ilmessaggero.it, 14 aprile 2026
Mara Maionchi parla della sua vita
A un passo dal traguardo degli 85 anni, che festeggerà il prossimo 22 aprile, Mara Maionchi non ha alcuna intenzione di scendere dalle barricate della televisione e della vita. Icona anticonformista, “starlette” per gioco ma discografica di ferro per vocazione, si racconta nell’intimità della sua casa milanese, tra una risata sonora e le riflessioni taglienti di chi ha attraversato la storia d’Italia e della musica senza mai chiedere il permesso.
La vecchiaia come splendore e il valore del lavoro
Per Mara, invecchiare non è un tabù, ma un fatto da accettare con orgoglio. Ha chiesto espressamente di non nascondere i segni del tempo nelle foto, rifiutando gioielli classisti in favore della bigiotteria e rivendicando la bellezza dei suoi quasi nove decenni: «La vecchiaia viene fuori comunque dalle parti che non ritocchi: dalle mani, dagli occhi che vedono meno... inutile sembrare giovani se non puoi fare le cose da giovani». Il segreto della sua longevità è il lavoro, che la tiene ancorata all’attualità e alla comunità: «Sarei molto triste senza. Mi cacceranno quando non sarò più in grado».
Dalla guerra al primo impiego: la formazione di un carattere
I ricordi d’infanzia sono segnati dalla guerra, dai bombardamenti a Bologna e da un anno passato in ospedale a soli tre anni senza poter camminare. Da lì è uscita con le sue gambe e con il pragmatismo ereditato da una madre indipendente e “sanguinaria” e da un padre commerciante che, davanti ai suoi scarsi risultati scolastici, le diede l’aut aut: «Chi non studia, lavora». Dopo impieghi come segretaria in uffici di spedizioni e aziende di impianti antincendio, è arrivata la svolta nel mondo della discografia alla Ariston, dove ha imparato il mestiere “sul campo” da chi ne sapeva più di lei.
Gli artisti e le “cinghiate” del mestiere
Il suo carattere non è mai stato accomodante. Se un artista non capiva, Mara si alterava: «Ho preso a cinghiate Adriano Pappalardo: mi faceva girare le balle». Tra i ricordi più cari spiccano Ornella Vanoni, che le regalava i suoi abiti eleganti, e Lucio Battisti, uomo riservato che amava la semplicità della campagna. Se per Patty Pravo le servì un secondo ascolto per capire La bambola, per Mango fu amore a prima vista: «Resta il miglior cantante per me». Su Tiziano Ferro, non ritratta quanto detto a Belve: le è dispiaciuto aver perso i contatti, perché per lei i rapporti umani contano più del successo.
Cinquant’anni con «il Salerno»: tradimenti e complicità
Il 9 dicembre festeggerà 50 anni di matrimonio con Alberto Salerno, sposato quando lei aveva 35 anni e lui 25. Un’unione nata sotto lo scetticismo iniziale di lei e il benestare della madre: «È lui che si prende la vecchia, il problema è suo». Mara parla apertamente dei tradimenti, con una visione che sfida i canoni moderni: «Non si può rovinare una famiglia per cinque minuti di festa. Gli uomini sono così, conquistadores. Non penso che mi abbia tradita, si è solo preso un momento di divertimento». Oggi sono amici, si stimano e litigano ancora, con lui che la chiama ironicamente “starlette”.
Il gioco, l’aldilà e lo sguardo sul futuro
Mara non nasconde i suoi vizi, come il gioco d’azzardo, affrontato con pragmatismo, si è fatta interdire dai casinò con una lettera autografa per non eccedere. Pur credendo in Dio, confessa che l’ignoto dell’aldilà le mette ansia: «Mi dispiace che finisca questa vita: mi sono divertita e mi diverto ancora». Sul fronte musicale, guarda con curiosità ai trapper, riflesso di un mondo violento, e con sospetto all’intelligenza artificiale, pur ammettendo la qualità di brani creati al computer.
Mara Maionchi oggi si sente più saggia, “scesa di parecchi gradini” rispetto alla prepotenza del passato, ma con la stessa voglia di campare ancora qualche anno, seguendo l’esempio della madre arrivata a 99: «Se non capisci la vita, come fai a morire?».