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 2026  aprile 14 Martedì calendario

La tela di Xi per la pace in Iran

Parecchio traffico a Pechino. A livello diplomatico. Il premier spagnolo, il principe ereditario di Abu Dhabi, il ministro degli Esteri russo, il presidente vietnamita. Tutti nella capitale cinese. Con la guerra in Medio Oriente in larga parte centrale nei colloqui. Con la Cina che alza i toni contro l’America su Hormuz, e con il leader Xi Jinping che invita tutti al “rispetto dell’ordine internazionale, che sta cadendo nel disordine” affinché il mondo non ritorni alla “legge della giungla”, e che assicura che il suo Paese continuerà a svolgere un ruolo “costruttivo” nella ricerca della pace.
“Nonostante le parti interessate avessero già raggiunto un accordo per una tregua temporanea, gli Stati Uniti hanno ulteriormente intensificato il proprio dispiegamento militare e intrapreso azioni mirate di blocco, il che non farà altro che inasprire le tensioni, minare la tregua già fragile e compromettere ulteriormente la sicurezza del transito nello Stretto. Si tratta di un comportamento pericoloso e irresponsabile”, attacca il portavoce del Ministero degli Esteri. Lo stesso portavoce ha aggiunto poi che Pechino adotterà “contromisure risolute” qualora gli Usa decidessero di imporre ulteriori dazi alla Cina: nei giorni scorsi funzionari americani avevano parlato di possibili forniture militari di Pechino all’Iran, sospetti bollati dalla Cina come infondati.
L’importanza di Hormuz per la Cina
Pechino alza dunque la voce. La Cina importa circa la metà del proprio greggio e il 30% del proprio Gnl da vari fornitori nel Golfo. Nonostante una petroliera cinese sia riuscita ad attraversare lo Stretto a dispetto del blocco americano e nonostante Pechino sia più al riparo rispetto ad altri Paesi dalle turbolenze (enormi riserve, produzione domestica di greggio in aumento, diversificazione delle fonti, boom dell’elettrico e delle rinnovabili), una chiusura prolungata di quella arteria navigabile non fa star tranquilla la Cina. Le interruzioni nel traffico dello Stretto, dove transita un quinto dell’approvvigionamento mondiale, minacciano la produzione industriale e la stabilità economica a cui Pechino tiene particolarmente. Un calo della domanda globale può infatti far male dato che l’economia cinese è ancora molto dipendente dall’export (e a marzo le esportazioni sono cresciute a un ritmo nettamente più lento: 2,5% anno su anno).
I 4 punti di Xi
L’intensa giornata diplomatica a Pechino è iniziata con l’incontro tra Xi e il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Ai cinesi piace presentare elenchi per punti quando ci sono crisi internazionali (i 12 punti sull’Ucraina, i 5 redatti assieme al Pakistan sul conflitto in Iran): principi generali di buon senso più che veri e propri piani di pace dettagliati. All’emiratino Xi ha presentato “una proposta in quattro punti volta a promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente”: il rispetto del principio della coesistenza pacifica (“imperativo promuovere la costruzione di un’architettura di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile”), quello del principio della sovranità nazionale, del diritto internazionale (“per impedire che il mondo ricada nella legge della giungla”) e il rispetto del coordinamento tra sviluppo e sicurezza (“tutte le parti dovrebbero collaborare per creare un ambiente favorevole allo sviluppo dei paesi del Medio Oriente”).
Gli incontri del presidente
Nonostante la grande riservatezza sui dettagli della sua azione, alla diplomazia cinese è stato attribuito un ruolo importante nel cessate il fuoco e nello svolgimento dei colloqui, poi falliti, tra l’Iran e gli Stati Uniti. Di fronte al principe ereditario di Abu Dhabi, Xi ha ribadito che la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo per la pace. Il leader cinese ha espresso concetti simili anche al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, alla sua quarta visita in Cina in poco più di tre anni: Cina e Spagna devono “difendere congiuntamente un vero multilateralismo, preservare il sistema internazionale incentrato sulle Nazioni Unite”. Il leader spagnolo si dice convinto che la Cina può svolgere “un ruolo importante” per porre fine al conflitto. “Noi continueremo a stare dal lato giusto della Storia”, dice. La Spagna è stata tra i Paesi europei che si sono opposti con maggiore forza alla guerra statunitense-israeliana in Iran, che Sánchez ha definito “illegale”.
Per discutere della guerra in Iran, di quella in Ucraina, nonché delle relazioni bilaterali tra Pechino e Mosca, nella capitale cinese è atterrato per una visita di due giorni anche il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Incontrerà il suo omologo Wang Yi. “È previsto un approfondito scambio di opinioni su una serie di ‘temi caldi’ e questioni regionali”, dice il ministero degli Esteri di Mosca.