lastampa.it, 14 aprile 2026
Proposta choc dell’Afd: bonus bebè solo per bambini tedeschi nati sani
Duemila euro per i primi due figli, il doppio per ogni altro nato. È il bonus bebè nel programma del partito di estrema destra AfD in Sassonia-Anhalt per le elezioni legislative del 6 settembre nel Land dell’ex DDR. Niente di nuovo nella Germania che sostiene storicamente la famiglia, non fosse per le condizioni a cui è subordinata l’erogazione del sussidio. Almeno un genitore deve essere tedesco, la seconda metà del contributo è versata solo dopo visite mediche sulla salute fisica e mentale del neonato. Frasi in cui pare celarsi lo spettro dell’eugenetica nazista, uno dei richiami al passato più oscuro della Germania rievocato da AfD con non detti chiari per chi li sa intendere.
Nello Stato dell’Est, il partito è classificato accertata organizzazione estremista di destra, ma questa qualifica non ne ferma l’ascesa in testa ai sondaggi al 38%. Con Ulrich Siegmund candidato primo ministro, AfD può andare per la prima volta al governo, anche monocolore. Per vincere, i sovranisti hanno proposte intrise di ideologia “völkisch” a difesa dell’identità germanica come unità di sangue e terra. Oltre a sostenere la famiglia con «madre, padre e figli» contro «l’estinzione del popolo tedesco», gli «stili di vita alternativi» e «il perverso spirito maligno» di sinistra-femminista-individualista, AfD si erge a baluardo contro l’immigrazione «illegale, estranea alla cultura, ostile agli autoctoni» dietro cui agita la grande paura della sostituzione etnica. Il partito propone l’abolizione del diritto d’asilo, disincentivi all’assunzione di lavoratori «estranei ala cultura» tedesca, una «offensiva di espulsioni e remigrazione».
AfD attacca poi nell’istruzione (abolizione dell’obbligo scolastico, stop alle classi di inclusione per disabili) e nella cultura, dove va attuata una rivoluzione “alla Orbán” promuovendo esclusivamente l’arte che contribuisce alla «scoperta dell’identità tedesca» mentre vanno cancellati i fondi pubblici per quella “antitedesca”.
In questa reconquista non sono risparmiate la chiesa evangelica né quella cattolica, da privare dei finanziamenti statali perché «di sinistra». Contro l’Islam «incompatibile» con l’Occidente, il partito vuole moschee senza «sfarzo orientale» e il divieto della chiamata dei muezzin alla preghiera. Sostenitore di uno «Stato forte contro il liberalismo», Siegmund è certo di vincere con queste proposte. Lo stesso Siegmund che non si arroga «la pretesa di valutare» se la Shoah sia il peggior crimine contro l’umanità e ai comizi viene salutato con «Sieg... Mund!», mascheramento del «Sieg Heil» nazista. Un altro non detto nella Germania dove, come scriveva Madame de de Staël, «il tempo cade goccia a goccia».