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 2026  aprile 15 Mercoledì calendario

La condanna (quasi) univoca alle parole di Trump

Solidarietà e incoraggiamento: nella giornata in cui la premier viene attaccata dal presidente Usa in un’intervista al Corriere anche per le sue parole a favore di Papa Leone, si registrano (quasi) solo dichiarazioni di sostegno per Giorgia Meloni, da parte di maggioranza e opposizioni, e il silenzio della Lega. Interviene direttamente dall’Aula della Camera, la segretaria del Pd Elly Schlein, per appoggiare la presidente del Consiglio che ha «doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone». La leader dem parla di una «cosa gravissima» su cui esprime la «più ferma condanna, che sono certa sarà unanime in quest’Aula». L’Italia, sottolinea Schlein, «è un Paese libero e sovrano» e «la nostra Costituzione è chiara, l’Italia ripudia la guerra. Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare, minacciare o mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro governo. Siamo avversari in quest’aula ma siamo tutte e tutti cittadini italiani e rappresentanti degli italiani».
Una presa di posizione, quella di Schlein che, «per tempestività, solennità e generosità» è stata «non solo la più opportuna», ma «la cosa giusta da fare», sottolinea il senatore dem Filippo Sensi. Anche il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli ha apprezzato «le parole di Schlein a differenza di altri esponenti delle opposizioni che non hanno colto il senso dell’intervento». In linea con la leader pd l’ex premier Paolo Gentiloni: «Ci sarà tempo per rinfacciare gli errori, ora difendiamo l’Italia». Si schiera con la premier anche Carlo Calenda, di Azione: «Ha avuto coraggio a fare ciò che andava fatto da tempo: dire basta a questo pazzo. Il che è più di quello che hanno fatto tanti altri». Il presidente del Senato Ignazio La Russa è netto: «Meloni aveva il dovere di prendere le distanze, da cattolica e da premier». I capigruppo di FdI Galeazzo Bignami e Lucio Malan ricordano che «il dovere degli amici è dire con trasparenza quando non si è d’accordo, non assecondare ciò che si reputa sbagliato», cosa che «ha sempre fatto Giorgia Meloni». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani interviene sui social: «Fino a oggi Trump considerava Meloni una persona coraggiosa. Non si sbagliava perché è una donna che non rinuncia mai a dire ciò che pensa. E su Papa Leone XIV ha detto esattamente ciò che tutti noi cittadini italiani pensiamo. Il presidente del Consiglio con il governo difendono e difenderanno sempre e soltanto l’interesse dell’Italia». Secondo Deborah Bergamini (FI) «quanto sta accadendo rappresenta una perentoria lezione della storia e rinnova la nostra missione a dare un contributo per l’unità dell’Occidente». Il ministro della Difesa Guido Crosetto sottolinea che «l’amicizia tra nazioni alleate si fonda sul rispetto, non sulla rinuncia alla propria autonomia di giudizio» e ricorda che la premier ha parlato per rappresentare «un sentimento nazionale». La ministra per le Riforme Elisabetta Casellati ribadisce: «L’Italia non è un gregario».
Dissonanti sono invece i commenti dei leader di M5S e di Italia viva. Per Giuseppe Conte, l’«atteggiamento di subalternità» di Meloni, «oltre che inaccettabile, è stato controproducente. Perché era facile prevedere che le pretese di Washington sarebbero diventate sempre più alte e inaccoglibili». Matteo Renzi incalza: «Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato». Guardingo anche Romano Prodi: secondo l’ex premier la rottura con Trump per Meloni «è un problema estremamente serio».