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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

Un «green-pass» per i social: arriva l’app Ue per la verifica dell’età.

«Poiché le piattaforme non dispongono di strumenti di verifica dell’età adeguati abbiamo sviluppato una soluzione interna», ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen per la sovranità tecnologica durante un punto stampa. Al centro dell’occasione c’è un annuncio atteso da tempo: «La nostra app per la verifica dell’età è tecnicamente pronta e presto sarà a disposizione dei cittadini», così la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha presentato il nuovo strumento che «consentirà agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono alle piattaforme online. Proprio come i negozi chiedono un documento di identità a chi acquista bevande alcoliche».
La presidente Von Der Leyen ha spiegato che l’app è stata progettata sulla falsariga di quella utilizzata in periodo Covid: «Segue gli stessi principi, lo stesso modello. Innanzitutto, è facile da usare. Si scarica l’app, la si configura con il passaporto o la carta d’identità. Poi si dimostra la propria età quando si accede ai servizi online». Aggiungendo che «rispetta i più elevati standard di privacy al mondo» perché consentirà di dimostrare l’età senza rivelare altre informazioni personali: «È completamente anonimo. Gli utenti non possono essere tracciati». Infine, la presidente della Commissione ha agigunto che l’app, oltre a essere completamente open source (e quindi il suo codice potrà essere studiato dalle singole nazioni dell’Unione, ma anche in altri Paesi che stanno valutando soluzioni simili), «funziona su qualsiasi dispositivo: telefono, tablet, computer».

I tempi sono serrati: già dalla fine di questo mese, infatti, sarà istituito un meccanismo di coordinamento a livello europeo per l’integrazione di questo sistema in tutti i Paesi comunitari. «Abbiamo bisogno di un approccio strutturato per l’accreditamento Ue delle soluzioni nazionali e che gli Stati membri possano garantire che le credenziali di età possano essere rilasciate facilmente e in tutta l’Ue», ha commentato Virkkunen, aggiungendo che l’obiettivo è quello di «assicurare un’unica soluzione per l’Ue, non 27 diverse».
Così l’Unione europea si è messa al passo con il dibattito globale sull’accesso alle piattaforme da parte degli adolescenti. Un’intenzione che era stata già annunciata lo scorso settembre, quando la stessa von Der Leyen aveva dichiarato che sarebbe stato monitorato il caso australiano – il Paese ha vietato l’uso dei social ai minori di 16 anni, obbligando le piattaforme a far rispettare l’imposizione. Due mesi più tardi, sono stati gli eurodeputati ad approvare (a larga maggioranza) una risoluzione su limiti di età per l’accesso ai social.
«Spetta ai genitori crescere i propri figli, non alle piattaforme», ha aggiunto la presidente della Commissione, precisando che le piattaforme social offrono un ambiente che crea «dipendenza» e non è un ambiente che «fa bene alle giovani menti in fase di sviluppo». Un riferimento non troppo velato alla recente e storica vittoria di una giovane donna che aveva fatto causa alle maggiori piattaforme per aver sviluppato una pericolosa dipendenza da social.