il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2026
Solo 6 mesi alla scadenza: tutti i numeri del flop Pnrr
Sul sito Italia Domani è stato pubblicato a fine marzo il database Regis sullo stato di avanzamento del Pnrr al 26 febbraio 2026. Come noto, gli stanziamenti concessi all’Italia per il Piano ammontano a 194,4 miliardi (71,8 di sussidi e 122,6 di prestiti) e i lavori dovranno essere conclusi entro il 31 agosto 2026, in modo da poter effettuare tutte le verifiche entro la fine del 2026.
Tra cancellazioni, definanziamenti, rifinanziamenti e nuovi investimenti, le ultime modifiche nell’allocazione delle risorse, richieste alla Commissione europea e approvate a novembre 2025, hanno riguardato più di un quarto dell’ammontare complessivo del Pnrr. Sono stati introdotti anche strumenti finanziari che consentiranno di prorogare la realizzazione di alcuni interventi dopo il 2026, per non perdere i fondi.
I vari aggiustamenti al piano originario, resisi necessari dalla constatazione che non era possibile rispettare le scadenze e dalla irrealizzabilità di alcune misure, denotano una scarsa capacità di visione e di progettazione della governance italiana. Come si vede dal “prospetto riassuntivo” in pagina, a fronte di 191 miliardi di interventi (di cui 174 impegnati) i progetti attivi ammontano a 167,5 miliardi. La spesa effettuata a fine febbraio è di 93 miliardi, il 55,6% del totale. Il ritmo di pagamento negli ultimi mesi ha raggiunto i 3,5 miliardi mensili. Pur essendo fortemente cresciuto negli ultimi due anni, non appare sufficiente per completare i pagamenti nei prossimi sei mesi.
La diminuzione del numero di progetti è solo apparente ed è dovuto alla misura “Rafforzamento dell’Ecobonus per l’efficienza energetica” per 13,9 miliardi, raggruppati in un unico record, mentre in precedenza era possibile consultare il dettaglio (anche territoriale) degli oltre 60 mila beneficiari. L’ammontare complessivo dei progetti avviati e in corso di realizzazione è di 167,5 miliardi, quasi 30 in meno della dotazione finanziaria complessiva. Tra le misure ancora al palo o in ritardo la misura rafforzata 4.0 vale 4,7 miliardi di euro; alla competitività e resilienza delle catene di approvvigionamento strategiche mancano 3,2 miliardi di progetti; nello sviluppo del bio-metano secondo criteri per la promozione dell’economia circolare il vuoto da colmare è di 2,2 miliardi; il Fondo Rotativo Contratti di Filiera (Fcf) per il sostegno nei settori agroalimentare e affini attende 1,7 miliardi; lo strumento finanziario per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (Erp) 1,4 miliardi; lo sviluppo dell’agrivoltaico 1,1 miliardi; 1,1 miliardi il credito d’imposta di Transizione 5.0; il rafforzamento dell’efficienza dell’infrastruttura ferroviaria in Italia oltre un miliardo; il regime di sovvenzioni per gli investimenti in infrastrutture idriche (Fnissi) 1 miliardo.
Tra le 7 missioni in cui si articola il Pnrr, quella con il maggior stanziamento è “M2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica” con 56,8 miliardi, di cui 11 non si traducono ancora in progetti. Anche “M1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”, con 43,3 miliardi stanziati e 35,7 attivati, presenta un deficit di progetti per quasi 8 miliardi, ma è l’unica con oltre il 70% di pagamenti effettuati.
Tra i soggetti titolari il ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha una maggiore dotazioni di fondi su progetti attivati (38,2 miliardi), di cui la metà pagati. Va meglio al ministero dell’Ambiente e Sicurezza energetica con due terzi dei 25,5 miliardi progetti in essere e al ministero delle Imprese e del Made in Italy dove è già stato pagato l’80% dei 20,8 miliardi complessivi.
Il 4,5% dei progetti (7,5 miliardi di euro) è ancora in una fase preliminare che precede l’esecuzione, il 32,3% è stato completato (54 miliardi), il 56,4% è in corso di esecuzione (94 miliardi), mentre il 6,9% (11,5 miliardi) doveva già essere terminato ma è in ritardo. Nella precedente ricognizione del 14 ottobre 2025 il ritardo nell’esecuzione dei progetti era al 6,2%.
Relativamente al mancato avvio dell’esecuzione risulta sostanzialmente al palo il Fondo Rotativo (Fcf) per il sostegno dei contratti di filiera dei settori agroalimentare, pesca e affini per 2,3 miliardi di euro, in cui è stato di recente prorogato il termine per la presentazione di domande di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati; il progetto Tyrrenian link (500 milioni di euro); il rafforzamento delle smart grid (391 milioni più altri 385 della misura rafforzata su 4 miliardi complessivi); il collegamento ferroviario Palermo-Catania ad alta velocità per passeggeri e merci (507 milioni su 1,2 miliardi); il piano asili nido e scuole dell’infanzia (197 milioni su 4,3 miliardi) e numerosi altri.
Le missioni con i maggiori ritardi nel completamento dell’esecuzione sono “M5 – Inclusione e coesione” (16,8%); “M6 – Salute” (16%); “M3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile” (8,5%) e “M4 – Istruzione e Ricerca” (6,7%).
Tra le misure, ritardi nel completamento dell’esecuzione si riscontrano nel “Potenziamento dei nodi ferroviari metropolitani e delle linee ferroviarie interregionali e regionali” (1,9 miliardi di euro su 6,5 totali); la “Casa come primo luogo di cura” (1,4 miliardi su 2,8); le politiche attive sul lavoro e formazione professionale (1,4 miliardi su 3,6); il “Piano asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia” (809 milioni su 4,4 miliardi); il “Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica” (809 milioni su 5 miliardi); la digitalizzazione degli ospedali (356 milioni su 2,8 miliardi) e molti altri. Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti è il soggetto titolare che registrerebbe in assoluto il maggior ritardo nella fase di esecuzione con 2,7 miliardi di euro su 38,2 complessivi e, a seguire, il ministero della Salute (2,4 miliardi su quasi 15) e quello dell’Istruzione e del merito (2 miliardi su 17,4).
Tra i soggetti attuatori Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha accumulato ritardi per quasi 2 miliardi di euro su 22 complessivi, mentre le Regioni – Lombardia e Campania su tutte – sono in grave difficoltà nel completamento dei progetti relativi alla Sanità.
Osservando i progetti del Pnrr per ambito territoriale regionale, ritardi a doppia cifra si registrano in Trentino Alto Adige (15,7%), Lombardia (12,7%), Campania (12,1%), Abruzzo (11,6%) e Calabria (10,7%), a fronte di una media regionale del 8,9%, con il Nord in maggiore ritardo. Tra i Comuni, il territorio di Roma Capitale usufruisce dei maggiori finanziamenti (oltre 7 miliardi) con progetti in ritardo di esecuzione per 414 milioni.
Risulta collaudato il 25,6% dei progetti (era il 22,2% al 14 ottobre 2025) per quasi 43 miliardi di euro, mentre il 2,6% (4,3 miliardi) doveva già essere terminato ma è in ritardo. Se si considera il sottoinsieme di progetti la cui esecuzione è conclusa (54 miliardi), per il 10% di essi il collaudo deve ancora iniziare, per il 79% è terminato, per il 10% è in corso di effettuazione e nel restante 1,4% è in ritardo.
L’ammontare dei pagamenti risente dello stato di esecuzione e completamento dei progetti. Come detto la percentuale dei pagamenti al 26 febbraio 2026 ha raggiunto il 56% dell’ammontare dei progetti avviati, ma sfiora il 90% quando il collaudo è completato, mentre è solo il 37% se ancora deve iniziare.