il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2026
Von der Leyen: “I governi evitino di fare deficit per gli aiuti anti-crisi”
oggi è una specie di dialogo tra sordi. L’Italia continua a chiedere la sospensione del Patto di Stabilità europeo per far fronte agli effetti della guerra in Medioriente sull’economia, la Commissione europea continua a ribadire che non si può fare, ieri addirittura con la sua presidente Ursula von der Leyen: “Il primo importante punto è che le misure anti-crisi dei Paesi membri devono essere temporanee, mirate e tempestive. Riguardo l’attivazione della sospensione del Patto di Stabilità, al momento non ci sono le condizioni, ma la Commissione continuerà a coordinarsi tenendo in conto gli interessi europei”. Non siamo “in grave recessione”, come hanno già spiegato da Bruxelles, quindi i vincoli fiscali restano. Per evitare equivoci sugli aiuti per fronteggiare la crisi energetica, la presidente Ue ha aggiunto queste parole finali: “Riguardo agli interventi economici è bene che gli Stati non peggiorino i livelli di deficit”.
In sostanza gli Stati Ue, secondo Bruxelles, devono muoversi a legislazione vigente, trovando nel bilancio i soldi necessari, senza toccare i saldi. Per l’Italia significa non fare nulla, perché il miliardo e dispari scovato per coprire il taglio delle accise fino al 1° maggio ha già esaurito gli interventi non dolorosi: d’ora in poi, dopo le coperture più o meno fantasiose usate per le prime sei settimane, per pagare quel tipo di sussidi bisognerà tagliare altre spese o aumentare le entrate (e infatti l’Italia chiede all’Ue una tassa sugli extraprofitti energetici su cui, però, a Bruxelles c’è molto scetticismo).
La Commissione, come spesso le capita, non ha intenzione di uscire dal business as usual se non quando la situazione è già precipitata: ieri, ad esempio, Von der Leyen ha annunciato che a maggio presenterà la sua proposta per abbassare il costo dell’energia tagliando le imposte sull’elettricità e gli oneri di rete. Una bella idea che, com’è noto, va finanziata con risorse pubbliche perché si tratta in sostanza di rinunciare a entrate dello Stato: per farlo però, dice Ursula, non si può ricorrere a nuovo deficit e siamo da capo a dodici…