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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

L’Italia non rinnova l’accordo sulla difesa con Israele

«In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele». Giorgia Meloni fa il botto appena arriva negli stand del Vinitaly. Ma non ci sono tappi da far saltare o brindisi per festeggiare, tutt’altro. A sorpresa, la presidente del Consiglio, già alle prese con le forti frizioni con Donald Trump, sceglie un atto formale per marcare le distanze da un altro alleato a cui non ha mai fatto mancare sostegno anche nei mesi delle furiose polemiche sui bombardamenti su Gaza.
Meloni annuncia quel che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha messo nero su bianco in una lettera inviata all’omologo israeliano, Israel Katz. Lo strappo, si viene a sapere, è stato deciso in un vertice a cui hanno partecipato la premier, i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini e lo stesso Crosetto. Il memorandum, entrato in vigore il 13 aprile 2016, costituisce la cornice giuridica per la cooperazione tra Italia e Israele nel settore della difesa, includendo lo scambio di materiali militari e la collaborazione tecnologica tra le forze armate dei due Paesi. Si rinnova tacitamente ogni cinque anni, ma stavolta è arrivata la lettera ad imporre uno stop.
Dal ministero degli Esteri israeliano si affrettano a gettare acqua sul fuoco: «Non abbiamo un accordo di difesa con l’Italia. Abbiamo un memorandum d’intesa di molti anni fa che non ha mai avuto un contenuto reale. Non danneggerà la sicurezza di Israele». Dall’opposizione Yair Lapid attribuisce a Benjamin Netanyahu «un altro fallimento imbarazzante». Ma il passo deciso dal governo italiano, almeno nella forma, segna una presa di distanza con pochi precedenti e scatena un vivace dibattito nel mondo politico.
Al fianco della premier si schiera il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Bisognava aspettare la scadenza e non rinnovarla. Questa è la posizione di equilibrio che ancora una volta il nostro governo in maniera giusta ha preso». Salvini si dice d’accordo ma alla richiesta di capire le ragioni della scelta allarga le braccia: «Non so, non l’ho fatta io». Mentre Meloni è impegnata ad autografare bottiglie di vino, partecipare a brindisi nei padiglioni delle Regioni amiche (Lazio, Veneto, Marche e Piemonte, dove si ferma a pranzo), far visita a Bruno Vespa nello stand della sua azienda vinicola, nella maggioranza fioccano le dichiarazioni di sostegno, da Maurizio Lupi (Nm) a Maurizio Gasparri (FI). Ma a sorpresa arrivano anche i complimenti del presidente iraniano Masoud Pezeshkian secondo il quale le iniziative di Italia e Spagna di dissenso da Israele derivano «dalle loro profonde e storiche radici culturali».
Ma anche le opposizioni, pur con distinguo e sottolineature critiche, apprezzano lo scarto governativo. «Ci voleva così tanto? Lo chiedevamo da tempo insieme ad altre forze progressiste, perché la dignità di questo Paese si misura anche sul rispetto del diritto internazionale» il commento della segretaria del Pd Elly Schlein. «Ora serve coerenza. Servono atti concreti per fermare i bombardamenti indiscriminati, l’occupazione illegale e lo smantellamento dello Stato di diritto» aggiunge. Per il leader del M5S lo stop «è un dato politico importante ma arriva tardivamente dopo 70.000 morti palestinesi, 20.000 bambini uccisi. Dobbiamo capire in quale contesto si inserisce questa dichiarazione estemporanea. Cosa significa? Preannuncia un ravvedimento rispetto al silenzio complice di un genocidio a Gaza, un silenzio complice che noi abbiamo denunciato?».
Per Nicola Fratoianni (Avs) «la sospensione del Memorandum militare con Israele è una vittoria del movimento per la pace in Palestina, contro i genocidi e contro l’occupazione della Cisgiordania e contro la guerra di Netanyahu, l’amico di Giorgia Meloni».