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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

Confine aperto con la Siria. Nuovo allarme per i jihadisti

«Se qualcuno entra, sicuramente lo fa tramite i passaggi clandestini che si trovano nella parte nord della frontiera, più difficile da controllare per la sua natura geografica e adiacente al governatorato di Homs e alle aree costiere sunnite». Aleggia un’aria strana sulla Bekaa, mentre a Washington stanno per iniziare i negoziati tra Libano e Israele. Il valico con la Siria di Al Masnaa è riaperto solo da qualche giorno, nonostante Israele abbia minacciato di nuovo di bombardarlo. A passare, solo cibo e medicinali. «Il governo libanese ha insistito e ha ottenuto garanzie scritte con l’aiuto degli americani e dei servizi segreti egiziani», spiega un funzionario della sicurezza di frontiera libanese non autorizzato a parlare ufficialmente. Ora però a preoccupare il governo di Beirut c’è altro. Dai varchi non ufficiali potrebbero entrare ceceni, uzbeki e uiguri, foreign fighters dell’Isis, ingaggiati per dare problemi ulteriori a Hezbollah impegnata con l’esercito israeliano o compiere attentati che destabilizzerebbero ulteriormente i già fragili equilibri libanesi, spiegano altre fonti di sicurezza libanese. Una teoria, per il momento? «Wilayat Lubnan» si chiamava la rete affiliata all’Isis che di recente è stata smantellata: pianificava attacchi contro istituzioni statali e perfino l’assalto a carceri per liberare detenuti jihadisti. Tra i piani: attentati contro quartieri sciiti, attacchi a posti di blocco dell’esercito libanese, imboscate nei villaggi di frontiera, sabotaggi infrastrutturali o persino azioni contro obiettivi occidentali per massimizzare l’impatto mediatico.
Mentre le colonne di fumo provocate dai raid israeliani si alzano sulla valle, torna alla memoria il Captagon. Le reti di trafficanti e criminali dell’era Assad si sono disperse tra Russia, Iraq e Africa occidentale, ma una parte significativa è rimasta in Libano, soprattutto nella Bekaa. E chissà che non sia proprio qui che i foreign fighters rimasti senza guerra possano trovare nel Libano non solo un fronte, ma anche un’economia illegale da sfruttare. Un intreccio classico tra sicurezza, criminalità e linee di confine che nella Bekaa ha sempre trovato una casa comoda.