Corriere della Sera, 15 aprile 2026
Mattarella parla dei rischi e degli antidoti al potere
Chi esercita il potere prendendosi troppo sul serio alla fine si inebria e perde l’equilibrio, mettendo a rischio il mondo. Nemmeno questa volta Sergio Mattarella pronuncia il nome di Trump, il che però non toglie forza e severità all’attacco. Nel difendere il Papa americano, il capo dello Stato sferza l’inquilino della Casa Bianca e lo fa proprio citando il pontefice, che ha subìto un’aggressione verbale senza precedenti da parte del presidente degli Usa.
È alla fine dell’incontro al Quirinale con ottanta studenti delle scuole di giornalismo, che Mattarella indirettamente risponde alle ultime bordate del tycoon. Racconta che, dopo aver ricevuto nel suo studio un ospite straniero – il presidente dell’Assemblea nazionale del Vietnam Tran Thanh Man – ha letto i lanci delle agenzie di stampa che riportavano il messaggio del pontefice all’Accademia di Scienze sociali della Santa Sede. Uno «splendido messaggio sul potere, che rende evidente il debito di riconoscenza che nei confronti del Papa deve nutrire e avvertire il mondo per i suoi richiami, in questo periodo così difficile». Un debito che, si legge tra le righe, dovrebbe avvertire anche Trump, il quale invece ha definito Prevost «pessimo» e compiuto il suo personale scisma con la Chiesa cattolica.
Agli aspiranti giornalisti che lo ascoltano, il presidente della Repubblica consiglia di leggere il passaggio in cui il Papa «mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione» e rievoca la domanda che otto o nove anni fa gli rivolse uno studente di liceo: come si fa a resistere alle tentazioni del potere? «Gli ho risposto che il potere, o quello cosidetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può in effetti inebriare e fare perdere l’equilibrio». E qui, per quanto Mattarella non ne scandisca il nome, il pensiero corre all’uomo che dallo Studio Ovale infiamma il Medio Oriente, lancia attacchi verbali contro il Vaticano e bolla come «inaccettabile» Giorgia Meloni, la quale però il capo dello Stato non menziona.
Due sono per Mattarella gli antidoti per frenare quei leader inebriati dalla forza del comando. Il primo è l’equilibrio istituzionale tra i poteri, «la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali». Il secondo antidoto è «rimesso alla coscienza personale e individuale» ed è, per l’inquilino del Quirinale, «un’alta capacità di autoironia». Una dote di cui evidentemente, sembra affermare Mattarella, il presidente americano non è provvisto. «Se i cosiddetti potenti della Terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi – conclude il capo dello Stato prima di farsi un selfie con gli aspiranti giornalisti – il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo».
A Trump, Mattarella non ha mai fatto sconti, anche quando Giorgia Meloni era in grande sintonia e amicizia con il presidente degli Stati Uniti. Un anno fa ha definito i dazi un «errore profondo» e chiese all’Europa una risposta «compatta, serena, determinata». A marzo, preoccupato per l’attacco unilaterale all’Iran e lo scivolamento del mondo verso la barbarie, si è scagliato contro la «tirannide cesarista» e ce l’aveva con Putin, Netanyahu e Trump, leader che usano la guerra per risolvere le controversie fra gli Stati. E pochi giorni fa da Praga il presidente è tornato ad ammonire chi fa a pezzi il multilateralismo, aggirando l’Onu e le corti internazionali.
In 15 minuti di discorso, Mattarella ha parlato del ruolo dei giornalisti sottolineando come il percorso delineato dalla Costituzione unisca due elementi inscindibili, «libertà e responsabilità». L’informazione è un bene pubblico, che va tutelato perché possa assolvere al suo dovere costituzionale: i giornalisti sono «testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche». E poiché il governo Meloni non ha ancora recepito il Media Information Act approvato dal Parlamento Ue e dal Consiglio Europeo, Mattarella sprona: «Va posto riparo al ritardo».