Il Messaggero, 13 aprile 2026
Intervista a Francesco Arca
Ha fatto il tronista a Uomini e donne di Maria De Filippi (Canale 5, 2004), ha recitato come protagonista di un film d’autore con Ferzan Özpetek (Allacciate le cinture, 2014), in uno dei capitoli della saga di James Bond con Daniel Craig e Monica Bellucci (Spectre di Sam Mendes, 2015), e in decine di serie tv, da Carabinieri a Don Matteo, con qualche incursione anche in Spagna, dove è riuscito a ritagliarsi uno spazio con Los nuestros 2 (Telecinco, 2019), Promesas de arena (La1, 2022) e altre produzioni (il prossimo mese ne girerà un’altra fra Madrid e Santiago de Compostela). Due anni fa ha pubblicato addirittura un libro, Basta che torni, sulla misteriosa morte di suo padre, un ufficiale paracadutista dell’esercito. Lui è Francesco Arca, attore senese di 46 anni, due figli di 10 e 8, nel cast della serie La buona stella, in onda da stasera alle 21.30, per tre settimane, su Rai1. Per come è partito nel 2006 posò per un calendario sexy e poco dopo fu fotografato in Sardegna mentre massaggiava con un collega i piedi dell’ex agente tv Lele Mora un percorso sorprendente che ha (quasi) del miracoloso.
Che frase userebbe, oggi, per presentarsi nel miglior modo possibile?
«Elaborato, ma non troppo. Questo momento della mia vita è bello e sereno. Con sacrificio, calma e un po’ di fortuna non posso lamentarmi, anche perché da ragazzo pensavo che andando avanti tutto sarebbe soltanto peggiorato. Affrontare a sedici anni l’improvvisa morte di mio padre fu un’impresa durissima. In qualche modo mi ritrovai a fare l’uomo di casa e in qualche modo prendere delle responsabilità nei confronti di mia madre e mia sorella. La mia adolescenza durò poco, non avevo mai provato un dolore così forte e profondo».
Morì nel 1995, dopo anni di pericolose missioni all’estero, durante una battuta di caccia in Toscana: il colpevole fu mai individuato?
«Mai trovato. Nonostante le due indagini quello di mio padre resta un mistero irrisolto. Nessuno ha mai pagato per la sua scomparsa e non aver avuto risposte in questo senso è stato terribile, anche se ormai ho imparato a conviverci. Questa tragedia mi ha segnato, per anni ho vissuto in maniera rabbiosa, ma non mi ha spezzato. Le ferite adesso si sono un po’ rimarginate».
Da ragazzino che sognava di fare?
«L’ufficiale dell’esercito come mio padre. Volevo emulare le sue gesta e così a 18 anni mi iscrissi all’Accademia militare di Modena. All’ultimo momento, però, un problema di salute in famiglia mi fece rinunciare e così decisi di rimanere a casa. Mi iscrissi a Scienze politiche e come uno scemo mi fermai a tre esami dalla laurea».
Nel frattempo si mise a fare il tronista per Maria De Filippi... Con il passare del tempo è stato faticoso emanciparsi da quegli inizi?
«Mi trasferii a Roma per studiare recitazione. Diciamo che iniziai a darmi da fare per evolvere nella vita e nel lavoro».
Si vergogna di qualcosa?
«Di niente. Avevo vent’anni e dopo la morte di mio padre iniziai a fare una vita così faticosa e complicata che non ho niente da rinnegare di quei primi anni nel mondo dello spettacolo. Nessun imbarazzo. Ho fatto un percorso».
Sul sopracciglio destro ha una cicatrice: durante il percorso cosa le è successo?
«Una scazzottata giovanile. Ne ho fatte di cazzate...».
La più grande?
«Non aver finito l’università. Se potessi tornare indietro non lo rifarei. Se un giorno uno dei miei figli decidesse di fare come me, ci rimarrei malissimo».
La cosa più illegale che ha fatto qual è stata?
«Ne ho fatte tante, ma certamente non posso dirlo in un’intervista».
Se ne parla, le supera.
«No, grazie. Le tengo per me».
E adesso quale farebbe se non fosse illegale?
«Mi sa che non ci casco, meglio non rispondere a questa domanda».
Il suo collega Luca Argentero, che ha iniziato come lei con un reality come Grande Fratello, recentemente ha detto che nel 2004, quando fece il calendario sexy, con i soldi guadagnati comprò gli infissi per la sua casa a Città della Pieve, in Umbria: lei cosa ci ha fatto?
«Ho fatto regali a mia madre, mia sorella e anche al sottoscritto. Vent’anni fa non pensavo a una casa o una famiglia mia, ero soltanto un cane sciolto».
Alessandro Gassmann, che nel 2001 per il mensile Max fece altrettanto, scherzando dice che se oggi qualcuno trovasse il coraggio di proporglielo, farebbe il bis chiamandolo “Avanzi": lei?
«Quelle sono scelte che si fanno quando ti regge il fisico e ti scivola tutto addosso, soprattutto le polemiche e le battute. Adesso con una compagna (Irene Capuano, anche lei vent’anni fa corteggiatrice a Uomini e donne, ndr) e due figli non ce la farei. Di coraggio, però, ne ho avuto tanto in passato».
Che intende dire?
«Per esempio, scegliendo con consapevolezza di continuare a fare questo lavoro nonostante le tante porte in faccia. Resistere, a volte, ha richiesto sicuramente tanta forza e coraggio».
La cosa più coraggiosa che ha fatto qual è stata?
«Mettere al mondo la mia prima figlia in un momento, era il 2015, in cui non ero pronto sotto ogni punto di vista, compreso quello economico».
Secondo lei qual è la cosa più importante da trasmettere a un figlio?
«Il rispetto per sé e per gli altri. E l’educazione, quella è una mia fissazione. Aiuta sempre e comunque a vivere meglio».
I suoi hanno 10 e 8 anni: hanno cominciato a farle domande imbarazzanti?
«Certo. Ogni giorno, ormai».
Quella che l’ha messa più in difficoltà qual è stata?
«Spesso non so cosa dire quando vedono le tante brutte notizie che ci sono nei telegiornali e mi chiedono spiegazioni».
Ha detto che Ferzan Özpetek nel 2014, quando la chiamò con Kasia Smutniak per recitare nel suo film “Allacciate le cinture”, le cambiò la vita. Di fatto entrò nel circoletto buono del cinema italiano, rimanendoci pochissimo però: si aspettava di più da quell’esperienza?
«Non credo ci siano davvero questi circoletti, piuttosto vedo gruppi di amici e professionisti che lavorano bene insieme e inevitabilmente si ritrovano a cercare di ripetere le buone esperienze fatte. Detto questo, io sono senese e della contrada della Civetta. Quello è il mio unico circoletto».
Si aspettava di più dal mondo del cinema o no?
«Sinceramente, sì. Lo dico come una persona molto innamorata che è riuscito a vivere una grandissima love story per un giorno, poi è finita ed è andato via perché la vita l’ha portato a fare altro. Il lavoro con Ferzan mi ha insegnato e dato tantissimo e mi è servito per tutto quello che poi ho fatto e faccio ancora con i film e le serie per la tv. Gli devo tanto, per me c’è un prima e un dopo Özpetek».
Lo sfizio che vorrebbe togliersi a tutti i costi qual è?
«Fare un film tratto dal libro che ho scritto su mio padre. Sto sviluppando il soggetto e mi piacerebbe interpretare proprio lui. Non so se è romantico, ma per me sarebbe molto importante. Vivere nei suoi panni sarebbe l’unica opportunità per entrare nuovamente in contatto con lui. Questo è il mio grande sogno e spero di riuscire a viverlo presto».
Se avesse davvero la possibilità di incontrarlo qual è la prima cosa che gli direbbe?
«Ti amo, papà».
Due anni fa partecipò allo show di Rai1 “Colpi di luna” con Virginia Raffaele: la lezione più importante di quell’esperienza quale fu?
«Innanzitutto in quell’occasione ebbi la fortuna di lavorare con una donna dal talento spropositato, forse poco riconosciuto, che mi regalò la possibilità di vedere da vicino come si possono fare tante cose tutte a un grande livello qualitativo. E poi misi a fuoco in maniera nitidissima che non ci si può improvvisare in niente».
Parla per sé?
«Io sono un attore, in quello spettacolo la mia fu soltanto una partecipazione. Lo dico perché a volte si pensa che certe carriere siano frutto di chissà quali manovre. Stefano De Martino, per esempio, se sta avendo un così grande successo in tv è solo ed esclusivamente perché è molto bravo e si prepara tantissimo».
Veri amici nel suo ambiente di lavoro ne ha?
«Un paio, sì. Li conosco da vent’anni e mi fido di loro. Però ho anche tante persone, che non sono come loro, ma a cui voglio molto bene».
D’istinto, chi deve ringraziare per primo?
«La mia agente, la prima persona a credere in me e l’unica a essere rimasta sempre al mio fianco quando le cose non giravano benissimo. Non l’ho mai cambiata, al contrario di tanti altri colleghi. Ho buona memoria».