Corriere della Sera, 14 aprile 2026
Arisa parla della sua evoluzione artistica
«Quando mi dicono “hai cantato bene... come sempre” mi fa piacere fino a un certo punto. Non voglio passare per quella che sa solo interpretare i pensieri degli altri ma come una che ne ha anche di suoi». Arisa non rinnega il suo dono principale, la voce, ma vuole farsi riconoscere anche come autrice. Dieci dei tredici brani del nuovo album «Foto mosse» (esce venerdì 17) hanno la sua firma insieme a quella di colleghi come Dimartino, Dente, Giuseppe Anastasi... (e alla produzione i Mamakass).
Cantautrice?
«Sento la necessità di manifestarmi, altrimenti a che serve fare l’artista? Non mi voglio fregiare solo dell’avere una bella voce ma voglio raccontare la mia vita e indicare una strada. Nei miei momenti di indecisione e buio nessuno mi ha dato i consigli che mi servivano: lo ha fatto la musica e per questo le ho dedicato la mia vita».
Non è che poi cede anche lei all’autoune?
«Prima o poi lo userò perché ha un mordente sonoro che mi conquista. Mi piacerebbe che fosse usato come opzione di stile non necessità».
«Foto mosse» parla di amore: tossico, universale, fisico, incompiuto, l’inizio e la fine...
«Le canzoni raccontano situazioni amorose ma si parla di identità più che della storia in sé. Voglio lasciare una testimonianza reale di vita che possa essere accolta come una pacca sulle spalle dalle persone che si sentono distanti da quello che va di moda e va bene per la società».
Quarto posto a Sanremo. Arisa è di moda?
«A Sanremo mi sono sentita me stessa in ogni momento. E dopo il Festival, al di là delle classifiche, è arrivato dalla gente un senso di famiglia che non sentivo prima».
Le foto mosse si buttano via...
«Io le trovo artistiche... La vita è una collezione di momenti belli e momenti brutti: quelli belli dobbiamo tenerceli stretti, dobbiamo imparare ad accorgerci di quando siamo felici; di quelli brutti dobbiamo ricordarci che sono solo momenti. In questo periodo storico di normalizzazione del dolore si pensa che stare male sia la regola. Credo invece che si debba uscire dal dolore».
Negli scatti sui social e nelle grafiche del disco mostra maggiore confidenza con la sua femminilità...
«Mi sono liberata di tante cose. Mi alimento con l’essenziale, mentre prima mangiavo in maniera sregolata e mi si appesantivano corpo e umore. Adesso vorrei farmi fotografare tutto il tempo. Nelle foto mi sento autorizzata ad essere sexy: tiro fuori una femminilità di cui mi vergogno nella vita di tutti i giorni».
«Amore universale» racconta di chi si annulla nell’altro. È così anche per lei?
«Ho un lato materno pronunciato. Ma quando diventi madre di un uomo fai un errore: si perde il rispetto e si distrugge il rapporto. Io sono una che ti prepara primo, secondo, terzo e dolce, ti allaccio le scarpe, ti metto sciarpa e cappotto.... Non va bene! Dovrei trovare persone risolte che mettano limiti ai miei eccessi di amore incondizionato. Non esistono uomini così e non ho nemmeno voglia di cercarli».
L’ultimo album risale a 5 anni fa. La sua carriera sembrava fuori fuoco... Ha pensato di aver perso il treno?
«Tante volte... ma sono anche una che nello stesso giorno pensa che tutto sia finito e tutto sia possibile... E mi piace quel modo dire: se qualcuno non ti invita a un festa fattene una più grande. Fare musica è diventato difficile, ci vogliono stylist, make up... un team che richiede investimenti importanti. Per questo disco mi sono autoprodotta, Rosalba Pippa da Pignola ha messo in piedi una casa discografica (PipShow ndr) e l’ha fatto con quello che le ha dato la tv».
Ne ha fatta molta...
«È stata un mezzo per stare vicina alle persone e per farmi conoscere per quella che sono. Nel 2009 quando debuttai a Sanremo con occhialoni e frangetta sembravo una caricatura, qualcosa che non aveva una sensibilità artistica».
«Sincerità» ha ancora spazio nella carriera di Arisa? La farà nel tour (un’anteprima in tre teatri a fine maggio e poi le date estive)?
«Ci sarà, in maniera speciale, sarà una vera celebrazione. Il passato non va rinnegato. Tutto quello che ho fatto in carriera mi ha portato ad essere fiera di quello che sono diventata oggi».
Conserva gli occhialoni?
«Li ho in un astuccio. Sono una che perde tutto, ma questi vorrei portarli con me per sempre».