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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

Magyar in corsa contro il tempo per sbloccare i fondi europei

L’uomo della nuova Ungheria non subentrerà a Viktor Orbán prima del 5 maggio, ma è già all’opera come premier in pectore, pressato com’è da questioni non rinviabili. C’è innanzitutto la linea calda con Bruxelles: Péter Magyar non vuole assolutamente perdere i miliardi di fondi Ue congelati e in scadenza, ossigeno di cui l’agonizzante economia ha assolutamente bisogno. Sa bene che la sua vittoria non è dovuta all’ideologia ma al carovita, al deterioramento dei servizi pubblici e alla rabbia per la corruzione.
Così all’indomani della chiamata di congratulazioni, si è già risentito con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Abbiamo concordato che la priorità assoluta è lo sblocco dei fondi Ue destinati al popolo ungherese, ma trattenuti a causa della corruzione del precedente governo», ha fatto sapere ieri su X. Un annuncio in linea con quanto riferito poco prima dalla stessa von der Leyen: «Abbiamo convenuto che bisogna agire rapidamente per ripristinare, riallineare e riformare. Ripristinare lo Stato di diritto. Riallinearsi ai nostri valori europei condivisi. E riformare, per sbloccare le opportunità offerte dagli investimenti europei», aveva postato lei.
Oltre alle riforme, Bruxelles ha chiesto a Budapest anche di rinunciare al veto sul prestito Ue da 90 miliardi di euro a Kiev (richiesta accettata), di sostenere un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia (appoggio incerto) e di smettere di ostacolare l’avvio formale dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’Ue (impegno finora rifiutato). Ma la priorità, hanno concordato i due leader, sono quei 18 miliardi di fondi Ue destinati all’Ungheria bloccati per via delle violazioni dello Stato di diritto durante il governo uscente di Orbán: per la mancata conformità agli standard in settori come l’indipendenza della magistratura, la libertà accademica, il diritto d’asilo.
Con l’arrivo di Magyar le relazioni tra Budapest e Bruxelles sono dunque ripartite, ma per l’Ungheria il tempo stringe: se non attuerà le riforme richieste entro agosto, perderà oltre la metà di questi fondi, circa 10 miliardi. Il futuro premier si è impegnato ad avviare misure anticorruzione, l’adesione alla Procura europea, l’indipendenza della magistratura e la tutela della libertà di stampa e accademica. Per il nuovo leader, reduce dalla sfiancante maratona elettorale che in due anni ha portato il suo partito dal nulla al trionfo, è scattato dunque un nuovo countdown: l’insediamento del nuovo governo è previsto verso metà maggio e in tre mesi occorre dare segnali di svolta. Introdurre così velocemente le riforme non sarà un’impresa facile, perché se è vero che la super maggioranza parlamentare ottenuta dal suo partito, Tisza, consente ampi margini di manovra, i funzionari nominati da Fidesz rimarranno in carica nelle principali istituzioni, e possono rallentare i processi. Magyar ha chiesto una rapida transizione di potere dopo queste elezioni storiche con un’affluenza record e ha chiesto che il presidente della Repubblica e altri alti funzionari – i vertici della Corte costituzionale, della Corte dei conti, dell’Autorità garante della concorrenza e dell’autorità per i media, definiti «burattini» – si dimettessero. Ma il suo appello è andato a vuoto. In questo clima teso si apriranno oggi le consultazioni: la transizione non sarà una passeggiata.