lastampa.it, 14 aprile 2026
Commissari per gli esami di maturità: “I nostri compensi fermi da 20 anni”
Il paradosso dei commissari: per la maturità 2026 tutto cambia, tranne i compensi. I sindacati insorgono: “Centinaia di docenti sono obbligati per legge a fare i commissari d’esame a tariffe che non vengono toccate da quasi vent’anni mentre il costo della vita è cresciuto. Vanno raddoppiati”. Trecentonovantanove euro il compenso totale per chi è in commissione nella propria scuola. Novecentoundici se si va altrove. A queste cifre – ferme dal 2007 – si aggiungono indennità di trasferta forfettarie legate ai tempi di percorrenza: 171 euro fino a 30 minuti, 568 tra 31 e 60 minuti, 908 tra 61 e 100 minuti e fino a 2.270 euro oltre i cento minuti.
È su questo sfondo che i sindacati – compatti – fanno sentire la loro voce. “Gli esami di Stato sono cambiati più volte in questi anni, solo i compensi restano inamovibili dal 2007” sottolinea Flc-Cgil che ha “da subito contestato la riduzione del numero dei commissari di maturità da 6 a 4”, evidenziando “come rappresenti solo un risparmio”. Chiede perché “il ministro non ha considerato di ripartire il budget già stanziato per i 6 commissari previsti lo scorso anno scolastico per i 4 docenti, che saranno gravati da un maggiore carico di lavoro: più elaborati da correggere e tempi più lunghi?”. Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola, individua due anomalie: “il mancato riconoscimento delle mansioni specifiche come la cura di adempimenti organizzativi e di verbalizzazione e un sistema di rimborsi che penalizza le lunghe distanze”. Propone di “uniformare i compensi tra interno e esterno e di prevedere un sistema di rimborso puntuale per le spese di viaggio”. Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola Rua è convinto che “ciò porterà, ancora una volta, alla rinuncia degli incarichi da parte del personale interessato”. “È inaccettabile che, spesso, si ricorra anche al personale in pensione. Basta la volontà politica. Le indennità vanno riviste: contribuirebbe a valorizzare il lavoro che il personale svolge tutti i giorni con grande professionalità”. Dal coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana, la condanna prima e la richiesta dopo sono nette: “È sconfortante e indecoroso riscontrare come ancora una volta venga sminuito il ruolo e la professionalità dei nostri insegnanti. Riteniamo necessario e prioritario aggiornare le tabelle dei compensi, adeguarle al costo della vita e raddoppiarle”.
La partita della Maturità 2026 si è chiusa ieri, 13 aprile, con l’invio delle domande, ma il vero rischio -come ogni anno – è che il conto, poi, si paga a giugno, quando iniziano le rinunce e il sistema va in affanno. Per i prof di ruolo nelle scuole secondarie di secondo grado e i supplenti annuali abilitati è un obbligo di servizio. Chi non ha rispettato la scadenza rischia provvedimenti disciplinari e l’inserimento d’ufficio, senza possibilità di scelta della sede. Diverso il caso dei presidenti: l’ incarico è volontario per i docenti con almeno dieci anni di ruolo, ma obbligatorio per i dirigenti scolastici. Le cronache degli anni passati raccontano del sistema che si inceppa a giugno: rinunce diffuse costringono le segreterie a rincorrere sostituzioni last minute, fino a richiamare docenti in pensione. Le rinunce crescono soprattutto al Nord, dove in alcune province i dirigenti faticano a formare le commissioni e ricorrono a convocazioni forzate. Un copione già visto, che rischia di ripetersi anche quest’anno?