Corriere della Sera, 16 aprile 2026
Libano, voci di tregua. Ma Netanyahu frena
«Il primo obiettivo di Israele nei negoziati con Beirut è lo smantellamento di Hezbollah». Non cede il premier israeliano Benjamin Netanyahu. E, dopo che nel pomeriggio si erano rincorse voci di una possibile tregua di dieci giorni in Libano, le parole del tenente generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore dell’Idf, pronunciate durante una visita alle truppe israeliane dispiegate in territorio libanese – «Ho dato l’ordine di trasformare la zona del Libano meridionale fino al Litani in una zona di fuoco letale per qualsiasi terrorista di Hezbollah» – suonano coerenti con quelle del premer.
Parla di pace basata sulla forza Bibi e punta il dito di nuovo contro l’«importante roccaforte di Hezbollah» a Bint Jbeil per «continuare a rafforzare la zona di sicurezza e di estenderla verso est, in direzione delle pendici del Monte Hermon», a sostegno della popolazione drusa locale. A Beirut il vicepresidente di Hezbollah Mahmoud Comati accenna a un possibile cessate il fuoco ma invita alla cautela. «Sembra che questa volta l’approccio sia serio, ma restiamo cauti di fronte a un possibile tradimento israeliano», dice mentre la tv israeliana Channel 12, citando un alto funzionario della sicurezza parla di un accordo nell’aria mentre un’altra fonte parlando con la stessa rete smentisce questa ipotesi.
Nel pomeriggio era stata la Cnn a dare speranza sottolineando come gli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si fossero già sentiti almeno tre volte la scorsa settimana, in particolare a proposito del Libano. Secondo una fonte dell’emittente, Netanyahu «aveva capito che se non avesse avviato colloqui diretti con il Libano, Trump avrebbe potuto semplicemente annunciare un cessate il fuoco di sua iniziativa». Una lettura secondo la quale, sotto la pressione degli Stati Uniti, Israele avrebbe ridotto il ritmo e la portata dei suoi attacchi in Libano, astenendosi negli ultimi giorni dal colpire Beirut. Prudente ma sbilanciato verso il sì ad una tregua anche il media filo Hezbollah Al-Mayadeen che, citando una fonte iraniana e un funzionario di Hezbollah, aveva dato per possibile un cessate il fuoco di una settimana, mentre l’ambasciata iraniana in Libano pubblicava sul suo account social X un messaggio enigmatico il cui testo recita «Il Libano è l’anima dell’Iran...».
Difficile districare la matassa. Tanto più che, secondo Axios, gli Stati Uniti non hanno chiesto a Israele un cessate il fuoco in Libano anche se sono favorevoli. Tirano dritto anche le fonti militari riportate da Ynet. Tre le condizioni per un accordo: la creazione di una zona cuscinetto nel settore meridionale fino al fiume Litani, libera dalla presenza di Hezbollah; il mantenimento della piena libertà di azione militare per eliminare le minacce, anche se provenienti da nord del Litani; e l’avvio di un processo a lungo termine per il disarmo dell’organizzazione, sotto la supervisione americana. Niente di nuovo e che possa lasciar pensare a una tregua all’orizzonte dopo il primo round negoziale a Washigton.
E poche le speranze anche se si guarda il campo dopo che, dall’inizio della guerra, i raid israeliani hanno ucciso 2.124 persone e ne hanno ferite quasi 7.000. Nelle ultime ore l’Idf ha attaccato senza sosta Tiro e Marjeyoun, colpendo la prima località nove volte, uccidendo due persone e ferendone altre due, e la seconda sei volte. Cinque soldati israeliani sono rimasti feriti, uno di loro in modo grave, da un razzo di Hezbollah nel sud mentre raid aerei israeliani hanno colpito in successione tre squadre di soccorso a Nabatiyeh, uccidendo tre soccorritori e ferendone altri sei. Tradotto: un altro giorno di guerra in Libano che purtroppo non pare l’ultimo.