Corriere della Sera, 16 aprile 2026
Marina Berlusconi smentisce le indiscrezioni sul suo futuro
L’avviso è quasi perentorio e torna a escludere una partecipazione diretta di Marina Berlusconi in politica. Le fibrillazioni all’interno di Forza Italia e della stessa maggioranza all’indomani del referendum alimentano scenari con un possibile coinvolgimento dei figli del Cavaliere, che ieri, almeno per quanto la riguarda, la primogenita di casa Berlusconi ha escluso. In una replica a un articolo del Fatto Quotidiano che prefigura un suo intervento ha liquidato la questione come «solita fantomatica idea di una mia discesa in campo». Nella nota inviata a Dagospia rimprovera inoltre al giornale di Marco Travaglio una perseverante «ossessione antiberlusconiana», malgrado il passare degli anni. A innescare il duro intervento è un articolo a firma di Pino Corrias che ricostruisce le mosse della presidente del gruppo Mondadori e di Fininvest come alla vigilia di un suo impegno politico. Un quadro che la tratteggia impegnata in «esercizi di postura davanti allo specchio», coadiuvata da un «dialogue coach per modificare il tono infantile della voce», e con gli autori della trasmissione Ciao Darwin a supporto come ghost writer. Nell’articolo alcuni passaggi si soffermano sul piano personale che certamente hanno concorso alla durezza della replica. La primogenita del fondatore di Forza Italia definisce Corrias «un uomo prigioniero di idee retrograde, misogine e profondamente patriarcali», a seguire la constatazione che «gli attacchi del Fatto sono medaglie al valore. Spiace vedere che in tanti anni Travaglio, Corrias e la loro banda non si siano mai trovati un’altra ragion d’essere al di fuori dell’ossessione antiberlusconiana».
A fare quadrato intorno alla figlia di Berlusconi è il partito. Il ministro Tajani le telefona per esprimere solidarietà. «Siamo di fronte all’ennesimo attacco personale, intriso di livore e odio ideologico, che supera ogni limite del confronto civile», specifica una nota di Forza Italia. Archiviata l’ipotesi di una leadership diretta targata Berlusconi per gli azzurri resta da ritracciare il percorso dei prossimi mesi con l’arrivo di una nuova capogruppo al Senato (Stefania Craxi) e di un nuovo capogruppo alla Camera, dove nelle ultime ore Enrico Costa è subentrato a Paolo Barelli. Un avvicendamento in nome di un cambio di passo chiesto al segretario Antonio Tajani proprio dalla famiglia Berlusconi. Ma l’avvicendamento è destinato ad avere effetti sul dossier per il completamento della squadra di governo, dove potrebbe entrare proprio Barelli con l’incarico di viceministro dei Rapporti con il Parlamento. A caldeggiare la soluzione è Tajani, consentendo così una via d’uscita onorevole per Barelli, politicamente molto vicino al vicepremier e ministro degli Esteri. Ma la cronaca della giornata registra anche un ennesimo faccia a faccia tra Tajani e Giorgio Mulè, con l’evidenza che le difficoltà tra la componente minoritaria del partito e il segretario restano irrisolte.
La data da tenere d’occhio è, intanto, mercoledì 22 aprile, il giorno in cui è previsto il prossimo Consiglio dei ministri. Sul tavolo della riunione a Palazzo Chigi potrebbe atterrare un’ulteriore nomina. Dallo scorso 8 marzo è vacante la presidenza della Consob, dopo la conclusione del mandato di Paolo Savona, indicato nel 2019 dalla Lega. Nel mese di gennaio la partita sembrava definita con la scelta del successore nel profilo dell’attuale sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, Federico Freni. Ma a imporre lo stop era stato pubblicamente Tajani, mentre ora il riequilibrio nella maggioranza con il trasferimento di Barelli, che incasserebbe un posto di governo in quota Forza Italia riapre i giochi, creando le condizioni per il via libera di Freni alla guida dell’Autorità che vigila sui mercati, confermando la ex casella di Savona nell’orbita leghista. In questo risiko si libererebbe il posto di Freni al ministero di via XX Settembre, dove la Lega potrebbe indirizzare l’attuale sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, o in alternativa il presidente della commissione Finanze al Senato, Massimo Garavaglia.