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 2026  aprile 16 Giovedì calendario

Meloni riceve Zelensky e firma un accordo sui droni

Prima a Palazzo Chigi, poi al Quirinale. Tutto in un pomeriggio, abbastanza bagnato. Il blitz italiano del presidente ucraino Volodymyr Zelensky va interpretato come l’ennesimo faro su un conflitto che non deve essere dimenticato, nonostante i venti di guerra che provengono dal Medio Oriente. La risposta di Roma, che arriva prima dalla premier Giorgia Meloni e poi dal capo dello Stato Sergio Mattarella, non lascia dubbi: il sostegno a Kiev resta inalterato dopo oltre quattro di anni di invasione russa.
Meloni e Zelensky parlano soprattutto di un aspetto: la difesa integrata. Per la prima volta Roma e Kiev annunciano di lavorare a un progetto per la produzione di droni, tecnologia che vede ormai l’Ucraina leader in Europa e nel mondo. Si tratta di condividere il sapere di Kiev con l’industria militare italiana. Ecco perché saranno coinvolti il ministero della Difesa e Leonardo, l’azienda di Stato che da poco ha cambiato i vertici anche con questa nuova missione aziendale.
Si tratta, come spiega la premier, di arrivare a una produzione congiunta. Come già sta accadendo in Germania e molto presto in altri Paesi d’Europa e del Golfo. È una nuova forma di cooperazione. Zelensky la chiama Drone Deal. A Palazzo Chigi avviene l’accordo politico, poi nei prossimi giorni toccherà alle rispettive strutture tecniche iniziare a mettere in piedi un progetto concreto. Dall’ultima volta che la premier e «l’amico Volodymyr» si sono incontrati diverse cose sono cambiate. Il convitato di pietra resta Donald Trump con il solito timore che possa disimpegnarsi da questo fronte. Poi c’è la questione ungherese: l’uscita di scena di Viktor Orbán fa sperare l’Ucraina sullo sblocco del prestito Ue da 90 miliardi di euro, stoppato a Bruxelles dai soliti veti dell’autocrate magiaro. Finché c’era Orbán il ruolo di mediatrice toccava – con fortune alterne – a Meloni. Ora con la vittoria di Péter Magyar cambia lo scenario. I rapporti con Budapest saranno più in capo al Ppe, ma anche Roma avrà un ruolo. Di sicuro l’argomento del prestito sarà affrontato, se non al Consiglio informale di Cipro della prossima settimana, a quello di giugno a Bruxelles.
Dopo il faccia a faccia c’è stato il momento delle dichiarazioni. «Dobbiamo essere veloci perché l’agenda del presidente Zelensky è molto stretta», apre il punto stampa Meloni. Negli stessi minuti (alle 17) il leader ucraino doveva salire al Colle per incontrare il capo dello Stato e la premier stringe i tempi: «Il presidente Mattarella, con il quale già ci scusiamo, lo sta attendendo al Quirinale». Quando Zelensky arriva, diluvia ancora. «Benvenuto», lo accoglie il padrone di casa e l’ospite d’onore risponde «mister president, grazie». È il quarto incontro al Quirinale dall’inizio della guerra e il capo dello Stato, che mai in questi anni ha cambiato posizione, rinnova al leader di Kiev il «sentimento di amicizia profondo che lega Ucraina e Italia» e loda la «grande resistenza, il grande eroismo» del Paese aggredito dalla Russia di Putin.
«Saremo sempre al fianco dell’Ucraina», promette Mattarella e sottolinea la convergenza di vedute con Palazzo Chigi: «La presidente del Consiglio le ha certamente confermato il sostegno pieno dell’Italia e la fermezza di questa posizione, che ho condiviso pienamente». Il Quirinale, come il governo, appoggia l’entrata dell’Ucraina nella Ue e lavora per una pace fondata sul rispetto della sovranità territoriale e delle regole del diritto internazionale. Zelensky sottolinea l’importanza di un nuovo pacchetto di aiuti e i due presidenti, dopo aver analizzato lo scenario di guerra in Medio Oriente. Con Mattarella parla di quanto crudele sia stato da parte del Cremlino bombardare palazzi e strutture civili durante il gelido inverno ucraino. Ricevendo una rappresentanza dell’Aeronautica, il capo dello Stato è tornato a invocare la difesa dei valori costituzionali con «rinnovata fermezza». Un appello al rispetto delle regole del multilateralismo, che arriva all’indomani del duro giudizio su Trump, «inebriato» dal potere. «Le fondamenta della convivenza pacifica – osserva con dolore Mattarella – sono oggi scosse nel profondo da atti di aggressione che violano sovranità e prescrizioni, anche le più elementari, del diritto internazionale».