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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

Comuni montani declassati, maxi ricorso al Tar

L’anticipazione sulla battaglia legale, per riconquistare il titolo, era arrivata già qualche giorno fa. Ma ora c’è la stata la conferma ufficiale: nove municipi dell’Emilia-Romagna e 28 delle Marche hanno fatto ricorso al Tar del Lazio per riavere lo status di Comuni montani e chiedere la revisione della riclassificazione operata dal Governo, che nei mesi scorsi con la nuova legge sulla montagna (la numero 131 del 12 settembre 2025) li ha declassati dalla categoria, escludendone sei in tutta la provincia.
«Abbiamo scelto di fare un ricorso con i Comuni non solo dell’Appennino, ma della Regione e insieme anche ad altri esclusi a livello nazionale – ha spiegato Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto, “scartato” nel bolognese con Sasso Marconi e Monte San Pietro – Non ci fermiamo, continueremo a dare battaglia perché non è stata nemmeno prevista un’altra normativa, qualcosa che possa compensare queste perdite, quindi una classificazione dei Comuni parzialmente montani».
L’insurrezione politica da parte dei primi cittadini era iniziata già a dicembre, quando il ministro Roberto Calderoli aveva annunciato da Cortina i nuovi parametri, più che stringenti: come la pendenza e l’altimetria dei territori. E poi si era intensificata con l’ufficialità del provvedimento, e con il taglio di circa 300 comuni montani in tutta Italia: tutti preoccupati di perdere i fondi strategici alla cura delle loro comunità in altura.
Ed è continuata. Con le dichiarazioni infuriate anche delle amministrazioni escluse dell’imolese, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice, che in una nota congiunta hanno spiegato le ragioni dall’impugnazione, fatta per «tutelare i diritti delle comunità, delle attività e delle aziende agricole» e per difendere la natura dei loro luoghi.
«La “montanità” di un territorio non può essere ridotta a una quota altimetrica o a un indice di pendenza – hanno scritto – ma si definisce attraverso le distanze reali dai servizi essenziali, dai tempi di percorrenza per raggiungere un ospedale, le condizioni delle infrastrutture viarie, spesso impraticabili d’inverno».
Mentre la riclassificazione cancellerebbe, «quell’orgoglioso senso di appartenenza che in più occasioni ha rappresentato l’unica ancora di salvezza dinanzi all’incalcolabile divario con l’attrattività della pianura e dei centri più urbanizzati».
A unirsi alla cordata del ricorso sono stati anche 28 Comuni delle Marche. Nei giorni scorsi avevano fatto lo stesso quelli interessati della Liguria.
Mentre in Veneto l’Anci ha chiesto di garantire comunque i fondi che sarebbero spettati ai territori esclusi. A stroncare la battaglia legale invece, Simone Carapia, capogruppo FdI nel circondario imolese e consigliere metropolitano di Bologna. «La colpa non è della nuova classificazione, ma di una programmazione sulle aree interne fallimentare – sostiene Carapia – Ora preferiscono spendere soldi pubblici dei cittadini in avvocati per inseguire una battaglia ideologica contro il Governo». Ma i cittadini temono di perdere servizi e garanzie.