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 2026  aprile 16 Giovedì calendario

Teheran ora corteggia l’Europa

«Perché dovremmo colpire l’Italia? Noi amiamo il popolo italiano, il calcio, il cibo. E amiamo Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, la Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, la Sicilia e tutto ciò che sta in mezzo». Dalla lontana Thailandia, c’è un’ambasciata iraniana che s’incarica di rispondere via social alla frase di Donald Trump sul rischio atomico che staremmo correndo («l’Iran ha un’arma nucleare che farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti», aveva detto il presidente Usa al Corriere). Ed è una rassicurazione studiata, la carta che gli ayatollah si stanno giocando dopo il fallimento dei colloqui d’Islamabad: la fragile Ue con le sue indecisioni, i suoi strappi, le sue paure.
Finora ci avevano ignorato, considerandoci troppo remissivi verso gli Usa. Ma ora che la guerra è già costata all’Europa 22 miliardi in bollette, che perfino Giorgia Meloni e i sovranisti francesi o tedeschi cercano di sfuggire all’abbraccio soffocante di Trump, a Teheran han capito che la strategia Ue va rivista. E che a più di un anno dal famoso discorso di Vance a Monaco, quando il vicepresidente venne a disegnare il manifesto Maga, l’aria in Europa sta cambiando. «Teheran – è l’analisi del think tank americano Quincy Institute – cerca di capire se sia possibile spingere gli europei nella sua direzione. O casomai, prova a vedere se si prospetta una spaccatura più profonda».
Divide et spera. Per arrivare a una spaccatura Usa-Ue ancora più profonda, la strategia iraniana osserva il disappunto che serpeggia fra i 27, fin dal primo giorno di guerra, per essere stati snobbati a favore d’Israele. Sono diversi, i tavoli su cui puntare: il pedaggio per le navi che attraversano Hormuz, le mine disseminate nello Stretto, la questione uranio, il dossier Libano. Non s’è ancora capito chi dovrebbe pagare il passaggio al casello di Hormuz (tutte le navi o solo le petroliere?) e nemmeno a chi (costeggerebbero l’Iran o le petromonarchie?) e in quale valuta (i bitcoin eluderebbero le sanzioni Usa?). Non è chiaro neanche il destino dei 450 kg d’uranio arricchito, che assieme a Hormuz è stato il nodo più grosso affrontato a Islamabad. È evidente però che, su tutti i tavoli, Teheran sta tentando di coinvolgere gli europei, e andando oltre i post accattivanti sulle bellezze italiane. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, domenica sera ha voluto informare nel dettaglio non solo i sauditi, gli omaniti e i qatarini (che peraltro sta bombardando da un mese e mezzo), ma pure il francese Jean-Noël Barrot, il tedesco Johann Wadephul e i colleghi europei messi ai margini in Pakistan.
Una prima risposta a queste prove di dialogo potrebbe venire domani da Parigi, dove il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer riuniranno i Paesi che non vogliono combattere, pur essendo disposti a mandare una missione navale. C’è un tema fondamentale da discutere e che può fare la differenza, nella scelta di campo dell’Europa: lo sminamento delle acque di Hormuz. Il Pentagono ha chiesto che siano Germania, Gran Bretagna e Italia a farlo, ma Teheran ha avvertito che quest’operazione – sia ora, sia a conflitto concluso – sarebbe interpretata come un atto ostile, non diverso dal blocco dei porti iraniani imposto da Washington.
La faglia Ue-Usa s’allarga sempre di più e per Teheran s’apre qualche opportunità, con un Trump così fuori controllo e coi 27 che preferiscono dialogare coi sauditi o gli emiratini. L’Iran ha scoperto che la chiusura dello Stretto può essere un’arma ancora più efficace della minaccia nucleare. E anche l’intesa Ue-Israele è a rischio sospensione: c’è una petizione a Strasburgo con oltre un milione di firme, con vari Paesi a chiedere un segnale di discontinuità. Sull’uranio, per l’Ue è impossibile cambiare posizione. Ma alti funzionari europei fan sapere alla stampa inglese che un Hormuz a pagamento potrebbe essere una buona forma di compensazione da offrire a Teheran, in cambio dei 450 kg d’uranio perduti. L’Ue cerca di recuperare anche un altro dossier, il Libano, perché il regime ha la necessità di proteggere gli amici Hezbollah dagli attacchi israeliani. Venti Paesi europei han chiesto di scavalcare Netanyahu e d’includere Beirut nei negoziati. Lo dice la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: lo stop alle bombe sui Cedri è «un punto fondamentale». E magari un punto di svolta.