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 2026  aprile 14 Martedì calendario

Meloni blocca l’accordo sulla difesa con Israele e chiede lo stop al patto di stabilità. Poi dice no al gas russo

«È un enorme errore sottovalutare la crisi, bisogna agire subito sullo stop del patto di stabilità»: lo ha dichiarato la premier Giorgia Merloni arrivando al Vinitaly di Verona. Ieri la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen aveva detto che non ci sono i presupposti per allentare i vincoli di bilancio. 
Arrivando alla fiera vinicola Giorgia Meloni ha anche annunciato lo stop all’accordo di difesa con Israele: «In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». Questo è teso a favorisce gli accordi commerciali con Israele, soprattutto nel settore della Difesa, e agevola la ricerca e lo sviluppo in tema militare. Varato una prima volta nel 2005 veniva automaticamente rinnovato ogni cinque anni. Lo stop è dunque un segnale politico nei confronti degli attacchi e dei raid compiuti dall’esercito israeliano in Libano, azione già condannati dall’Italia e dai governi europei. 
La sospensione del memorandum con Israele è stata formalizzata da una lettera inviata dal ministro della difesa italiano Guido Crosetto al suo omologo a Gerusalemme Israel Katz. Il vicepremier Matteo Salvini ha detto di essere d’accordo con lo stop ma a domanda specifica ha risposto: «Non ne conosco i motivi». Secondo il governo israeliano la decisione di Roma non avrà effetti pratici. Il portavoce del ministero degli esteri si è limitato a dire che «non abbiamo un accordo di sicurezza con l’Italia ma solo un memorandum  che non ha mai avuto un contenuto concreto». 
Il testo dell’accordo si compone di 11 articoli ed è una «cornice» che regola i rapporti tra i due Stati in materia di difesa. L’articolo 3 stabilisce testualmente «i principi che disciplinano la cooperazione tra le Parti, che si svilupperà, tra l’altro, attraverso: le riunioni dei Ministri della difesa o di loro rappresentanti, lo scambio di informazioni e di esperienze di interesse reciproco in materia di difesa, lo svolgimento di esercitazioni congiunte, l’invito di osservatori, lo scambio di informazioni e attività culturali, lo scalo di unità navali ed aeromobili. Le Parti incoraggiano le rispettive industrie per la ricerca, lo sviluppo e la produzione nel settore militare.
Tornando al tema del patto di stabilità così si è espressa la presidente del consiglio: «L’eventuale sospensione del Patto di stabilità potrebbe aiutare, certamente. Chiaramente, bisogna vedere come va nei prossimi giorni, ma penso che l’Europa non dovrebbe sottovalutare l’impatto che questa crisi può avere nei prossimi mesi. Penso che farebbe un enorme errore di valutazione se considerasse di muoversi troppo tardi». Lo stop, ha poi puntualizzato, «non va inteso come misura verso il singolo Stato membro, ma come misura generalizzata».
La premier ha parlato anche di un altro tema strettamente legato alla crisi, il ricorso al gas russo. Meloni è apparsa scettica su questa soluzione: «La pressione sulla Russia è l’arma più efficace per costruire pace. Spero che quando e se il problema dovrebbe porsi (a gennaio 2027) sarà terminata l’emergenza». Per uno stop all’embargo sul gas di Mosca si era espresso il Claudio Descalzi, presidente dell’Eni. «Descalzi è un operatore del settore», capisco il suo punto di vista» ha aggiunto Meloni. Anche il vicepremier Matteo Salvini – presente al Vinitaly – è favorevole a riaprire i rubinetti del gas russo. 
Giorgia Meloni aveva già chiesto che Bruxelles sospendesse il patto di stabilità (ad esempio nel suo recente interventi alle Camere) ma la situazione è molto complicata. La crisi sta appesantendo i conti pubblici italiani, specie dopo che per sostenere i consumi e l’economia è stato deciso il taglio delle accise sui carburanti. L’Italia è attualmente in procedura di infrazione  da parte della Ue e dunque non può sforare il 3% di deficit ma anzi si è impegnata a rientrare sotto questa soglia. Giorgetti sperava di centrare l’obiettivo già nel 2026 ma i dati dell’Istat indicano che il traguardo rischia di essere mancato per un solo punto decimale. 
Sospendere il patto di stabilità significherebbe consentire ai governi di fare ulteriore debito, varare sussidi, sconti sulle bollette, aiuti all’economia. Ma verrebbe infranto l’architrave delle politiche di bilancio della Ue. L’Italia rischia in più di non poter scorporare dal deficit l’aumento delle spese militare che si era impegnata a compiere in sede Nato.    
Ursula von del Leyen è però di diverso avviso: «Riguardo agli interventi economici è bene che gli Stati non peggiorino i livelli di deficit». E questo è tanto più difficile per i Paesi ad alto debito pubblico come l’Italia, la Francia o il Belgio che non hanno di certo lo spazio fiscale della Germania.