il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2026
Pd, M5s e Avs contro l’algoritmo di Facebook
Pur con una multa molto inferiore rispetto a quella inizialmente proposta dai tecnici, il Garante della Privacy ha accertato una raccolta impropria dei dati degli utenti da parte di Meta, con l’obiettivo di una profilazione politica. Qualche tempo più tardi, Mark Zuckerberg ha introdotto un algoritmo che regola la diffusione dei post politici. Ma queste scelte sono neutrali, cioè eque tra i partiti, o hanno finito per avvantaggiare qualcuno? Il Pd non ha dubbi e per dimostrarlo pubblica l’esito di alcune ricerche interne sul successo dei post su Facbook in cui la Lega sembra fare un campionato a parte.
Lo spiegano in una nota gli eurodeputati dem Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti, pubblicando il grafico accanto. La linea verde corrisponde alla Lega, rossa il Pd, blu FdI e azzurro FI, e l’andamento rispecchia l’engagement medio (cioè le interazioni) dei post degli europarlamentari da dicembre 2023 a oggi, con segnate in verticale l’elezione di Donald Trump (fine 2024) il cambio di politica di Meta sui contenuti politici (inizio 2025). Dicono i due europarlamentari: “Sembrerebbe emergere un meccanismo sistematico, una sorta di ‘tappo’ che scatterebbe nei 30 giorni precedenti al voto. In questo periodo cruciale, l’engagement della politica istituzionale subirebbe un crollo verticale, per poi tornare ai livelli precedenti dopo la chiusura delle urne. Mentre il Pd e altre forze moderate sarebbero rimasti penalizzati dai filtri, la destra antieuropeista avrebbe registrato una crescita anomala. In particolare, tra novembre 2024 e gennaio 2025, la Lega risulterebbe cresciuta sui social di quasi il 140 per cento. Gli algoritmi sarebbero stati utilizzati come arma politica. Se confermato, sarebbe inaccettabile”.
I dem promettono di portare il caso in Plenaria, mentre sia Avs che i 5 Stelle si dicono allarmati: “Torna lo spettro Cambridge Analytica – dice Barbara Floridia – Chiederemo che il Parlamento si occupi immediatamente di questa vicenda. È necessario che vengano convocati i vertici americani di Meta a riferire”. A preoccupare il Pd c’è il fatto che le ricerche sugli eurodeputati si intrecciano con un recente studio dell’Università di Urbino secondo cui, in estrema sintesi, mentre Facebook penalizzava i contenuti scritti da esponenti politici, dava invece enorme visibilità a pagine para-informative, a metà tra la militanza e l’informazione, spesso di influencer o soggetti riconducibili anche in questo caso alla destra.
Vista l’anticipazione del Fatto e le polemiche politiche, Meta ieri è stata costretta a una replica. L’azienda nega responsabilità: “La tesi secondo cui il nostro strumento costituirebbe una ‘profilazione di massa’ è infondata e del tutto inaccurata. Lo strumento è utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni. In Italia, indirizzava semplicemente gli utenti al sito web del ministero dell’Interno”. Una versione smentita dal Garante per la Privacy, che ha accertato come Meta non offrisse un semplice link, ma stesse raccogliendo una marea di dati personali in maniera “ampiamente eccedente” rispetto allo scopo. Meta prosegue: “Lo strumento non raccoglie alcun dato sensibile o di natura politica, non fornisce a Meta alcuna informazione su come o se un utente abbia votato, e non condivide dati con terze parti, inclusi i comitati elettorali. I dati raccolti non sono stati utilizzati in alcun modo per mostrare o moderare contenuti politici”. Ma erano stati i dirigenti di Meta, nelle comunicazione del settembre 2022, ad ammettere al Garante che i dati potevano essere condivisi con “partner governativi o comitati elettorali”. Se alla fine questa condivisione non c’è stata, è per l’intervento del Garante.
Meta sostiene infine di aver rimosso il filtro sui contenuti politici in modo uniforme nel 2025. I dati sui flussi smentiscono clamorosamente questa linea. Come anticipato dal Fatto e documentato da Report, i grafici di Sandro Ruotolo rivelano che l’anomalia algoritmica è scattata in gran segreto mesi prima: a due giorni dallelezione di Donald Trump, le interazioni dei profili della Lega e di altri politici dell’estrema destra letteralmente “esplodono”, e arriverebbero a registrare tassi di crescita anomali del 200, 300, 400%.