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 2026  aprile 14 Martedì calendario

Conte insiste sulle primarie «aperte»

La sala è piena da non entrare anche se per entrare bisogna essere nella lista e nella lista ci sono soltanto i giornalisti e i parlamentari Cinque Stelle, oltre ad alcuni amici selezionati. Una nuova primavera, è un titolo eloquente per il libro che Giuseppe Conte ha presentato ieri a Roma, Giovanni Floris a fargli le domande. Era primavera sei anni fa quando l’attuale leader del M5S giurò per la prima volta da premier.
«È notorio che ho fatto il presidente del Consiglio perché passavo da via del Corso e ho trovato aperto il portone di Palazzo Chigi», scherza Conte con la postura e l’atteggiamento di chi invece a Palazzo Chigi ha intenzione di tornarci a stretto giro. Cominciando con il conquistarsi il posto da leader della coalizione di centrosinistra.
Nessun equivoco: «Essere progressisti è una scelta di campo se si lavora per il cambiamento e la trasformazione della società», puntualizza rispondendo a Floris sul suo posizionamento nell’arco parlamentare. La domanda era stata: «Sarebbe pronto a tornare a governare con la Lega?». La risposta decisa: «Non ci si può alleare con forze che, nel migliore dei casi, sono conservatrici oppure diventano di fatto reazionarie e addirittura sono per la restaurazione».
Le domande di Giovanni Floris sono dirette, attingono a episodi del libro e scivolano inevitabilmente sull’attualità politica. Le primarie, il piatto forte. Sorride l’ex premier: «Io sono stato l’ultimo a chiedere le primarie. Meglio, le ho accettate. Quando tutti volevano le primarie alla fine ho detto: “E vabbè facciamole”». Ma per fare le primarie Giuseppe Conte ora mette i suoi paletti.
Innanzitutto: «Le primarie devono essere aperte a tutti. Non devono essere primarie di partito, ma devono poter partecipare tutti, liberamente, anche se non si è iscritti». Floris chiede se per partiti del Campo largo intende: M5S, Pd, Avs e Renzi. Conte glissa su Renzi. «Pd, M5S e Avs hanno già lavorato insieme, partiamo da qui. Ma dobbiamo partire da un programma condiviso».
Un’altra domanda, un’ipotesi sul tavolo della coalizione. Potrebbe funzionare il criterio per cui il partito che prende un voto in più è quello che esprime il premier? Il capo dei Cinque Stelle scuote la testa convintamente: «Questo è un automatismo che funziona per la destra, dove c’è una consuetudine di alleanza, per quanto siano divisi. Nel campo progressista questa consuetudine non c’è».
Conte rivendica che «il M5S non ha mai detto di essere in un’alleanza organica. Siamo in coalizione quando si fa il programma e se Elly Schlein dovesse vincere le primarie, certo che rimarremmo dentro la coalizione. Non è che si può dire che le primarie non valgono più se non le vince un rappresentante del M5S». Una domanda sul suo incontro con Paolo Zampolli, rappresentante per gli Usa per le partnership globali. «Gli ho detto di dire a Trump che ha sbagliato tutto».
All’ordine del giorno c’è anche la polemica che Luigi Di Maio ha alzato dopo aver letto l’anticpazione del suo libro. Floris gliela mette sul tavolo. Conte non la raccoglie: «Sono rimasto stupito che, con tutto quello che sta succedendo in Medio Oriente, abbia avuto il tempo di leggere la rassegna stampa di oggi. Legga il libro e si farà un’idea migliore». L’ex premier non raccoglie nemmeno la provocazione su Beppe Grillo: cosa si prova ad averlo avuto come sponsor e ora come nemico? «Non l’ho mai visto come un nemico». Ma riuscirà a riprendersi il simbolo del Movimento? «Ah quello no, sono avvocato e ho studiato bene la pratica».