la Repubblica, 13 aprile 2026
Trump chiede le dragamine agli alleati
Il bivio è delicato. Per certi versi, drammatico. Nei prossimi giorni, Giorgia Meloni dovrà decidere se cedere al pesante pressing americano per ottenere un impegno italiano nello sminamento dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore, infatti, l’amministrazione di Donald Trump ha intensificato l’azione diplomatica sugli alleati per ottenere al più presto le imbarcazioni necessarie a bonificare quelle acque. L’appello è sostanzialmente rivolto a quattro paesi europei, gli unici a disporre dei mezzi adeguati: Regno Unito, Italia, Germania e Olanda (il paese del segretario generale Nato Mark Rutte). Il tycoon pretende che queste capitali continentali garantiscano i cacciamine, anche se il contesto in cui andrebbero ad agire è improvvisamente mutato: non più la tregua e la trattativa di pace in Pakistan, ma l’opzione di un blocco navale americano e di una contestuale – e rischiosissima – opera di sminamento portata avanti dai partner in un’area sottoposta alla potenziale minaccia iraniana. Di fatto, uno scenario da incubo, perché l’eventuale navigazione sarebbe comunque sottoposta a possibili attacchi del regime di Teheran.
È il dilemma di Palazzo Chigi, uno dei nodi diplomatici e militari da gestire nell’immediato futuro. Negli scorsi giorni, come detto, Meloni – ma anche il ministero della Difesa – avevano offerto agli Usa la disponibilità a partecipare alla missione attraverso imbarcazioni della Marina, all’avanguardia per materiali e capacità. L’ipotesi minima era quella di garantire due cacciamine, una fregata e una nave logistica. Quella più impegnativa, quattro cacciamine, una portaelicotteri e una fregata. L’unico paletto posto da Roma, e condiviso con gli altri possibili alleati Ue, era stato quello di operare in un contesto almeno formalmente pacifico: al cessare delle ostilità, l’Italia avrebbe dunque aderito all’operazione.
Il primo round di trattative in Pakistan prometteva questo scenario. Nelle ultime ore, però, la storia sembra aver preso un altro corso, aumentando le probabilità che l’operazione alleata diventi ad alto rischio: il blocco navale americano minacciato da Trump per fermare tutte le imbarcazioni in transito, sfidando la marina iraniana, renderebbe lo sminamento assai più delicato. Ciononostante, Donald Trump ha annunciato in tv che Gran Bretagna e «altri Paesi» stanno inviando dei dragamine. Londra si è genericamente affrettata a far sapere che non farà parte del blocco navale, senza invece entrare nel dettaglio del possibile dispiegamento di unità specializzate.
E Roma? Fonti non ufficiali riferiscono di nuovi e recentissimi contatti tra l’esecutivo e la Casa Bianca, ipotizzando addirittura una comunicazione diretta tra Meloni e Trump. Di certo c’è comunque l’enorme pressione di Washington. Obbligata, perché gli Stati Uniti non hanno più a disposizione cacciamine da schierare nello Stretto: hanno progressivamente rottamato quelli in vetroresina italiani (e gli ultimi in loro possesso, soltanto cinque, si trovano in Corea del Sud). Ciononostante, la linea della presidente del Consiglio resta quella di attestarsi su una vigile cautela: si muoverà come gli altri partner, cercando di capirne nelle prossime l’orientamento.
È chiaro che l’emergenza energetica spingerebbe la premier a restare nella partita, se possibile, perché dagli Usa dipende anche l’eventuale approvvigionamento alternativo alle risorse estratte o che transitano dal Golfo. È però altrettanto evidente che Palazzo Chigi farà di tutto per allontanare lo spettro di incidenti sul terreno, soprattutto perché la missione è figlia di una richiesta del tycoon: il punto critico, ormai, della politica estera di Meloni. Il buco nero nel consenso della destra italiana.
Resta però la necessità di prepararsi all’emergenza. Il blocco minacciato ieri dall’amministrazione Usa non fa che rendere sempre più probabile una fase di austerità e misure drastiche. A Palazzo Chigi si attende con preoccupazione l’apertura dei mercati di oggi. E si teme che le ultime minacce trumpiane possano far schizzare ancora il prezzo dei carburanti.