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 2026  aprile 14 Martedì calendario

FI, Barelli lascia e attacca i Berlusconi

Passa da una serie di dichiarazioni anche molto dure, la resa di Paolo Barelli. Che ieri, dopo essere stato a Palazzo Chigi dove ha incontrato sicuramente Giovanbattista Fazzolari – ma forse anche Giorgia Meloni – e parlato del suo approdo al governo, ha annunciato le dimissioni da capogruppo di Forza Italia. Oggi alle 20 il gruppo eleggerà il suo successore: sarà Enrico Costa, come stabilito giorni fa nel vertice tra Antonio Tajani e i fratelli Berlusconi.
Il travaglio però è stato lungo e non privo di strascichi. È lo stesso Barelli, che gli amici descrivono «furibondo», a lasciarsi andare, all’uscita da Palazzo Chigi, a una serie di attacchi. «Normalmente i partiti si guidano dall’interno», è l’affondo diretto ai fratelli Berlusconi. Se la prende, poi, coi «padani» in generale, per quei riferimenti alla sua «troppa romanità quando noi romani abbiamo comandato il mondo», dice. «Come capogruppo sono stato indicato da Silvio Berlusconi», rivendica. E sul suo successore: «Costa è in FI perché ce l’ho portato io e l’ho fatto vicepresidente alla commissione Giustizia». Parole che rivelano l’orgoglio ferito dopo giorni di stillicidio. E orgogliosa è anche la replica riguardo alla trattativa sul suo futuro: «Non ho mai chiesto nessun ministero e non mi dimetto da presidente di Federnuoto». Ma in realtà la trattativa, in corso da giorni, è in fase avanzata.
A rivelare un possibile passo in avanti definitivo, un particolare: ieri a Palazzo Chigi c’era anche un altro dirigente forzista, Roberto Occhiuto. «Per parlare di questioni calabresi», taglia corto con i cronisti. Ma la presenza contemporanea dei due lascia vedere in controluce un disegno che sarebbe la soluzione del puzzle: Barelli potrebbe prendere il posto di Matilde Siracusano, che di Occhiuto è la compagna, come sottosegretario ai Rapporti col Parlamento. Siracusano traslocherebbe alla Cultura, nel ruolo lasciato da Gianmarco Mazzi, promosso ministro del Turismo. Rispetto all’altra ipotesi, ancora in campo, di reclutare l’ex capogruppo come viceministro alle Imprese, questa soluzione da un lato non costringerebbe a sacrificare Valentino Valentini, attuale numero due di Adolfo Urso al Mimit, stimato dagli alleati e caro alla famiglia Berlusconi. Dall’altro consentirebbe a Barelli di non dimettersi da presidente della Federnuoto: l’incarico al ministero per i Rapporti col Parlamento, senza portafoglio, non lo metterebbe in condizione di incompatibilità.
Questo era il quadro fino a ieri sera. «Ma le ultime ore sono sempre quelle decisive», come dicevano fonti del giro stretto di Meloni. E le ultime ore sono quelle di oggi e domani: giovedì, infatti, il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la nomina di Barelli al governo e anche quella di Federico Freni alla presidenza della Consob. È un’altra pedina della complessa manovra: la nomina dell’attuale sottosegretario all’Economia, scelto da Matteo Salvini da tempo per Consob, infatti, era bloccata da Tajani. Che cederà per non avere ostacoli su Barelli.
Con la sostituzione dei capigruppo si compie una prima fase del rinnovamento sollecitato dalla famiglia Berlusconi, ma intanto va avanti la discussione sui congressi: ieri Marina ha incontrato il vicesegretario Alberto Cirio e avrebbe insistito sulla necessità di celebrarli con modi e tempi che non mettano a rischio l’unità di FI.
Ma oggi è la giornata dell’avvicendamento alla Camera. Barelli lascerà a modo suo: «Considero conclusa la mia esperienza, formulerò una proposta per la successione». In realtà la successione è definita da venerdì scorso.