ilfattoquotidiano.it, 13 aprile 2026
Spagna: chiesto il rinvio a giudizio per la moglie di Sanchez
“Le condotte che provengono da palazzi presidenziali, come in questo caso, appaiono più proprie di regimi assolutisti, per fortuna ormai dimenticati nel nostro Stato”. Con queste parole il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begoña Gómez, la moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Nell’ordinanza, il magistrato sostiene di aver riscontrato indizi sufficienti e sottolinea l’eccezionalità del caso, scoppiato nel 2024. Nell’ordinanza, a cui ha avuto accesso la radio tv pubblica Rtve, Peinado sottolinea che “una condotta proveniente dai palazzi presidenziali, come in questo caso, sembra più tipica dei regimi assolutisti, fortunatamente ormai un ricordo del passato” in Spagna.
L’ordinanza è stata resa pubblica mentre Pedro Sanchez e la ‘primera dama’ sono in visita ufficiale in Cina, su invito delle autorità di Pechino. Il giudice istruttore ha aperto la strada perché la Gomez sia giudicata da una giuria popolare e ha respinto ulteriori richieste delle difese, dando cinque giorni di tempo alle parti per esprimersi sull’apertura del processo. Secondo l’accusa, Gomez avrebbe “influenzato” autorità accademiche e funzionari “avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo”, ottenendo “interlocuzioni istituzionalmente eccezionali” anche attraverso un incontro al Palazzo della Moncloa, sede del governo e di residenza del presidente dell’esecutivo.
Nel provvedimento, il gip sostiene che dall’arrivo di Pedro Sanchez alla segretaria generale del Psoe e, soprattutto, alla presidenza, nel 2018, “si presero determinate decisione pubbliche” favorevoli alla cattedra del master ricoperta da Begona Gomez all’Università Complutense di Madrid e al suo progetto, che “potrebbero essere state ottenute attraverso un singolare sfruttamento della sua posizione relazionale”. In altre parole, solo in quanto coniuge del premier – è la tesi di Peinado – Gomez avrebbe potuto esercitare un presunto traffico di influenze. Per il presunto reato di corruzione, il gip segnala la condizione dell’indagata come colei che “ha dato impulso alla ricerca di fondi privati e, a livello indiziario, non per la cattedra universitaria pubblica (che lo era solo in apparenza), ma per integrarli nel proprio patrimonio personale“, per poi offrire in “controprestazione” un vantaggio competitivo alle imprese sponsorizzatrici. Nelle parole del magistrato, Gomez sarebbe stata la promotrice della raccolta di fondi privati che “potevano costituire solo la facciata di una retribuzione occulta” in cambio di vantaggi a imprese coinvolte in appalti pubblici.
Il gip nella stessa ordinanza chiede il rinvio a giudizio anche nei confronti di Cristina Alvarez, l’assistente della moglie del premier alla Moncloa, e dell’imprenditore Juan Carlos Berrabes, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione in affari, appropriazione indebita e malversazione. Rispetto all’accusa di malversazione, il gip ritiene che Alvarez, funzionaria retribuita con fondi pubblici, abbia svolto attività privata per Gomez, che sarebbe stata “beneficiaria consapevole della distrazione di risorse“. Contestata alla moglie del premier anche l’appropriazione indebita per la registrazione a proprio nome di un software sviluppato in ambito accademico. Mentre è stata archiviata l’accusa di esercizio abusivo della professione. Le parti hanno ora 5 giorni per esprimersi sull’apertura del processo. Le difese degli indagati hanno ripetutamente chiesto il proscioglimento dalle accuse nell’indagine nata nell’aprile 2024 sulla base di denunce di associazioni di estrema destra e di Vox. Per il difensore della Gomez, l’ex ministro Antonio Camacho, l’intero procedimento è “un incubo” senza garanzie giuridiche né imparzialità, volto a perseguire “un’altra cosa” che non è la giustizia.