Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 13 Lunedì calendario

La ex di Zampolli contro Melania Trump

Altro che atomica iraniana. L’ex modella brasiliana Amanda Ungaro, minaccia di sganciare rivelazioni-bomba sulla Casa Bianca. Furiosa per essere stata arrestata per frode, trattenuta tre mesi in un centro di detenzione dell’Ice e poi deportata fuori dagli Stati Uniti su esplicita richiesta del suo ex, Paolo Zampolli – amico intimo di Donald Trump – nel pieno della disputa legale per l’affidamento del figlio undicenne. La dichiarazione di guerra è arrivata con una serie di post dove minaccia l’ex amica Melania Trump e il presidente in persona: «Non ho paura di voi. Siete voi a doverne avere di me. So chi siete e cosa avete fatto. Andrò fino in fondo: abbatterò il vostro sistema corrotto, fosse l’ultima cosa che faccio al mondo».
Minacce che pesano più di un arsenale nucleare. Perché l’ex ambasciatrice Onu della piccola isola caraibica di Grenada, è stata per oltre 20 anni compagna di Zampolli: l’imprenditore italiano che il presidente Usa ha perfino nominato “inviato speciale per le partnership globali” (una carica poco più che simbolica). L’ex manager di modelle il cui nome appare pure negli Epstein Files, lo stesso che scoprì Melania quando era ancora la signorina Knauss, la portò da Milano a New York nel 1998 e finì per presentarla al tycoon durante una serata al Kit Kat Club (brigando in seguito pure per farle avere l’Einstein Visa, il visto dei “geni”).
Un incontro, che secondo un profondo conoscitore di faccende trumpiane come il giornalista Michael Wolff, era stato in realtà architettato proprio da Epstein: che dunque conosceva Melania da prima del 2000 (la data, cioè, che la First Lady ammette).
Anche Amanda Ungaro è approdata in America grazie a un manager di modelle – Jean-Luc Brunel, lo stretto collaboratore di Epstein suicidatosi in carcere – volando appena 17enne proprio sul famigerato “Lolita Express”, come i piloti avevano soprannominato l’aereo privato di Epstein. Diventata la compagna di Zampolli quello stesso anno, è stata 20 anni nel circolo ristretto dei Trump. Condividendo con loro Capodanni e vacanze: presente pure all’insediamento di Trump del 2017, seduta proprio al tavolo di Melania. Potrebbe dunque essere davvero in possesso di informazioni esplosive: almeno quanto basta ad aver spinto, giovedì scorso, la terza moglie di The Donald a fare l’insolita conferenza stampa, dove ha esordito: «Le menzogne che mi collegano al disonorevole Epstein devono finire oggi stesso». Per poi affermare di non aver «mai avuto relazioni con Epstein o Ghislaine Maxwell», «non essere stata presentata a suo marito da Epstein» e di «non aver saputo dei suoi crimini». Un tentativo preventivo di “disinnescare” le eventuali rivelazioni di Amanda. Che però ha avuto come principale effetto quello di spingere i giornalisti di mezzo mondo a ravanare la rete in cerca di vecchie foto di Melania con Epstein e Maxwell: e ne sono emerse parecchie.
Allo stesso tempo, la Casa Bianca ha tentato di descrivere la Ungaro come una cinica e calcolatrice, mentre i suoi sostenitori mettono in risalto il fatto che si sta battendo per l’affidamento del figlio. «Sono rimasta in silenzio per anni e per questo la gente mi giudica. Mi chiedono: perché parli adesso? Perché quell’uomo non mi lasciava vivere in pace! Ci ho provato. Ho lasciato la relazione senza niente, ho lasciato mio figlio in collegio e sono andata a lavorare», racconta dunque ora Ungaro, parlando della sua vicenda al quotidiano spagnolo El Pais. «Non gli è bastato distruggermi durante i vent’anni della nostra relazione: ha voluto distruggermi di nuovo quando ho iniziato una nuova vita. Ora è guerra. E vedremo chi vincerà».