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 2026  aprile 13 Lunedì calendario

Tank israeliano sperona due mezzi italiani Unifil

È successo di nuovo: ieri i soldati israeliani hanno provocato nuovi incidenti con i caschi blu italiani dell’Onu. Due volte in un giorno, proprio alla vigilia della missione del ministro Tajani che oggi a Beirut incontra il presidente Aoun e il contingente collegato dalla nostra base di Shama, vicina alla Blue Line che separa Israele dal Libano.
«In due episodi – scrive Unifil in un comunicato – i soldati dell’Idf hanno speronato nostri veicoli con un carro armato Merkava, causando danni significativi in uno dei casi». Una versione che poi il contingente italiano ridimensiona, parlando di «eventi avvenuti durante manovre dei mezzi» che non hanno provocato «danni significativi». Nulla di grave, in contesti di guerra, ma è difficile pensare a un duplice incidente stradale del carrarmato con i mezzi italiani dell’Onu.
L’Idf ha invaso il sud del Libano per creare una zona cuscinetto fino al fiume Litani. È l’area in cui Unifil dovrebbe monitorare l’arretramento di Hezbollah e favorire lo schieramento dell’esercito libanese, un progetto rimasto nel cassetto. E da quando Hezbollah ha attaccato Israele in solidarietà con l’Iran aggredito, indossare i caschi blu dell’Onu è pericolo mortale. Nei giorni scorsi si sono svolti i funerali dei tre indonesiani uccisi in «zona di combattimento», senza attribuzione ufficiale di responsabilità.
Unifil è sempre prudente e getta acqua sul fuoco, ma stavolta il comunicato è chiaro: i soldati israeliani «avevano anche bloccato una strada ad Al-Bayada di accesso alle posizioni Unifil. Nell’ultima settimana l’Idf ha sparato colpi di avvertimento, colpendo e danneggiando veicoli chiaramente identificabili. Un colpo è caduto a un solo metro da un peacekeeper, dopo che era sceso dal suo veicolo».
Era un casco blu italiano. Un’accusa gravissima, di cui non era stata data notizia. Erano emersi solo gli episodi più evidenti: il 3 aprile un missile aveva colpito la base di Shama, e il 9 un Lince era finito sotto tiro «di avvertimento» dell’Idf. Ora emergono altri episodi inquietanti: «Negli ultimi giorni i soldati israeliani hanno continuato a ostacolare i movimenti dei peacekeeper» in «varie aree». Non è finita: «Da inizio aprile, soldati israeliani hanno distrutto le telecamere della Protection Force presso il quartier generale a Naqoura e in altre cinque località lungo la Linea Bl». E «sabato hanno verniciato con spray le finestre del cancello d’ingresso pedonale del quartier generale, ostacolando la visuale dell’area circostante». Azioni che «violano gli obblighi di Israele ai sensi della Risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’Onu», perché dovrebbe «garantire la sicurezza dei peacekeeper» e «la loro libertà di movimento», e invece «impediscono ai caschi blu di raggiungere le proprie postazioni e riferire sulle violazioni commesse da entrambe le parti».