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 2026  aprile 14 Martedì calendario

Terzo stop a Emiliano dal Csm.

Fumata nera. Tutto da rifare. In campagna elettorale Michele Emiliano aveva detto: «Non voglio essere un problema». Il governatore Antonio Decaro continua a ripetere che mai lo sarà, «è una risorsa» ripeteva ai suoi ancora in queste ore, ma la questione Emiliano è a questo punto sempre più grande e difficilmente risolvibile, diventata ormai un dossier politico prima ancora che tecnico. Ieri la terza commissione del Consiglio superiore della magistratura ha bocciato nuovamente, per la terza volta consecutiva, la richiesta di “fuori ruolo” presentata dalla Regione: Emiliano avrebbe dovuto fare il consigliere giuridico della giunta per un anno, con tutti i costi (anche quelli previdenziali) a carico della Regione.
La richiesta era frutto di una lunga mediazione di Decaro e di Emiliano stesso nelle scorse settimane, costruita passo dopo passo per evitare strappi e soprattutto per scongiurare il ritorno in toga. Tutti erano convinti che sarebbe arrivato il via libera. E invece niente: “La richiesta di permanenza fuori ruolo per l’incarico sottoposto al Consiglio è stata respinta dalla Terza Commissione con 6 voti contrari, dunque con voto unanime” ha spiegato il presidente Marcello Basilico.
La questione, dicono, è tecnica. Per dare il fuori ruolo sono necessari due requisiti: il vantaggio per l’ente che chiede il distacco del magistrato. E, in linea di massima, questo non è mai sindacabile. Ma anche il vantaggio del magistrato che dovrebbe avere un «accrescimento professionale» dal lavoro che va a svolgere. «Che accrescimento potrebbe avere Emiliano che, di fatto, andrà immediatamente in pensione?» ragionano alcuni dei magistrati che hanno votato contro. Consapevoli, comunque, «che il ritorno di Emiliano in magistratura sarebbe un problema: per lui non si applica la legge Cartabia, sarebbe un unicum con problemi per tutti», anche dal punto di vista organizzativo degli uffici. Ma la questione, è inutile nascondersi, è anche politica: né le correnti né i laici di centrodestra vogliono fare un favore a Emiliano.
Che fare, quindi? Una via sarebbe una quarta riformulazione della richiesta. Difficile, anzi difficilissima, anche perché significherebbe riaprire una trattativa già logorata. C’è chi pensa si possa andare avanti ancora con la vecchia richiesta, portandola al voto in Plenum, magari facendo moral suasion sui togati: è un azzardo che però anche Area, la corrente progressista, non vuole correre per evitare di sentirsi dire che si fanno forzature per aiutare «i magistrati amici», in un momento già delicato per gli equilibri interni al Csm.
«Nessuna forzatura, è stato appena nominato il nuovo capo di gabinetto del ministro della Giustizia, in pensione, che aveva avuto un percorso simile a Emiliano» fanno notare nel palazzo della Regione, «e cioè un incarico da fuori ruolo alla vigilia della pensione». Anche per questo a prendere consenso è una terza via: la strada politica (assessore a Bari, Taranto) è considerata quella più stretta, quasi una soluzione tampone. Emiliano potrebbe essere però scelto come capo dipartimento, visto che Decaro deve ancora completare la squadra. Un incarico tecnico per risolvere «un non problema». Che è diventato, invece, un grandissimo problema.