Corriere della Sera, 15 aprile 2026
Iran, spinta per nuovi negoziati in Pakistan
Donald Trump butta sul tavolo uno spiraglio di dialogo, annunciando che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere in Pakistan entro un paio di giorni. Lo dice al New York Post, consigliando ai giornalisti di non schiodarsi da Islamabad: «Dovreste restare lì, davvero, perché potrebbe succedere qualcosa nei prossimi due giorni, e siamo più propensi ad andare lì». Loda persino il capo dell’esercito pachistano Asim Munir, definendolo «fantastico». Una nota positiva che arriva a qualche ora dalla notizia che lo stesso presidente americano ha bocciato la proposta iraniana di sospendere per 5 anni l’arricchimento dell’uranio, lontanissima dai 20 chiesti dalla delegazione americana. Il tutto, mentre il suo fedele vice ricorda che adesso «la palla è nel campo di Teheran».
JD Vance ha spiegato che durante i colloqui i negoziatori iraniani mancavano dell’autorità necessaria per firmare, costretti a tornare dalla Guida suprema, decisore unico del sistema Repubblica islamica. Pur riconoscendo «molti progressi», con conversazioni utili a chiarire «i margini di flessibilità e i punti imprescindibili». Vance ha ricordato che Trump resta aperto a una normalizzazione, ma solo alle sue condizioni.
Intanto, siamo al terzo giorno del blocco navale americano sullo Stretto di Hormuz, un’operazione imponente orchestrata dal Centcom. Oltre diecimila marinai, marines e aviatori, supportati da una dozzina di navi da guerra e decine di aerei, vigilano per impedire traffici verso e dai porti iraniani. «Sei mercantili costretti a invertire la rotta», riferiscono gli Stati Uniti, precisando che nelle prime 24 ore «nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense» e che le sei hanno obbedito alle direttive, tornando nei porti iraniani sul Golfo di Oman. Il blocco, sottolineano, è «imparziale contro le navi di tutte le nazioni» e tutela la libertà di navigazione per chi evita le acque di Teheran. Ma l’Iran ribatte e smentisce: «Almeno cinque navi lo hanno violato», con dati di tracciamento che mostrano portarinfuse e petroliere passare lo Stretto, nonostante tutto. E mentre il mondo conta le imbarcazioni, Teheran sventola un trofeo: i media iraniani diffondono immagini di due elicotteri Usa colpiti in Kuwait.
Anche la Turchia si butta nel calderone, ospitando nei prossimi giorni un incontro tra il suo ministro degli Esteri e quelli di Arabia Saudita, Egitto, Pakistan. L’obiettivo, secondo il Wall Street Journal, è discutere proposte per sbloccare Hormuz e siglare un cessate il fuoco permanente con gli Stati Uniti. L’Iran, nel frattempo, valuta una pausa nelle spedizioni attraverso lo Stretto «per non far deragliare i negoziati» ed evitare l’escalation mentre si prepara un possibile secondo round di colloqui. Sul piano umanitario, un primo convoglio di aiuti è entrato via terra in Iran dalla Turchia: 48 tonnellate di tende, coperte e kit per feriti dalla Mezzaluna Rossa turca, più 171 tonnellate dal Comitato internazionale della Croce Rossa per 25.000 persone colpite dalla guerra, con generatori e motopompe in arrivo.
L’Arabia Saudita guarda al blocco americano con preoccupazione, temendo che la nuova iniziativa di Trump paralizzi il commercio nel Golfo Persico e si ripercuota sul Mar Rosso, con effetti devastanti sull’economia globale. Secondo alcuni analisti, Teheran non capitolerà: senza concessioni americane anche sul nucleare, il rischio di escalation rimane alto. Intanto gli ayatollah stimano i danni in 270 miliardi di dollari che vogliono vedere tornare nelle loro tasche.