il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2026
La retromarcia su Roma
La brusca fine della lunga luna di miele con gl’italiani (e persino con Trump) dovrebbe indurre Giorgia Meloni, impegnata nella precipitosa retromarcia su tutto, a ripercorrere questi tre anni e mezzo di occasioni mancate. Per assecondare i poteri marci nominò alla Giustizia Nordio, quintessenza del berlusconismo impunitario, estraneo alla destra legalitaria cui dice di ispirarsi, col risultato di sputtanarsi sull’abuso d’ufficio, il preavviso di arresto, lo sfascio definitivo dei processi e infine di andare a sbattere al referendum sui magistrati. Per non fare la fine del Conte-2 si consegnò mani e piedi agli Usa, prima con Biden e poi con Trump, ribaltando l’antiamericanismo del suo mondo, sposando il bellicismo russofobo e inseguendo la follia della vittoria ucraina contro ogni evidenza, per poi trovarsi spiazzata quando Trump fece l’unica cosa giusta oltre alla mezza tregua a Gaza: i negoziati per una pace di compromesso fra Mosca e Kiev, sabotati dall’Ue e anche dall’Italia, che invece si genuflesse agli Usa quando meno le conveniva (5% del Pil alla Nato, acquisti di Gnl a prezzi quadrupli e di armi da regalare a Kiev). Per coprirsi le spalle con l’establishment Ue entrò nella commissione Ursula con popolari, socialisti e liberali, precludendosi ogni margine di manovra contro i piani di riarmo, i patti di austerità, l’accordo capestro sui dazi al 15%, le folli rinunce al gas russo, ad altri mercati in espansione, tipo Cina e Brics, e ad alleanze nell’unico bacino d’interesse nazionale: non l’Est Europa, ma il Mediterraneo.
Per tenersi buoni i figli di B. e le loro tv ha perpetuato il loro indecente conflitto d’interessi su FI e sul governo rimangiandosi la tassa sugli extraprofitti per non disturbare Mediolanum; e ora si ritrova Marina e Pier Silvio più forti e arroganti che mai grazie al loro diritto di veto. Per non “darla vinta” a magistrati e opposizioni s’è tenuta la Santanchè e altri impresentabili, salvo poi scaricarli fuori tempo massimo dopo il referendum perduto, nobilitando vieppiù il No alla schiforma. Per lisciarsi la lobby israeliana ha sempre evitato sanzioni a Tel Aviv contro lo sterminio di Gaza e persino dopo i vari attacchi ai caschi blu italiani in Libano e ora sospende il rinnovo dell’accordo militare quando la mossa appare ormai tardiva, insufficiente e strumentale. Per inseguire l’illusorio ruolo di “ponte” Usa-Ue le ha date tutte vinte a Trump, avallando la piratesca operazione Venezuela ed evitando di dissociarsi dall’aggressione all’Iran con la frase pilatesca “non condanno e non condivido”, salvo poi scoprire che quello non ammette posizioni mediane: solo servi o nemici. Infatti ora l’ha scaricata brutalmente non appena lei gli ha detto quel che si merita sulla scomunica al Papa. Ma pensarci prima?