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 2026  aprile 16 Giovedì calendario

Dopo il flop Mps per Caltagirone si apre il dossier Generali

La sconfitta della lista del cda del Monte non era stata messa in preventivo. Questo è certo. Ma almeno per il momento non sembra aver cambiato la visione di Francesco Gaetano Caltagirone su Siena. È una sconfitta che pesa ma l’equilibrio raggiunto con la nomina del nuovo cda, che vede otto consiglieri di maggioranza e sette di minoranza, tratti dalla lista votata dall’imprenditore romano più uno di Assogestioni, fotografa una situazione ancora fluida.
La vittoria di Luigi Lovaglio, che tornerà al comando del Monte dopo essere stato fatto fuori dal cda, rischia di far nascere un consiglio già spaccato, ed è il timore del mercato e di alcuni soci, incluso l’imprenditore romano, che nella partita sul Monte ha puntato molto, in modo strategico, salendo poco sopra il 13% proprio a ridosso dell’assemblea. Caltagirone ragiona in modo pragmatico e sul lungo periodo e potrebbe considerare il ritorno di Lovaglio come un passaggio. Non desiderato, certamente, ma non come un epilogo. L’interesse in questo momento resta quello di proteggere l’investimento. La scelta di votare la lista del cda con Fabrizio Palermo ceo andava in questa direzione.
Ma l’approccio comunque non cambia. Con il 13% del Montepaschi l’imprenditore romano mantiene un ruolo centrale nell’azionariato e negli equilibri della banca senese, che andranno molto probabilmente costruiti per mantenere la barra dritta in un cda dove insieme a Lovaglio ci saranno Palermo, battuto nella corsa alla poltrona di ceo, i banchieri Corrado Passera e Carlo Vivaldi, l’ex presidente Nicola Maione come consiglieri di minoranza, con il rischio di una dialettica fortemente conflittuale. Non sembra questo l’interesse di Caltagirone, abituato alle battaglie, ma anche a guadagnare dalle partite in cui investe.
Con Siena ha un rapporto che viene da lontano. Era già stato tra i grandi azionisti della banca e vicepresidente del Monte per sei anni, dal 2006 fino a 2012, quando si è dimesso e ha liquidato la quota. Per poi tornare a Siena con la privatizzazione del Monte nel 2024 e quindi salire gradualmente fino a diventarne il secondo azionista. Per mantenere l’equilibrio di genere nel nuovo board non è entrato Alessandro Caltagirone, che insieme a Gianluca Brancadoro ha dovuto fare un passo indietro rinunciando alla nomina. Il figlio dell’imprenditore romano puntava alla riconferma, dopo essere stato cooptato due anni fa nel board.
Resta da capire se il ritorno di Lovaglio avrà riflessi su Mediobanca e a cascata su Generali. Caltagirone, insieme a Lovaglio, a Delfin e a Franceso Milleri, sono sotto indagine per la scalata di Mps a Mediobanca e il fascicolo milanese è ancora aperto. Certamente la nuova governance non cambia il piano di integrazione con Piazzetta Cuccia, messo a punto dallo stesso banchiere, ma potrebbe avere impatto negli equilibri interni, da cui dipende in ultima istanza la gestione del 13% del capitale delle Generali.
Il risultato dell’assemblea di ieri potrebbe sottrarre un alleato all’imprenditore romano, azionista con il 6,3% della compagnia assicurativa, che a Trieste ha combattuto più di una battaglia contro le scelte del ceo Philippe Donnet. L’anno prossimo è in programma il rinnovo del cda di Generali e sul 13% custodito da Piazzetta Cuccia avranno influenza Lovaglio e il nuovo board.
È possibile che Caltagirone rimanga per il momento alla finestra, in attesa che si definiscano i nuovi equilibri, forte di una quota che lo rende comunque uno snodo importante non solo per Siena, anche se a questo giro non è bastato a determinare il nuovo assetto di comando.