polemiche) all’igienista dentale ed ex consigliera regionale della Lombardia, Nicole Minetti, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato ieri sera altri tre atti di clemenza individuale, avendo ricevuto il parere favorevole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. I tre nuovi beneficiari sono: Antonio Russo, classe 1938, condannato a 12 anni per omicidio volontario, che ha avuto la grazia parziale (2 anni e 6 mesi ancora da espiare) data l’età (88 anni) e le condizioni di salute; Giuseppe Porcelli, nato nel 1975, condannato a 3 anni per bancarotta, graziato per il suo mutamento di vita e la condotta riparatoria a favore dei creditori del fallimento; e infine Aly Soliman, classe 1960, già sindacalista Ugl in Molise, condannato a 6 anni per estorsione (aveva 2 anni e 5 mesi ancora da espiare), tenuto conto del suo comportamento in carcere e poi durante l’affidamento in prova.
Dall’inizio del suo secondo mandato (29 gennaio 2022) salgono così a 39 i provvedimenti di clemenza individuale adottati dal capo dello Stato, a fronte di oltre 1.700 domande esaminate, di cui 1.136 già respinte e 235 archiviate.
La richiesta di grazia al Quirinale per l’ultraottantenne Antonio Russo fu rivolta per lettera, due mesi fa, da altri due detenuti come lui nel carcere romano di Rebibbia. Due detenuti, però, abbastanza noti: l’ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’Agricoltura (con Berlusconi) Gianni Alemanno, 68 anni, una vita a destra (da poco ha aderito a Fn del generale Roberto Vannacci) e Fabio Falbo, di Corigliano Calabro, detto «lo scrivano di Rebibbia», perché è lui che da anni aiuta i suoi compagni del Braccio G8 a scrivere le domande alla direzione e ai Tribunali di sorveglianza grazie alla laurea in Giurisprudenza presa in carcere.
Alemanno è recluso a Rebibbia dal 31 dicembre 2024: condannato nel 2022 a un anno e 10 mesi per traffico d’influenze, si era visto la pena commutata in lavoro socialmente utile nella comunità di suor Paola D’Auria, la suora tifosa della Lazio, morta un anno fa a 77 anni. Ma l’ex sindaco aveva violato reiteratamente le prescrizioni della pena alternativa, così alla fine il Tribunale di sorveglianza l’ha spedito in carcere. «Non chiediamo la grazia per noi, non vogliamo privilegi – hanno scritto i due a Mattarella – la chiediamo per Antonio Russo, che più volte ha pensato di farla finita, ormai rassegnato a morire in carcere». Russo era «dentro» dal 2022 per aver ucciso nel 2018 il figliastro Giuliano, tossicodipendente, che per anni aveva picchiato la madre e il patrigno chiedendo loro i soldi per la droga. Antonio faceva il «parchettista». Un giorno, davanti all’ennesima aggressione, lo accoltellò a morte. «Russo non è socialmente pericoloso, è malato grave, perché rimane in carcere?», così si concludeva la lettera di Falbo e Alemanno. Ieri sera il Quirinale ha risposto.