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 2026  aprile 16 Giovedì calendario

Salvini difende Meloni e rilancia sulle sanzioni alla Russia

Matteo Salvini, alla fine, rompe il silenzio sugli attacchi di Trump alla premier. Prima spiega che la solidarietà l’aveva data di persona, poi dichiara «totale sostegno al governo e alla premier, da tutti i punti di vista».
Nel frattempo, però, Giorgia Meloni è a Palazzo Chigi. Accanto a lei, Volodymyr Zelensky: «L’Italia – scandisce la premier – continuerà a fare la sua parte, da sempre al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni».
E per Salvini è il giorno giusto per ribadire la necessità di interrompere le sanzioni a Mosca e tornare a comprare il gas russo: «L’Italia non è in guerra con nessuno. Ma chiederci, semplicemente, se quattro anni di sanzioni nei confronti della Russia abbiano messo più in difficoltà la Russia o le economie europee, è una domanda oggettiva». Per il vicepremier, bisogna intervenire presto. L’ad di Eni, Claudio Descalzi («non un pericoloso sovversivo sovranista o putiniano») ha parlato delle possibili difficoltà a partire da gennaio 2027: «È vero che oggi siamo ad aprile 2026, però bisogna, ora per allora, mettere in sicurezza l’Italia».
Più o meno alla stessa ora in cui parla Salvini, il capodelegazione leghista all’Europarlamento, Paolo Borchia, diffonde la sua lettera alla Commissione perché «riconsideri la propria posizione»: Bruxelles ha infatti espresso «condanna» per la decisione di consentire alla Russia di partecipare alla Biennale d’arte di Venezia del 2026. E minaccia di tagliare i 2 milioni di contributi previsti. «L’Europa – scrive Borchia – dovrebbe riaffermare il proprio impegno a favore della cultura come ponte». Inoltre, il «subordinare i finanziamenti alle scelte in materia di partecipazione potrebbe costituire un precedente con implicazioni di vasta portata per l’indipendenza delle iniziative culturali nell’Ue».
Insomma, se qualcuno, dalle parti di Fratelli d’Italia, temeva che l’allontanamento di Donald Trump dall’Italia avrebbe portato «automaticamente» la Lega su posizioni ancora più filo russe, ieri ha avuto una buona conferma. Ma tali posizioni sono – ipso facto – un problema per il governo. Anche perché, lo confermano i leghisti, proprio sul punto delle relazioni con Mosca, la propaganda di Roberto Vannacci è considerata particolarmente insidiosa. E va disinnescata.