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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

L’AfD orfana del suo guru non sa a chi aggrapparsi

Alice Weidel non ha ancora cambiato la foto sullo sfondo di X. Una bella stretta di mano con Viktor Orbán, mentre due giganteschi drappi nazionali (tedesco e ungherese) scendono sui muri del palazzo del governo di Budapest. D’altra parte, chi mai l’aveva accolta come Viktor nell’autunno 2025? Chi mai aveva trattato la leader di Alternative für Deutschland da pari a pari invece che da paria? L’estrema destra europea, e tedesca in particolare, perde con Orbán la sua stella polare, ed è in lutto. Ben più che a Trump e ai Maga, in fondo più che a Putin, l’AfD meno radicale ed estremista si ispirava al leader ungherese. Almeno la parte del partito che si riconosce in Weidel, che aspira a uscire dalle catacombe e, magari, avvicinarsi alla Cdu. Per quella AfD, l’ungherese che definiva «superata» la democrazia liberale, era un manuale di spunti. Forniva l’impalcatura ideologica (non aveva studiato invano a Oxford) e l’organizzazione pratica. Era da copiare e Weidel lo disse: «Seguiremo la strada dell’Ungheria, il nostro grande modello». Per il politologo Wolfgang Schröder, «Orbán è stato la figura di riferimento della nuova destra in Europa perché ha condotto la battaglia contro l’Ue, per la sovranità, contro la migrazione e su tutti i temi centrali». E aveva «un’autorità come pochi», opponendosi con tenacia alla Commissione. Insomma, l’AfD si sente orfana. E non può certo tornare a guardare al mondo Maga, anche perché i suoi elettori sono anti-americani. Dall’inizio della guerra in Iran, Alice Weidel non ha fatto altro che prendere le distanze da Trump. Che Vance non porti bene non è solo superstizione: è una convinzione radicata nell’AfD. Benedikt Kaiser, un pensatore della loro cerchia, l’ha teorizzato: «L’adesione volontaria a un trumpismo duro danneggia in modo colossale la destra interna presso gli elettori».